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RACCOLTA

DI VIAGGI

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DA F. G. UABHOCCBI

Tono IV.

PRATO 1841

VIAGGI

IN ORIENTE

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RIIEIBRANZE

INTORNO

ALL'ORIENTE

DPt TISCOHTB

DI MARCELLUS

PIINA VIBSIOIIE ITALIANA

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Perqpnnaodo dell' A;niro'ì({to .

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TIPOGRAFIA GIACHETTI 1841

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GERUSALEMME

E SUOI CONTORNI

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GAP. XIV.

GERt'SALEHHE - SUOI CONTORNI CITTA DI GICDA

(1820)

Ierl'salemhe! deslami questo f Dome una folla di ricordi cbe mi fanno battere il cuore , e la ma- no stessa mi trema scriveodo ! ; quei giorni trascorsi nella santa citlàf non ponno esser mai cancellati dalla mia

12 HARCELLUS

mente: avrò sempre presenti le notti passate sulla terraz- za del convento a contemplare le cupole dei templi e le montagne del deserto ; quelle estasi presso ai santuarii , quell'ore di meditazione, consecrate alla via decorosa e al- la valle di Giosafat . Non sono dunque nulla l'entusiasmo dei Crociati, T esaltazicme dei pellegrini , l'impressione tri- sta e religiosa che tanti viaggiatori hanno tutti provata 7 Ho veduto un povero Tedesco , d' una oscura condizione , parlarmi sempre di Gerusalemme colle lacrime agli oc- chi, cuoprir di baci 0 suo brevetto di pellegrino , e dire , eh' e' vorrebbe anzi rinunciare alla vita che alle rimem- branze del pellegrinaggio: io dirò come il Tedesco, o me- glio ripeterò coli' autore dell' Itinerario : » Quando io > vivessi mille anni, non dimenticherei mai quel deserto » che pare respirar tuttavia la grandezza di Jehovah ! ! »

Ho trovato nella libreria del convento di San Salvato- re a (Gerusalemme, parecchi manoscritti di viaggi ai luo- ghi santi in diverse lingue ; alcuni ne ho Ietti nelle mie veglie deUa sera, e fra gli altri il racconto d'un France- se , pellegrino nel XIY secolo: » Vedendo Gerusalenmie » per la prima volta, egli dice, io mi struggo in lagri- » me, il cuore mi palpita, i capelli mi si drizzano, mi » bolle il sangue nelle vene , e la bocca sta mutola » Yien dopo il dialogo miserevole fra l' autore e la santa Gerusalemme

> Questa città m' apparve sotto le sembianze d' una don- » na desolata , vestita a nere gramaglie , con una faccia » sparuta, cogli occhi gonfi di pianto, cerile chiome » scarmigliate; la, quale, con un accento doloroso e tra il » dispettoso e il tristo, parlandoci con voce interrotta da singhiozzi, ci disse : O voi tutti, che passate pella via , » soffermatevi alquanto e mirate , se v' ha dolor che al

VIAGGIO 13

t mio dolore agguagli. Oime ! qual dispiacere d^ esser og-

gi priva di tatto, tranne dell' amara r imembrania d^ es- » sere stata altra volta felice ; i miei titoli sono : città » santa, città fedele, signora delie nazioni; ma il mio » stato è quello di miserabile schiava , e il nome mio Gè- » rusalemme.

IL PELLEGRINO

» -O Gerusalemme, amor deir anima mia } appunto io » andava in cerca di te, chMo desidero siccome il cervo

la fonte delF acqua : per te ho sofferto tanti disastri e

tante pene , traversato mari sconosciuti , corso i deser- » ti ; mi sono arrampicato a monti scoscesi , ed ho vagato » per straniere terre .

GERUSALEMME

Ma dimmi, o meschino, com^bai tu potuto prender- i ti d'am<Nre per una creatura cosi spregievole come me? \

« Forse qualche capriccio nuovamente surto nella tua te-

sta t^ ha menato fin qui 7

IL PELLEGRINO

> Oimè; non già questo, o donna, imperocché questo

amore è nato con me ; e tiensi per certo nelle scuole

platoniche esser rassomiglianza madre d'amore: ora, è

> gran tempo ch'io mi ravvolgo in miserie, che il cuor » mio è abbeverato di assenzio, e Tanimanudritadi ama-

> ritudine; perlochè amo e prediligo! miserabili. »

14 HARCBLLUS

Dopo questo esordio, Gerusalemme narra al pellegrino, siccome il signore le strappò la corona di capo , a vece della quale la cuopri d^ una benda di dolore e di vergogna^ e il pellegrino le risponde a sospiri e lamentazioni .

Ed io pure, sospirava per (Gerusalemme nelle montagne di Giuda : promisi al custode di Terra Santa di tornare al monastero di San Giovanni , il della festa del Precur- sore: mi fu data una guida, mi furono apprestati cavalli j ma chiesi di far la strada a piedi. Per pia d^un^ora, cam- minai sopra roccie di foggia bizzarra , d^ un s^sso duro e biancastro, attraverso campi inculti, dove qualche gaz- zella fuggiva al rumore dei nostri passi . Ad ogni collina, io domandava alla guida quando vedrei la città Santa. Glie- ne avea già domandato venti volte, allorquando, alla scesa d^ un' ultimo colle, mura merlate, alcuni mùiaretti e le cu- pole di molte fabbriche grandiose, mi colpirono gli sguardi, e esclamai: » Ecco Gerusalemme > e m'inginocchiai, pie* no di religiose memorie , di vive emozioni. Il cuore palpita avvicinandosi a Gerusalemme , siccome alla vista della sua patria. Dopo un'occhiata fugace, gittata passando sulla bella piscina di Salomone, mi sedetti un istante all'om- bra d'un antico terebinto, presso le mura. Io non ne po- teva pia 'j nella lotta della gioia , della tristezza , del pen- timento , mi era perduto fra i miei pensieri . Con uno stringimento di cuore inesprimibile , oltrepassai la soglia della porta dei pellegrini, e, scoperto il capo, traversai silenzioso le vie di Gerusalemme.

Correva il giorno 27 di giugno 1820. Erano le otto del- la mattina , mai quella prima imagine della città di Da- vid, quale mi si offrì agli sguardi, mi abbandonerà. Giunto allo scuro cancello del convento di San Salvatore, mi feci tostamente condurre alla cappella, dove ringraziai

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VIAGGIO 15

Dio yeramente di cuore , dello avermi permesso di giugne- re senza ostacolo ai suoi santuarii e di compiere il mio pellegrinaggio .

I dragomanni di Terra Santa occuparonsi subito di far- mi aprire il Santo Sepolcro j la mostra dei miei firma- ni di via mi procurò immantinente e senza spesa questo favore, che gli altri pellegrini debbono comprare , e mi avviai verso il tempio santo .

Era passalo senza badarvi accanto ai Turchi che mi sa- lutavano colla mano, ai papas greci che mi profumava- no coll^ acqua di rose, e perfino ai frati francescani che erano venuti a ricevermi alla porta della chiesa. I miei sguardi non cercavano che la pietra sacra; io non vedeva altro che la santa tomba . Mi precipitai verso la cappel- la; traversai ratto lo spazio che la divide dal coro, e mi inchinai con trasporto sul marmo venerato. Sifiatti mo- menti lasciano una traccia indelebile nella esistenza j V ani- ma vi si ciba di speranza e d* amore; la fede vi si ravvi- va , perocché non si pub tornar increduli dal sepolcro di Gres ù Cristo; e tutti i futili argomenti dell'uomo caggio- no davanti questa tomba .

Visitai rapidamente tutta la chiesa, il coro dei Greci, la grotta dove fu trovata la croce, il calvario, e il sito del- le antiche tombe di Gofiredo e di Baldovino . I buoni re- ligiosi rispondevano alle mie infinite domande colla esat- tezza pili cortese, le loro espressioni mi ricordavano i versi d' un poeta , di cui non osava mormorare il nome sotto quelle sacre volte.

>3 E queslì il luoiite , ove lavando i nostri Misfaiti , ei volle soUo i duri colpi Spirar dell' empio; ivi lavila

16 HARCBLLUS

Ricliiamò dalla tomba In questo loco Von'esti indarno muover piede , indarno Orma segnar senza incontrarvi Iddio (1) .

Dopo questa prima visita, cui dovevano tener dietro vi- site quasi quotidiane , mi accommiatai dai frati francesca- ni , che m^ avevano tutti insieme accompagnato , e vidi ^ubito chiuder loro dietro il portone della chiesa, di cui un Turco, custode del santo sepolcro , portò via la cliiave appena fui uscito . Essi tornarono alle consuete preghiere attorno al sepolcro affidato alla loro custodia , ed io tor- nai al convento .

Sentiva bisogno d^esser solo: era tardi ; mi ritirai nella stanza dei pellegrini, che m'era stata destinata, e mi la- sciai andare affatto alle mie meditazioni . Io era in un an- tico monastero, dove tutto annuncia la miseria e le virtù del cristianesimo dei primi secoli ; i religiosi avevano ap- punto finite le loro solite preghiere , e stavano per anda- re al riposo , che è per essi la sola distrazione ai dolori della vita. I miei compagni di viaggio gustavano delle dol- cezze d' un riposo comprato con lunghi travagli ^ solo io vegghiava nel convento .

Stava dunque nel grembo di Gerusalemme, a pochi passi di distanza dalla tomba d' un Dio ; aveva finalmente ve- duto compiersi quei sogni religiosi della mia gioventii ; rimagine della città santa , cosi fissamente presente al- l' animo mio , ora era Ti sotto i miei occhi Colla testa appoggiata ad una finestra , della quale le sbarre lascia- vano pure giugnere fino a me i raggi della luna , io ne

(I) Voltaire , Zaira Trag. , Atto n. Se. 3.

VIAGGIO n

vedeva il pallido splendore peroluogarsi sulla cupola del santo sepolcro, e la montagna degli olivi presentavamisi al* r orizzonte, siccome un'^ombra . Mille ricordi della Bibbia e delia storia, mille pensieri confusi, sogni d^ avvenire, mille riflessioni intime e gravi , mi assalsero : ignoro quan- to tempo durò quella estasi ; solo io so, che quando tornai in me V anima era affranta , le palpebre umide .

Che si può dire di Gerusalemme, dopo lo Chateaubriand? L^Itinerario s^è fatto il manuale del pellegrino, e può far le veci d^ogn^ altra guida. Il cristiano, il poeta , il fliosofo vi parlano a volta loro con voce sublime; ed evvi eziandio il linguaggio del più esatto e del più dotto geografo : in una parola egli è un genio, che commenta la Bibbia ed il Tasso . Io intanto stupiva allora perchè tanti pochi giorni avessero bastato allo Chateaubriand per veder tutto e per raccogliere tante tradizioni; ma dappoiché ho vissuto pres- so r illustre scrittore, ho dovuto ammirare la sua memoria meravigliosa, e la rara prontezza dei suoi concepimenti . L^ Itinerario ha fatto conoscere tanto bene Gerusalem- me, ed ha cosi bene riprodotte le impressioni d^ un^ anima cristiana al cospetto dei santuarii, che spesso, per durare a godere di questo pellegrinaggio, epoca avventurosissima della mia vita, rileggo le descrizioni dello Chateaubriand anzi che le mie note. Egli stesso cedeva qualche volta al- r incanto di quei godimenti de^ tempi passati ; io Io ascol- tava con delizia descrivere ancora e dipingere ne' suoi colloquii: e colui ch^ebbe vita si variamente agitata dalla buona e dalla cattiva fortuna , colui che ha conosciuto ed espresso tanto bene il nulla degli onori ed il vuoto dei- resistenza , mi diceva , che soltanto a Gerusalemme aveva sentito di viver felice

IV. 3

18 MARCBLLUS

Se dunqae le mie narrazioni paressero inesatte o non complete , l' Itinerario è per corregger tutto , e per dir tutto .

Ogni passo, in Gerusalemme e fuor delle sue mura , ri« corda i grandi misteri della religione, la gloria dei marti- ri, le gesta degli eroi Cristiani. Io consacrava alle mie escursioni le lunghe giornate del mese di luglio : partiva alio spuntar del sole, e non tornava che nel più gran caldo del giorno per ricominciar la sera . Qualche volta, in sulla sera, io mi ristorava delle lunghe ore cocenti sulla sommità della piattaforma che fa da tetto al convento di San Sal- vatore . Appoggiato ai muri che dominano la città intera , leggeva il Tasso , Ester e AtaFia I conventi greci ed ar- meni fabbricati come fortezze , le cupole delle chiese e delle moschee addossate le une alle altre , le case degli Ebrei col tetto rotondo ammassate nel loro quartiere, mi stavano sott' occhio . Sion , sclamava io ,

Sion , d* Impuri serpi orribil antro , Vede disperse del sacrato tempio G]i antichi sassi 1 ornai cessaro gì' inni Del gran Dio d' Isdraello ... (1)

Il giorno dopo il mio arrivo , andai a visitare la tomba di Maria e la valle di Giosafat . Avevo creduto sempre, che la Vergine santa non fbsse morta a Gerusalemme ; V as- sunzione, solennizzata da tante pompe religiose e riprodotta da tanti dipinti stupendi, m^aveva fatto anche pensare, che la Vergine non fosse mai stata seppellita. La mia guida

(1) Bacine , Esther , Alto l , Se. i.

VIAGGIO 19

mi mostrò nella ckiesa del torrente di Cedron , la pietra sulla quale Maria fu deposta dopo la sua morte , e più , indicandomi sul monte Sion la casa che abitava, mi fece ▼edere il luogo dove ella morì . Ma io non era venuto da tanto lontano per discutere .

Le tombe della Vergine, di san Gioacchioo, di sant^ Anna e di san Giusej^e, sono riunite nello stesso tempio. I Greci, in forza di antiche usurpazioni, ci hanno tolto questo san- tuario dal quale siamo oggi esclusi affatto ; a nel tempo in cui m' inchinava sul marmo della tomba , un caloiero mi spargeva sul capo una boccetta d^ acqua di rose: io guardai il monaco con sorpresa , ed egli stesso parve stu- pire ch^ io non conoscessi quelP uso della Chiesa greca Y'è un'altro uso eh- io trascurai, imperocché erami af- fatto ignoto, ed era quello di metter nelle mani del mo- naco un oflferta : altri pellegrini , del suo rito però , fu- rono più generosi , e vidi che gli portavano uova, fichi , e piccioncini , duos pullos columbarum , che il caloiero ri- cevette con piacere e che nascose dietro un masso della grotta.

Più uno s' inoltra sul monte Oliveto, e più Gerusalemme prende un aspetto imponente e pittorico La vista s'attuffa al di sopra delle mura , e si sofferma alP elegante cupola della moschea costruita nel sito ove fu già il tempio di Sa- lomone. Il de Forbin ha dato una bella veduta di questo luogo COSI bene scelto \ il panorama che tempo fa era am- mirato a Parigi , non può , nella sua perfetta esecuzione^ offerirne una imagine più esatta e più vera.

Io mi fermai un pezzo su quell'altezza. Scorgeva a manca, nel punto più alto dell' orizzonte, la montagna detta il Manie Franci$e : questa sommità fu testimone del valore dei Crociati , che gli Àrabi nominano ancora esaltandone

20 HARCELLUS

il coraggio e senza dubbio esagerandolo . La , dicon essi , un pugno di Francesi resistè per cinquanr anni alle nu- merose genti di Saladino e dei suoi Agli! Onore a quella nazione che ha stampato nella memoria degP uomini del- r Oriente questi ricordi immortali ! Gerusalemme ha glo- ria e dolori per tutte le epoche .

Arrivai sulla cima del monte Oliveto; andai lungo i muri d^ una casetta diruta , che la mia guida dissemi essere il romitorio di santa Pelagia. I Turchi hanno posta una mo- schea sul monte delP ascensione, nel luogo stesso cui il Salvatore si alzò verso il cielo : vi si vede, sopra una pietra incassata fra molte altre, V impronta d' un piede , che si assicura esser T ultima traccia delFiglio deirUomo, quan- do disse addio a questo mondo al cospetto dei suoi disce- poli stupefatti ^ ed accanto vedesi la nicchia praticata per indicare 'ai Musulmani la direzione della Mecca . Questa moschea , dove i religiosi latini vengono a dir la messa il della Ascensione , è senza dubbio la sola dove sia per- messo ai Cristiani di celebrare le cerimonie del loro culto. Ammiro ancora come i Turchi , tanto fanatici a Gerusa- lemme , abbiano potuto assoggettarsi a tanta tolleranza , e come questa concessione del Papa sia stata confermata dal gran Mufti .

Tre colline si presentano davanti Gerusalemme, una ver- so mezzodì , detta la montagna dello Scandalo : Salomo- ne ci aveva fabbricato , per andare ai versi delle sue spose straniere , alcuni templi dedicati agli dei di Moab e d^Ammon (1) ; non ne resta una sola rovina: quivi

(1) rune mdifieavH Salomon fanum Ckamoi, idolo Moab, in monie qui est contro Jenisalem, et Moloch, idolo filiorum Ammon .

Bibbia , Re , lib. in, cap. 2, t. 7.

VIAGGIO 21

pure Giuda venne a finire i suoi giorni e punire un de- litto che il pentimento avrebbe potuto espiare . L' altra, ad Oriente , è detta la montagna di Galilea , perchè di Ik gli apostoli galilei mirarono il loro maestro ascendere al cielo . Fra queste due montagne trovasi il monte Oliveto, più alto degli altri due . Dalla sua cima V occhio passeg- gia sul bacino del Mar Morto e sulla valle lontana del Giordano; il territorio degli Arabi ladroni pare più vicino al mezzodì; a ponente, Gerusalemme fa mostra delle sue torri 9 delle sue mura, delle sue case che dominano vie anguste , e Betlemme della verdura dei suoi vigneti .

Mi spinsi fin laddove si dice , che i discepoli colpiti da stupore ed abbarbagliati alla vista deir ascensione di Gesù Cristo si fermarono ; poi tornando indietro e scendendo di nuovo il monte Oliveto, visitai la volta oggi sotterra- nea ove gli apostoli composero il simbolo della nostra fede. Un poco più su trovansi alcuni muri diroccati, e quivi a malgrado della testimonianza di san Matteo , la tradizio- ne ha postar origine deir orazione domenicale.

Travalicando il Cedron, si addita, nel letto asciutto del torrente, una seconda traccia del piede di Nostro Signore : poi si veggiono i sepolcri dei profeti, grotta buia ed umi- da ; più sotto , nella valle , la tomba di Giosafat e quelle d' Assalonne è di Zaccharia . Questi grandi monumen- ti, scavati nella rupe e costrutti a foggia di templi , of- frono alla vista colonne e pilastri , dove si riscontrano roz- zamente indicati gli ordini d^ architettura greca: T in- terno è unicamente accomodato per ricevervi una tomba. Il monumento di Assalonne è sormontato da una cupola svelta ed elegante , ma che pare essere stata aggiunta al resto di un edificio ; accanto precisamente vi si scorge un fregio ornato di festoni : egli è posto sopra una porta della

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>1 HAHCELLUS

tomba di Giosafat , dove a più riprese sono stati Fatti ed interrotti oliscavi- Sul lato destro della tomba di Zaccba- ria , dove non è via per entrare , trovasi la grotta degli Apostoli , forata da alcune aperture cbe sporgono sulla valle, e sostenuta da colonne informi : si scorge nel fondo della volta qualche lapida sepolcrale , e dicesi cbe in que- ste catacombe i discepoli andassero a rifagiarsi men- tre il loro maestro era trascioato da Caifa . Del resto questi epiteti di Assalonne e di Gioasse mi paiono nomi biblici dati a costruzioni romane, come cbiamasi pozzo di Giuseppe , la cisterna scavata nella cittadella del Cairo da Saladino , il quale si chiamava pure Giuseppe, Ju$iuf.

Più giii, seguitando il Ietto polveroso de] Cedron, scorsi, in una specie di caverna , V onda stagnante di Siloe. Scesi per mt^ti scalini intagliati nello scoglio fino al fondo di questa specie di cisterna, e ne assaggiai l' acqua cbe era insipida e tepida ; ritrovai la stessa sorgente un poco più in Ib, che scappava attraverso le crepature d' uno scoglio: dopo aver traversato la collina, per un ctmdotto sotterraneo che dicesi esser naturale , ella viene a riunirsi al torren- te di Cedron, quando v'è acqua, ciò che k raro, o va a perdersi' nello stesso Ietto quand'egli è asciutto. La fonte È quasi sempre esau^a verso la Bn delP estate , ed allora alcune stille appena appena ne bagnano la saM>ia.

Il villaggio che porla ii nome di Siloe cnopre i fianchi delta collina dello Scandalo : gli abitatori ne hanno scelto pc.r rifugiu lo natiche tombe che gli Ebrei costruivano con granili spesu nella valle Giosafat. I sepolcri d'al- tra volla sono le case d' oggidì j quando una nuova fami- glia, adescata Jalla sorgente del Siloe, cerca a fissar la sua dimora sulle timi del Cedron, suole scavare una tomba , e il vecchio ossame degli Ebrei si scomoda per dar poeto

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VIAGGIO 23

alla gioyioe Araba, che sta per metlere al mondo il frutto del suo primo amore . Così passano le geoerazioai !

Nella valle, alcuni campi fertili riposano V occhio affa- ticato dalla arida uniformità delle montagne di Gerusa- lemme . 11 pozzo di Neemia fornisce agli armenti e ad al- cuni giardini un' acqua abbondante e fresca . Di qili vi, ri- salendo la collina del campo Haceldama ^ passando le mi- ne dell^ antico rìcinto e i fossi che difendevano Gerusa- lemme, mi trovai sulla montagna di Sion che oggi è fuor di città . Feci inutili sforzi per visitar V antico convento , dove abitarono i primi custodi di Terra Santa : i Turchi non ci lasciano penetrar alcun pellegrino ; mi fu soltanto additato la finestra del cenacolo dove gli Apostoli erano riuniti il di della Pentecoste ; sotto è il sepolcro di David , vietato alla divozione dei Cristiani . I Musulmani soli pos- sono offerire i loro omaggi alla tomba di questo re, eh ^es- si venerarono come un gran profeta

Traversai il campo destinato alla sepoltura dei cattolici che muoiono a Gerusalemme, e rientrai in città pella por- ta di David. Chiamasi anche oggidì Castello di David la fortezza vicina a questa porta ove stanno alcuni soldati turchi. Ho veduto il bacino ove si bagnava Bersabea, quan- do fece nascere una fatale passione e mi fu mostrata la fi- nestra del palazzo donde. si vuole che il re vedesse la moglie d' Uria : si mostra pure un abbaino, che luce al- la stanza dove re David digiunò , fece penitenza , e compo- se molti di quegli inni di dolore e di pentimento .

Quivi le tradizioni vanno pia oltre della Bibbia: David non era alla finestra , ma piuttosto sul tetto piano del pa- lazzo ( in solario domus regias ) , quando vide Bersabea, la quale non si bagnava in una vasca. Ma i racconti delle nazioni hanno prevaluto alle particolarità della santa ero-

34 MARCE LL US.

naca. Sarebbe eziandio molto più ragionevole di pensare, che dopo Canti assedi! , rivoluzioni e r ulne, il palazzo di David non abbia più Gnestre, nfe muri; ed è proba- bile, che questa indicazione , come tante altre , riposi sul- la esagerazione superstiziosa di qualche antico viaggiato- re : ma' io mi sentiva molto più disposto a Gerusalemme a dividere la credulità dei pellegrini, chea compulsare i commentari dei dotti. (1) Tornando al monastero, osser- vai dietro alla casa di due o tre giannizzeri che sono agli stipendi! dei religiosi latini , molti larghi avanzi di muro d'una costruzione antica -^ ed era questa, mi si disse, la torre dei Pisani .

Dopo questa lunga passeggiata attorno e nella città san- ta, calmato una volta il mio primo fuoco, volli, per goder dell'aspetto pieno del territorio di Giuda, arrampicarmi sul Monte Francese ..Yi giunsi a gran fatica, dopo aver tra- versatoli torrente di Cedron e il villaggio di Siloe. Questa cima, come tutte quelle che aveva so tt' occhio, è sassosa e senza verdura . Spinsi di subito gli sguardi verso i mon- ti deir Arabia Deserta e di Moab , che terminavano V oriz- zonte all'oriente, con una linea giallastra ed ondulata; poi verso la valle del Giordano , di cui sole Je dune sabbiose , celando il letto del fiume e la sua ricca vegetazione , si mostravano: il mar Morto appariva poscia nel suo pro- lungamento verso le città distrutte dell' Arabia Petrea; ma

(0 . . . better had they f%ever been born , Who read to doubt or read to scorti .

> Sarebbe meglio , per coloro che leggono questo libro dubitando e bef- fandosene, cbe non fossero mai nati .

BYROir , Works .

Questi due versi , chi lo crederebbe , furono scritti sulla Bibbia da Lord Byron .

VIAGGIO 25

queste omàè^ siccome una massa di piombo, bianebeggiava- Bo seii^a brillare al sole-, a neazodl yìA i vigneli d' Engad- di , le altare ^ Betulia, e al di sopra, la lontananza , le roecie aride d' Ebron : verso occidente e settentrione , il cerchio più ristretto mi lasciava vedere soltanto la via di Maplosa , i monticelli scabri ebe attorniano Sionne appe- na ombreggiati da alcuni vecchi trmicbi d' olivi , e tere- bmti arruflEaiti : flnabnente ai miei piedi , Gerusalemme , i suoi lempK , i suoi vasti cimiteri!, e, piìi d' appresso anc<^ ra, la vaHe di GioeaM muta ed inanimata.

Avevo promesso al Guardiano di Terra Santa di andare a raggiugnerlo nelle montagne di Giuda La sua gestione spirituale, dopo tre anni di durata, era ftnita; e don Tommaso , eh' io aveva condotto meco , avea portato da Rema le lettere che nominavano superiore del convento il padre Ugolino missionario ad Aleppo . II padre Antonio da Malta , costretto per salute ad allontanarsi dalia Pa- lestina, aveva già abbandonato Gerusalemme , ed aspet- tava al monastero di san Giovanni V arrivo a Giaffa di qualche nave che lo riconducesse in patria^ Questo zelante superiore alle mie preghiere aveva diflSnilo la partenza; più tardi volle anche tornar meco a Gerusalemme . Io an- dai da lui nella città di Giuda per passarvi la giornata della festa del Precursore

Non ebbi tempo di andare al Deserto ed alla grotta di san Giovanni , lontani una lega dal monastero ; cosi il mio brevetto di peUegrino , enumerando le mie visite ai luo- ghi santi, non fa menzione alcuna delP aitar del Deserto; solo monumento pio che non ho potuto vedere nei contorni di Gerusalemme

Fui condotto alla casa di santa Elisabetta , e alle mine della cappella della Visitazione dallo stesso reverendissimo.

IV.

S6 MARCBLLDS

Vi recitò il cantico della Vergine , il Magnificat , nei luo- ghi stessi dove furono pronunciate quelle umili parole: gli scogli che orlano il torrente di Giuda ripetevano gli ac- centi di questo povero prete italiano , quand'egli mi dice- va con voce commossa : La miserieordia di Dio si stende dieta in età $u tutti coloro che lo temono ! Queste ruine, o piuttosto queste grotte^ sono infaccia al convento di san Giovanni 9 posto suir orlo d^ un burrone sprofondato. Era- no questi i luoghi di cui parla la Bibbia sotto nome di montana Judaeae ; e il casale , tutto popolato di cattolici^ porta ancora il nome di Città di Giuda .

Nella chiesa del monastero, chiesa ristabilita e ristau- rata per ordine di Luigi XIV, trovasi la grotta dove nacque il Precursore . Il di 29 giugno , festa di san Pietro e san Paolo, alla quale per aspettare la presenza del capo reli- gioso era stata riunita la celebrazione della festa di san Giovanni, il reverendissimo si recò allo spuntar del gior- no alla grotta per dirvi la messa. Un giovine Arabo, che questi pazienti missionarii hanno iniziato alle nostre ce- rimonie, lo accompagnava all'altare. Poco dopo, il padre guardiano dei conventi, facendo le funzioni di vescovo di Palestina, e cuoprendo la tonica grossolana del suo or- dine sotto la ricchezza degli abiti pontificali , si assise so- pra uno stallo del coro Uno Svizzero calvinista , che aveva abiurato i suoi errori, ricevette inginocchiato il sacramento della cresima , e, secondo V uso d' Italia , fui pregato di fargli da compare (1)

(1) Questo Svizzero si chiamava Olovaimi Prdsing , dei distretto di Schwel- Ibmim, nel cantone di Appcnzel .

VIAGGIO 27

Dopo le grandi solennità di quel giorno, il superiore m ostro desiderio di voler pranzar meco ; cosa che le di- scipline non consentono al convento di Gerusalemme 9 dove è destinata una stanza appartata pei pellegrini La mensa del guardiano , posta in mezzo del refettorio , era alquanto pi il alta delle altre . Dopo la benedizione e una lettura del vangelo ci furono portate uova, popcmi , una pollastra lessa ed alcune frutta: questo banchetto e questi appa- recchi straordinarii, si facevano per onorare la festa annua del monastero U pranzo fu corto e seguito da una conver- sazione che andammo a finire nella colletta ove si riuni- vano tutti i padri . Questa vita intema dei conventi mi pa- reva dolce e felice j era una ospitalità pia e modesta , e tutt'altro ricevimento a Gerusalemme, sarebbemi sembra- to poco degno di quel soggiorno.

La sera passammo le colline che separano Giuda da Be- niamino per ritornare a Gerusalemme , dove ricomincia- rono le mie corse. Io non andava più con un giannìzzero o con una guida ; mi era addomesticato colla città di cui conosceva le vie buie, i rigiri, e non fui inquietato mai in queste escursioni : una sola volta, il mio servo fran- cese, lasciandosi andare a un moto di curiosità di cui non calcolava il pericolo, penetrò nel cortile del tempio , e ne fu subito cacciato a furia di sassate, ed ebbe a ringra- ziar la velocità delle sue gambe se potette salvarsi Io usciva solo colla Bibbia, il Tasso , Bacine e Itinerario : in questo modo visitai la prigione di San Pietro , la casa di Zebedeo, il quartiere Ebraico, F ospizio di San Marco , la casa di Simeone Cireneo, e le ruine temute del conven- to di San Giovanni , culla dei Cavalieri di Malta I Turchi d'oggidì, tremanti tuttavia al cospetto dei loro nimici d'ai-

28 MARCBLLUS

tra volta) proiMscoBO seyeramente di rialzar qHelle ma- cerie come se ne prevedessero veiidicatori .

Un altro giorno feci il giro intero delle mura di Greru- sal^omie ; esse son poco danneggiate, e munite a certe di- stanze di torri: uscii dalla porta di Giaffa, Bab-el-Kha- lilj e rientrai per la medesima porta , dopo aver percorso il circuito intero in un^ ora e cinque minuti d^ un passo or- dinario «Io m^eraienutopresso alle mura guantiera pos- sibile, passando la porta di David, poi quella dei Magre- bini , e la Porla dcH'ata oggi ostrutta . Aveva traversate le tombe musulmane, accumulate sotto questa parte di norara cfae guarda il torrente di Cedron, e limita la gran mo- schea; poi , dopo la porta Sitti - Mariam^ era giunto alla grotta e alla prigione di Geremia. Era quella una rana sta- zione favorita; non mi saziava di rileggervi le pateticbe la- mentazioni, al cospetto di questa citta un tempo piena di popolo , oggi cosi solitaria ; di questa città abbeverata di amarezze^ della quale le vergini sono iriste ed abbattute^ ed i sacerdoti gementi ! Ho letto Oma*o a Troia , Sofocle a Colone , Orazio a Tivoli , Virgilio a Napoli : ma qual v^ è poesia che possa uguagliarsi ai cantici sublimi di dolere di Geremia a Gerusalemme ?

Mi apparecchiava a visitare il mar Morto: v<dli prima però raccomandare il mio viaggio al governatore turco . Egli mi ricevette nella casa di Pilato, le finestre della quale sporgono sul cortile della moschea del tempio di Salomo- ne. » Ecco, mi disse egli, tutto quello che v^è permesso » vedere di questo santo edifizio; guardatdo dunque a vos-

> Irò bell'agio. Vorrei poter fiar di piii, ma io non sono

> il padrone : qui domina il mollah, ed in questo momen- » to egli è moMo irato dell'astuzia impiegala da un Euro- » peoper penetrar nel tempio. Coperto di vesti orientali.

VIAGGIO 29

» quest'Inglese 9 partito da Giaffa il giorno innanzi 9 giim-

» se la mattina a Gerusalemme : passò alcune ore pome*

> ridiane nella moschea, e riparti la sera stessa per Giaffa » dove una barca lo aspettava . Fu inutile ogni investiga- zione per punir questo sacrilegio . »

Quest' Inglese di cui mi parlava Mohammed- Aga , era ■quello stesso Banks citatomi da lady Stanhope Io lo ave- va conosciuto a Gostantinopoli ; Io ritrovai a Londra dove ridemmo insieme della collera del moUah di Gerusalemme. L^ intrepido viaggiatore aveva visitato il mar Morto, U De- serto, e le ruine sparse peir Arabia Petrea. Egli avrebbe da narrare le più curiose scoperte , e il suo portafoglio con- tiene disegni rarissimi; ma non ha ancora pubblicata al- cuna cosa: due suoi compatriotti, che lo hanno accompa- gnato in una parte de' suoi viaggi , ne hanno pubblicata ultimamente una descrizione incompleta .

11 governatore di Gerusalemme, di cui i religiosi Latini m' avevano fatto elogio, si lodò molto anch' egli deUa loro condotta, e compiangeva le lorodtsgrazie. » Ma che posso » farci io, mi ripeteva ? Io sono un soldato ; i giudici del- » la legge e i nostri imani hanno qui piena autorità ; veg- » go le ingiustizie senza poterle reprimere , e passo la » vita a desiderare le ombre del Bosforo e il villaggio di

Kandili^ dove son nato e dove fui felice, 11 pascià » di Damasco m'ha mandato per comandare ai soldati, e

* fino ad ora non mi sono impacciato che d' intrighi di » caloierì e a dispute di dervicchi. Finalmente, se non vi

> fossero di tanto in tanto da perseguitare alcuni Arabi » del Deserto, la mia gente ed io non avremmo che fare. *

Avevo saputo infatti, che questo governatore di Geru- salenune era senza forza e senza credito in seno della sua città lacerata da potenti fazioni: in una lite fra gli Ar-

30 MARCBLLUS

meni ed i Greci , temendo di scontentare una delle due parti 9 che avevano fatto appello alla sua autorità, ave- va detto dopo averli pazientemente ascoltati: > Accomo- » datevi fra voi altri , e quando sarete d^ accordo , pro- * nuncierò ». Il mutselim mi promise cortesemente una scorta per accompagnarmi a Gerico ^ e dopo aver per un pezzo considerato i cipressi ed i palmizi del cortUe del Tempio, e relegante cupola, e le numerose rotonde, ed i portici dove scorgevansi alcuni derviccbi solitarii , mi ritirai.

In una seconda visita feci dono aMohammed-Agad'un paio di pistole d^ un lavoro piuttosto bello , e parvemi le ricevesse con piacere e con riconoscenza .

u;-) i. ..

GAP. XV.

IL MAR MORTO - IL GIORDANO UKRICO

(1820)

CATULLO, Epilalmio it TfIì Pdt*. Tutto > ilucRo, allo iiIcdiìd; Buni

I B legioni di Arabi cbe vagano senza I posa sulle collioe attorno alla cit- tà santa, fanno molto pericoloso il viaggio al mar Morto : v'è una sola epoca dell^anno in cui questa corsa non oQ'ra alcun pericolo, ed è in primavera, quando migliaia di pellegrini Greci, dopo le cerimonie della loro seltimana santa , si riuniscono per visitare il Giordano: ogni tentativo per andarvi in altro momento,

32 MARCKLLUS

tiensi a Gerusalemme come unMmprvdenza di cui i soli Europei sono capaci; e per istornameU, si accumulano tutte le vecchie cronache e racconti i più spaventeToIi, Quando i novellatori della Palestina non dicono qualche storia amo- rosa d^uno sceik: potente e d^una Beduina dalle labbra azzurre , non trovano altro testo alle aberrazioni della loro fantasia , fuor che le gesta degli Arabi ladroni

Quando giunsi a Gerusalemme , trovai tutti gli animi occupati di due avvenimenti, che mi si nai;ravano sotto aspetti differenti 9 ed ogni volta aggravati di tristissime particolarità . Il colonnello Anders , che mi si citava da principio , cercando a provare V assurdità di queste ub- bie , parti solo pelle rive del Giordano , e non stette molto a tornare spogliato affatto di tutte le sue vesti : ^più re- centemente ancora, il signore Henniker, viaggiatore inglese, che s'era nello stesso pellegrinaggio fatto seguitare da un solo servo e da un solo soldato , fu denudato affatto e gra- vemente ferito nel capo da molti colpi di sciabola . Era questa la stessa sinistra avventura incorsa dal viaggiatore del Vangelo (1), e dopo il benefico Samantano fino ai no- stri giorni , i contomi di Gerico sono a giusto titolo diffa- mati

Questi esempi, che m' erano giornalmente riportati, non mi svolgevano dal progetto di vedere il mar Morto ; sol- tanto cercai a prender maggiori precauzioni , e il 30 di giugno, alle quattro della mattina, partii con quattro sol- dati, che il governatore di Gerusalemme aveva scelti fra

(I) Homo quidcun déscendebai ab Jenualem in Jerieko « et ineidii in latrones, qui etiam despoUaverutU eum, et plagis im^^sitis, abieruni , semivivo relicto .

San Luca , cap. x.

/^

VIAGGIO 33

le sue guardie, per accompagnarmi . Quesli soldati erano armati di quattro pistole per uno , di uno o di due pu- gnali , e d' una sciabola ritorta Montavamo poi tutti ec« celienti cavalle arabe

Era nella stagiou eh' anco non cede Libero ogni confin la notte al giorno , Ma l' oriente rosseggiar si vede , #

Ed anco è il ciel d' alcuna stella adorno ; Quando ei driuò ver l' Oliveto il piede , G>gli occhi alzati contemplando intorno , Quinci notturne , e quindi matutine Bellezze incorruttibili e divine (1).

A quelFora, cosi poeticamente descritta dal Tasso, in quel passaggio dair oscurila alla luce, di cui la gran trasparen- za delParia in Oriente fa uno spettacolo cosi pomposo, mi volsi, siccome Rinaldo, al monte Oliveto*, traversai il torrente di Cedron, bordeggiai i fianchi della collina dello Scandalo, e giunsi a Bethania; mi vi fermai alquanto per vedervi la tomba di Lazzaro e Fallare inalzalo nella grot- ta testimone del miracolo della sua risurrezione . Io era stato sempre colpito, nella commovente narrazione di san Giovanni, che rilessi a pie delPallare, di quella fede sicu- ra, di quella alta prescienza che mostra Gesii Cristo pri- ma di compiere P opera sua, ringraziando già suo padre di averlo esaudito; ed ammirava, non solo nella forma, ma anche nel fondo, il carattere innegabile della Divinità.

Abbandonando Bethania, lasciai sulla dritta il villaggio dove nacque Maria e Maddalena , Belhphage , e la sua ca-

ci) Tasso, Gerusalemme lib. , canto xvni. , st. 12.

IV.

34 MAaCBLLUS

sa 9 dove non si vede altro fuorché le rovine d^ una chie- sa .Lk finisce ogni verdura , ogni vegetazione; non vi sono più dopo che menticolì pietrosi e dune sabbiose: se- guii un sentiero tracciato fra le rupi , sul pendìo d' un burrone dove scorreva un ruscelletto chiamato la sorgente degli Apostoli. Quivi nostro Signore si riposava co^ suoi discepoli quando andava da Gerico a Gerusalemme

In*capo a tre ore di cammino, scorsi il kan che addita la metà della via: è posto sul limite del deserto Adom- mim dove r Evangelio pone la tenera parabola del Sama- ritano 'j è il luogo del sangue , poiché nelle loro corse fre- quenti i ladroni ci commettevano numerosi assassinii (1).

Cosi dice San Girolamo, e la tradizione ha fatto una cronaca vera di questo santo episodio. Alcune capanne dirute, un vecchio caravanserraglio rovinato, e grotte sca- vate dalla natura, servono di nascondiglio agli Arabi ladro- ni, il dominio dei quali comincia più spezialmente a que- sti confini Per una cortesia del governatore di Gerusa- lemme , trovai a questo punto dieci cavalieri che m' aspet- tavano , e che si riunirono alla mia scorta facendo echeg- giar delle loro grida queste triste solitudini : allora ser- rammo le nostre file ; quattro soldati ci precedevano come investigatori, il resto aflbllavasi attorno a me, e il mio giannizzero chiudeva il corteggio.

11 soldato che Tlnglese viaggiatore aveva avuto per gui- da aveva mostrato gran cuore nella zufla cogli Arabi; e se r Henniker non Tavesse lasciato scendendo da cavallo, non v'è da dubitare che il suo difensore non lo avesse tu-

(I) Locum Adommim quod interprelatur sanguinum, quia niultus in eo sanguis crebris latrouum fundebatur incursibus .

S. GiROL., Episl. Pjulac Bulrif .

/

VIAGGIO

$5

telato , se non da uno spogliamento totale almeno dai col- pi e dalle ferite Io aveva desiderato che questo bravo ca- valiere m' avesse accompagnato , e il governatore di Ge- rusalemme ci aveva accondisceso. Il fedele giannizzero fe- ce di fatto parte della mia scorta, prese posto accanto a me e non se ne dilungò mai ; egli m' indicava durante la via i luoghi testimoni della scena dove avea avuto una parte tanto pericolosa .

Erano due ore che noi andavamo per quelle montagne intercise da gole anguste , da passaggi sinuosi e da aride valli ; ci trovavamo ora tramezzo a picchi sporgenti so- pra paurosi precipizi, ora fra colonne di sabbia solida che surgevano lungo certi monticelli ^ imagini bizzarre 9 torri , piramidi gessose; di tanto in tanto burroni scavati nella roccia come immense piscine, e strati di una terra argillosa e bianca die ritraevano le fortificazioni d^ una cittadella. Ma non stettero guari quelle salvaticbe meraviglie del De- serto a ritirarmisi dietro, e mi lasciarono spaziar gli sguar- di sulla vaste pianura del Giordano, e sulle onde pesanti del mar Morto. Lamia scorte, che fino allora aveva con- servate una attitudine teciturna, mandò alte grida di gtoia alla viste di Gerico, e si precipitò palla campagna: al- lora non fuvvi più ordine disciplina ; ciascuno cor- reva a sua yogUa, quindi ritornava verso la truppa, che si slanciò poi tutta al galoppo.

Gacctei anch'* io gli sproni nel ventre alla mia cavalla araba, e in un batter d^ occhio giuasi ad un immenso campo disposto in anfiteatro. Quivi mi fecero sostare per darmi lo spettecolo d' un combattimento a modo del De- serto. Preludiarono con numerosi colpi di pistola, e gli urli dei cavalieri animarono i cavalli . Tosto i guerrieri si spartopo; atteccano gli uni , fuggono gli altri : si sfidano,

L.

36 MARCBLLUS

5^ incrociano , aggiransi a tondo gli uni sugli altri , sicco- me nella lizza d^ un torneo ; le palle fischiano j s^ alzano nuvoli di polvere : i nobili corsieri del Deserto spiegano in questi giuochi ammirabile forza e destrezza; lanciati al galoppo più rapido , si sofiTermano ad un tratto ^ poi ri« pigliano tutta la velocità deUa loro corsa

Tre Arabi della scorta portavano, invece di carabine ^ lancie fatte di lunghe canne deirEufrateCl), e le maneg- giavano con una mirabile agilità In un canto del campo, alcune donne di Gerico , dritte e svelte , parevano come statue suir orlo delle cisterne, e senza spaventarsi dello strepito delle armi cantavano a due parti per incoraggiar la pugna, àrie d' una dissonanza e d' una monotonia orri- bili : una zampogna a due tubi accompagnava aspramente questi urli continui ; appena la metà del coro stanca e sen- za fiato lasciava cader la sua voce , V altra metà cantava sopra un nuovo tuono; e questa alternativa, che le Muse questa volta non avrebbero voluta udire, compone va F in- sieme il meno armonioso.

Gessarono finalmente i giuochi; ci avvicinavamo a Ge- rico : ciascuno riprese il suo posto nel corteggio e noi giu- gnemmo alla casa dell^ Agà È quella una vecchia torre quadrata coperta da un tetto di strame , la quale domina tutto il paese e scorgesi da lontano pella pianura. Il capo, prevenuto del mio arrivo dal mutselim di Gerusalemme, accolse nella sua casa e nel cortile tutta la mia gente e i miei cavalli. Per me, io scelsi il quartiere accanto a una

(0 Lunghe canne Indiane annan di corte Punte di Terrò , 'n su' destrler correnti Diresti ben clie un turbine lor porte .

Tasso, Geras. Lìb., Canto XTii. t(. ^1.

VIAGGIO 37

vasca cbe provvedeva di acqua tutto il villaggio, e che è riempiuta dalla sorgente purificata dal profeta Eliseo. Pre- si qualche momento di riposo sotto un tetto di paglia che cuopre la fonte , poi domandai di continuar la via verso il mar Morto.

U caldo era insopportabile: TAga di Gerico dicevami di temer per me quel sole ardente, e faceva tutti gli sforzi pos- sibili per svolgermi dal mio proposito, e per questo appunto andava esagerando le distanze e le pene ; ma io fui incrolla- bile. Distesi davanti a lui la carta geografica , e gli spiegai tutte le mie volontà pel mio itinerario. Desideravo visitare rimboccatura del Giordano nel lago Asfaltite; il signor di Chateaubriand era stato dolente di non poter riconoscere questo punto, ed io era deciso di andarvi. Dopo la mia di- mostrazione geografica, che fu passabilmente capita, di- chiarai alPAgàche stavo per partire, ma che non voleva affaticar la mia scorta; che condurrei meco i soli soldati dLbuona voglia, e lascerei Ubero ciascuno di aspettarmi a Gerico, dove cercherei di tornar nella serata . A questa ri- soluzione ben formulata , il mio ospite si alzò , stette as- sente qualche minuto e tornò nel cortile del castello a ca- vallo pronto ad accompagnarmi dove mi piacesse di anda- re. Questo esempio delPAgà scosse il resto della brigata, e tutti insieme ci mettemmo in via per V imboccatura del sacro fiume .

M^ ero già piii d' una volta avveduto, che in Turchia i viaggiatori debbono quasi sempre evitare di assuggettarsi per il loro itinerario alle volontà degli Indigeni , spesso anche a quelle delle loro guide. Se essi sono fomiti d^ una buona carta, e se hanno anticipatamente studiato il paese che vogliono percorrere , tocca a loro a dar le direzioni e a non patir che se ne allontanino .

38 MARCEL L US

Io pochi miDuti mi ritrovai per una pianura di cui non trovo parole per dare una idea esatta*^ nissuna descrizio* ne può con fedeltà dipini^ere in tutti i suoi effetti questa assenza assoluta di vegetazione e di vita . Un fango feti- do e secco, ricoperto d** una crosta sale tutto screpolato, cede sotto il passo dei cavalli; alcuni arbusti, rari e sfo- gliati, nascondono sotto una corteccia nera un succo acido Un vento salato porta sulla superflcie di questi campi di morte una polvere impregnata di bitume. Le labbra si inaridiscono a questo soiGo , e si tumefanno come se fos- sero tocche da un sugo velenoso . I raggi del sole , riflessi da questo suolo ardente, rispingono vampe d* un calore in- sopportabile e malsano .

Io vidi tutta la mia brigata in queste des^te campa- gne cuoprirsi il viso e la fronte con una sciarpa , non la- sciando che gii occhi scoverti : persuaso che gli abitatori di quelle regioni ardenti hanno più destrezza e migliore istinto per tutelarsi dalla loro influenza , voUi macchinal- mente imitarli , ne stetti troppo a convincermi^ che tutto il calore rispinto dalla sabbia, smortivasi sulla mia cintura, di cui mi serviva commessi facevano per salvarmi il viso^ e che il vento attraversando questa spezie di staccio mi giugneva al viso spoglio della polvere e delle esalazioni insalubri . Un ventaglio non sarebbe stato da tanto .

Dopo due ore d^una via scabrosa, giunsi a capo di quel luogo dove m** era prefisso ; scesi da cavallo e per qualche tempo corsi le sponde del mar Morto. Tutto è senza vita su questa piaggia deserta, dove effettivamente regna un silenzio mortale : non un uccello , non un^ erba, non un giunco sulla ghiaia ! ma solo alcune canne stroncate che il Giordano ruotola verso il mare e che il mare a sua vol- ta rispinge a terra, alcune conchiglie argentine, e un orlo

n - K^

4.

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MAr. MOTTO

VIAGGIO 39

di saie dorè viene a morir l** ondata. Raccolsi sulla sab- bia una di quelle beUe mele di Sodoma , simili ai piaceri del mondo : felice di questo incontro fortunato di viaggia* tore , io pensava già alle precauzioni da prendersi per con* servarla; ma toccandola ^ non mi rimase altro in mano che una cenere negra e puzzolente ; il resto^ che $i erede aver in mano^ scappa^ ticcome Inacqua congelata^ di cui il vile cristallo^ al dir dei Bossuet^ si strugge fra le mani che lo stringono^ e non fa altro che sporcarle (1). Questi frutti, molto simiglianti alla mela appiuola, non nascono sulle rive del mar Morto dovMoera; essi abbelliscono colla lo- ro freschezza insidiosa la ripa meridionale , ed è certo che il vento ed i flutti li avevano sospinti su quella piaggia Soffiava aDora un fortissimo vento, e nulladinìeno le onde appena sollevatesi ricadevano su questo lago di piombo , e venivano a spirar sulla riva senza frangervisi e quasi sen- za muggito . M^ empiei le tasche di pomici, di schiuma in- durita, e di quel bitume lustrato dalle acque, che serviva agli Egiziani per imbalsamar le loro mununie.

Alcuni passi distante dalla foce dei Giordano, io mi spin- si avanti nelle onde quasi nere del lago , e queste mi la- sciarono sulle gambe nudate una spezie di sale frizzante, del quale eorsi a lavarmi nel fiume. Quivi il Giordano non ha piii di cento piedi di larghezza, egli è più largo altrove. Yìdi attraverso le sue acque alcuni pesci che risalivamo la corrente, e che cacciati dair acqua salsa cercavano più dolci domicilii. Il letto del fiume è un vasto solco, profon- damente tracciato sopra un piano di sabbia e di sale : le sue due rive scoscese nascondono quasi per tutto il suo cor- so. Il rumore dei nostri passi, e la conversazione della mia

(I) BossL'BT , Orazioni funebri Anna Gonzaga.

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scorta, impaurirono alcuni aironi azzurri posati sui giun- chi della ripa : questi begli uccelli, spiegando al sole le lo- ro ali, cercarono un rifugio nelle isole, piccoli banchi di una terra limacciosa e feconda : queste isole parevano es- sere rasilo della vegetazione; colombacci e candide torto- reUe, ci sospendono i loro nidi ai rami dei melagrani salva- tici ; ed ho udito fra quei folti arbusti il canto del ruagnuolo tanto raro in Palestina. Queste stesse siepaglie del Gior- dano dicesi nascondano anche alcune tigri , ed ho veduto a Gerusalemme due giovani coccodrilli impagliati, che fu- rono presi nelle sue acque . Tutti gli alberi del mezzogiorno crescono confusamente

sui fanghi fertilissimi che le acque accumulano in mezzo al fiume ; ma vi riconosceva appena quelli del mio pae» se La foglia del salice , più pallida ancora e più acuta, si disegna graziosamente sulla foglia più dentellata e più larga del platano ; P albero spinoso di Gerico presenta dovunque i suoi mazzi di verdura ; e mille arboscelli di umile statura offerivano alle mie osservazioni nuovi fiori e frutti , sva- riati di forma e di colore

Avevamo risalito il Giordano per più d^un^ora: io lo traversai per andare a godere deir ombra che cuopri- va la spiaggia opposita; ed era quello il luogo dove gli Israeliti passarono a piedi asciutti (per ticcum hutnum) guidati da Giosuè, dove fu eretto T altare in mezzo alle onde , e dove , secondo la tradizione , Gesù Cristo ebbe il battesimo dalle mani del suo precursore . U letto non è profondo ; i nostri cavalli lo attraversarono senza nuo- tare . Era tempo di messe e del dimoiamento delle nevi del Libano ; era pur dunque il momento in cui il fiume, che traversa Puno e V altro lago^ vieti trattenuto nel ter-

TIAGGIO 41

209 secondo r espressione di Tacilo (1), e ruotola maggior copia di acque (2) . Quest' acqua mi sembrò più grassa che dolce; elicerà torba e gialliccia.

Dopo alcuni momenti passati nelle onde rinfrescanti del Giordano e all^ ombra de^ suoi alberi , riprendemmo la via alla volta di Gerico, tagliando per una linea diritta la sterile pianura di Gàlgala. Noi v^ incontranuno due Àrabi nomadi : V Agà di Gerico , che stavami sempre a destra per farmi onore e per vegghiar piii d^ appresso alla mia securtk , mi prevenne che questi uomini appartenevano alle tribù dei ladroni , ma che non trovandoli in delitto non peteva esercitare alcuna giustizia su loro. Appena videro da lungi V Agà , que' due Beduini gli si precipi- tarono incontro , gli strinsero le ginocchia e ne baciarono le mani nere e nervose : questi lasciò scappar dalle labbra un sorriso sdegnoso, e senza volger loro una parola con- tinuò ad andare .

Eravamo tornati di buon ora a Gerico : io andai a ripi- gliare il mio posto nel cortile del governatore presso la fontana del Profeta Gli abitanti di Gerico dissero ad Eli- seo : » U soggiorno di questa città è buono , come lo ve- » detè voi stesso , 0 Signore, ma le acque vi sono catti-

ve , e la terra sterile !.. » Eliseo venne alla sorgente vi cacciò del sale e disse : » U Signore ha parlato così : ho

sanato queste acque, morte, sterilità sarà più

in esse (3). »

j (1) Utìum aique aUerum lacum inieger per fimi, teriio retìnHur,

j Tacito, Storie , Ub.5, 5* ^-

(1) Jordams auiem ripoi alvei sui, tempore messis , impìeverai.

Bibbia, Gcsuè, e iii , ▼. 16. (3) BIBBIA, Libro dei Be, Gap. ii.

IV. 6

43 MARCBLLUS

In SU quell' ora in cui s^ apparecchia il pasto della aera^ le giovinette Beduine vengono a far prowidone di acqua per ogni famiglia: esse sono osservabili per grande sta« tura e svelta, e per begli occhi neri : il colorito hanno molto bronzino ; non hanno altro vestito che una tela azzurra, e una larga cintura di cuoio la chiude loro ai reni ; non si nascondono la faccia come le Turche e le Armene. Pingonsi sulle labbra, il mento ed il petto rabeschi e festoni azzurri j che una decozione d'alcool approfonda nelle loro carni e fa incancellabili. Portano alle braccia e alle gambe anelli di ve- tro violetto o d^ argento, che una volta introdotti non si tol- gono più, imperocché adottano di buon'ora quest'orna- mento e crescono con lui !

Queste giovinette avevano un andar disinvolto ed un contegno sostenuto ; rispondevano volentieri alle lepidezze arabe dei soldati della mia scorta, talora anche li eccitava- no ; e quando erano cessate da una parte e dall' altra^ e che le loro brocche erano piene s' aiutavano fra loro a cari- carsele sulle spalle , e ripigliavano tutte insieme la via delle loro capanne: rassomigliavano da lontano a cane/ore panneggiate

Il sole andava ad ascondersi dietro le alte montagne dell' Arabia : le colline di Moab apparivano all' orizzonte senz' alberi , senza villaggi , senza cultura ; le ondula- zioni d^ uno strato di roccie giallastre segnano sole il con- fine dove lo spazio azzurro comincia . Profittai della luce che avanzava tuttavia di quel giorno ardente, per visitare Rihhah ; è questo il nome moderno di Gerico. Vidi una trentina di capanne fatte di terra e separate da siepi di spine secche: quivi non veggionsi quei nopali pieni di punte tremende , non quei begli alberi che fecero chia-

VIAGGIO 43

mar Gerico la città dei palmizi ( civiUu palmarum ) (1) AJcani grom levrieri biancbi «lavano sui letti delle case, che SODO tulle bassissime, per vietare a chicchessia appros* simarvisi : questi svelti compagni dell^ Arabo , esercitati alla caccia deDa gaxzella , sono , dopo le loro cavalle, la loro passione; ogni Beduino ne ha uno: le loro donne, pia numerose e non meno fedeli di certo , hanno un terso posto nelle loro affezioni !

Levando gli sguardi , scorsi a pontile il monte detto della Quarantina^ dove il Salvatore digiunò e fece il Deserto testimone delle prime austerità del Cristianesimo. La mon- ^^ff^ è oggi assai scoscesa per sembrare inaccessibile Avevo a sinistra, in lontano, 11 luogo che i Turchi chia- mano male a proposito la Tomba di Maè , e ciò che di- cono tale, altro non è che un monticello in faccia alla mcmlagna Nebo dall'altro lato del Giwdano. Di fi, solla cima della sommità chiamata Phasgar^ Mosè scorse prima di morire la Terra Promessa Io mi vedeva davanti i re- sti di un acquedotto, che dava a Gerico un^ acqua abbon- dante , quand'ella era città popcriosa ; oggi la picciiriissima soigente che traversa Rihhah basta pei bisogni dei suoi rari abitatori.

La pianura di Gerico era altrav<rita coperta di alberi fruttiferi e di palmizi ; vi si coltivava il balsamo , di cui Strabene A una descriaone molto smnigliante a quella del terebinto e del citiso ; se ne ritraeva un sugo prezioso per la medicina (2). Molti arbusti che crescono nella pia- nura di Gàlgala concorrono anche oggidì alla prepara-

ci) BiBBUy DenteroDomlo, Gap. xxxiv, v. 3.

(3) Bahanmm , modica arhòr/ humor in usu medenOum est.

Tacito, locck.

44 MARC^LLCS

zione del balsamo di (ierusalemiiie , che i nostri religiosi Latini preparano colle loro mani , e che è riputato quasi tanto prezioso quanto quello della Mecca .

La pianta , rara in queste campagne j che chiamasi rosa di Gerico^ non somiglia punto alla regina deTiori;ella è piuttosto un picciolo cardo senza colore e senza profu- mo : offre, uscendo dalla terra , un fascio rotondo di fili irti e spinosi , che si illanguidisce o si chiude secondo i tempi sono caldi o piovosi , e così predice il sereno o il tempo- rale : gli Arahi consultano questo fiore per le loro allean* ze , pei loro viaggi , pei loro amori ; ecco donde viene la sua celebrità.

Annoiato dello scalpito dei cavalli, che mi attorniavano confusamente coi loro cavalieri , lasciai il cortile dell^ A{^ e trasportai la mia stola intrecciata di giunchi del Giordano fuori della porta , per avervi qualche momento di riposo Appena eramici sdraiato, che due miei compagni inquieti vennero a pregarmi di rientrare nel castello cmde evitare gli attacchi dei Beduini, che , nella notte , si cacciano di siepe in siepe fin nel villaggio . Mi sforzai di far capire ai miei soldati, che appoggiato alle mura del corpo di guardia, e a tre passi dalla porta , io non poteva temer cosa alcuna dagli Arabi del Deserto, e che se veramente il pericolo esi- stesse non sarebbe minore nelF intemo del cortile . Con- fesso, che queste precauzioni mi dettero un' alta idea della audacia e della destrezza dei briganti nomadi, e al tempo stesso della pusillanimità dei miei difensori . Nondimeno non volli abbandonar la mia stola e mi ci risdraiai .

I miei due Turchi, non essendo potuti venire a capo di vincere la mia caparbietà, fors^'anche irragionevole, venne- ro a pormisi accanto per preservarmi da ogni pericolo : non v' ha chi possa uguagliar Io zelo di questi devoti cu-

VIAGGIO

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stodi del forestiero in Oriente ; il viaggiatore che s^ è af- fidato alia loro condotta , o che un capo ha raccomandato alle loro care, doventa ad un tempo padrone , fratello e loro amico ; non potrebbe cadere un capello dalla sua te- sta sacra se non quando tutto il sangue del fedele custode fosse sparso per la sua salvezza

A mezza notte svegliai io stesso la mia scorta; in un mo- mento fummo a cavallo , e allo splendore della luna ri- presi la via del giorno innanzi. Passai nuovamente gli stretti e le colline di sabbia del deserto Adonim : la mia caravana procedeva in alto silenzio ; V antiguardo interro- gava a dritta ed a sinistra i monticelli , le grotte, le roc- cie, e r ombra ingannevele di qualche arbusto suU^orlo della via più d^una volta ci tenne air erta . I primi raggi del sole ci illuminarono a Bethania ; e dopo ventlsei ore di assenza , mi ritrovai a Gerusalemme prima che i padri di Terra Santa, facili ad allarmarsi pei loro ospiti, avessero potuto stare in pena del mio viaggio .

Le corse lontane, eh' io m'era prescritte nei limiti dei miei ozii, erano finite; mi rimaneva soltanto qualche es- cursione attorno Gerusalemme, e fra queste, prima di ogni altra quella a Betlemme .

Partii un poco prima del tramonto dalla porta Babbei- Khalil ; passai il condotto delle acque , le quali vengono daOe cisterne di Salomone ; e lasciandomi a dritta la colli- na del Mal Consiglio , dove il pontefice Anna formò il progetto di togliersi in mano il Salvatore , feci la mia pri- ma stazione al pozzo dei Magi : quivi essi, con loro estre- ma gioia^ avevano riveduto la stella miracolosa, che doveva scortarli fino all'umile mangiatoia. Il monastero di Sant'E- lia, occupato dai Greci , è posto nella gola formata da due collinette coperte di olivi ^ queste selve offrono un'om-

MARCELLUS

bra aggradevole ed un comodo riposo a metà della yìa. Quivi si fa vedere y nella roccia che ricorre la strada^ V im- pronta lasciata dal corpo d' Elia sulla pietra dove riposò , allorquando, fuggendo la collera di Gesabele, si volse verso il Deserto. Giunsi dopo alcuni momenti di cammino ad un campo, dove la mia guida si mise a cercar alcuni pic- coli ciottoli tondi come piselli ; me li presento ed infilzò un lungo commentario e confuso per impiegarmi la tradizio- ne che li accompagna: t Un giorno, disse egli, la Vergine

> Maria passando per qpieste campagne, s^ imbattè in alcu- » ni contadini che ricoglievano dei ceci Ella domandò

> loro che facessero nei campi, e costoro, cercando d'in- V gannarla, risposero che raccattavano sassi: ma nel punto » stesso i legumi si pietrificarono loro in mano , e si tro- » vano ancora in gran copia i piselletti che andarono sog- » getti a questa trasfiurmazione . »

Continuai a camminare verso quel luogo che vuoisi chia- mato Tomba di Rachele , che trovasi alle falde d'una colli- na ove abitava Giacobbe, presso una valle meglio coltivata del rimanente dei contorni di Gerusalemme Quivi ap- punto Rachele , essendo presso Vanima sua a volare^ ed ap' pressandosi la morte^ nomini» il figlio cui dava in luce, figlio del suo dolore j poi fu sepolta nella tia che mena ad Efratam che è Beielem (1) : ma il monumento che vede- si oggi non ha indizio che attesti questa antica <Higi- nej è una moschea turca sotto la custodia d'un santo- ne . Sulla collina opposita si presenta a guisa d'anfiteatro il villaggio di Rama, testimone degli inconsolabili dolori di quella Rachele, così cara a Giacobbe, per la quale sor-

ci) Bibbia, €eoesl,Ctp. xxsv.

41

TIAGGIO

sette anni, ciò che gli parve pochi giorni^ ianCera grande Pamor suo per lei » (1) . Io andai a ra^^angere la ▼ia tracciata che mena a Betlemme, e me ne dilongai da capo per Yisitar la cisterna di Davidde .

£ qnesto un sotterraneo largo e profondo, che occupa presso a poco tutto il di sotto della collina ; V acqua con- servasi tuttavia sotto qualcuna di quelle grotte .

I Filistei erano a campo nella Valle dei Giganti ; e Da- » vid era attorniato nella grotta di Odollam^ dalla schiera » dei Filistei che occupava Betlemme : D re fu preso da » violenta sete e disse : Oh se qualcuno mi desse da bere del- r acqua della cisterna che è a Betlemme presso la porta ! » Di subito , tre valorosi guerrieri passarono attraverso al » campo de^ Filistei, andarono ad attigner P acqua alla ci- » stema di Betlemme e la recarono al re j ma David non » volle berne , e la offerì al signore , dicendo : Dio mi » guardi da far ciò J Berrei io il sangue di questi uomini » e ciò che hanno comprato a costo della loro vita ? (2)

Lucano pure racconta di Catone, che, in mezzo ai co- centi deserti delF Affrica, un soldato avendogli offerto un poco di acqua nel suo cimiero , egli sdegnosamente lo ri- prese:

Me solo dunque di virtù digiuno Dell'oste tutta ignobile soldato Tieni ? Si molle e ai primi caldi inetto Ti paio dunque? A te più giusto fia L'aspro rimprocdo, se bevessi quando

(1) Et vid^antur UUpauei die» ,prae cunoris magnitudine.

GVStSl, Cap. XXI S.

(2) Bibbia , le II, cap. xxiu, t. I5, 18.

I

48 MARCBLLUS

Arde la turba tutta 1 E preso d* ira

L' elmo rovescia , e giova a tutti V onda (1) .

Qual distanza fra V ingenua narrazione della Bibbia e r amplificazione del poeta romano? Tatte le antitesi e la collera di Catone j yagliono forse la religiosa semplicità di David 7 Plutarco fa onore ad Alessandro che insegue Dario nelle solitudini deir Asia , di un tratto presso che simile .

Tornando dalla cisterna , la mia guida mostravano col dito la grotta di OdoUam , in capo ai vigneti di Engaddi . M' avvicinava alla patria di David , e traversava i campi dove Ruth spigolava in mezzo alle messi di Booz. Poco dopo, seguitando la via di Betlemme nella sua lunghezza , giun- si ad una piazza pubblica che precede il convento latino . Fa duopo piegarsi per passar la porta d^ ingresso dei san- tuarii , tenuta bassissima aflinchè gli Arabi non possano penetrarvi a cavfJlo; poi si vede il peristilio e la gran chiesa , il più bel monumento d^ architettura cristiana che veggasi in Palestina. Quarantotto colonne d^ ordine co- rintio sorreggono una larga navata, e formano la prima parte delP edificio eretto dalla madre di Costantino. Que- ste colonne , di un marmo bianco venato di rosso quale lo producono i monti della Giudea, sono coperte di iscrizio- ni latine e di pitture greche , dove confesso non aver potuto veder altro che schizzi imperfetti . i

( I ) Mene , inquK , degener , unum

Mles In hac turba vacuum virtute putasU ? Usque adeo mollis, prìmisque caloribus impar Sum visus ? quanto poena tu dignior ista Qui , populo ritiente, bibas ! sic , concitus ira Eiciissit galeam, suffecitque omnibus unda .

LCCASO, lili. IX., V. 510.

VIAGGIO

40

i per im^ altra porta, e mi trovai nel ricinto del convento. Era già tardi ; avevo messo un po^ più di due ore per venire a piedi da Gerusalemme . I nostri religiosi ' mi ricevettero con quella cordialità e quel la serenità, che ho trovate in tutte le comunità di Terra Santa La loro gioia nel vedere un pellegrino cattolico , è viva e sincera. Perseguitati ogni giorno, senza posa ludibrio e oggetto di oltraggi e di ingiustizie, serbano un contegno tranquillo in mezzo ai dolori , e raccontano ridendo i colpi e le feri- te di cui portano le cicatrici. Udendoli , mi rammentava dei bei versi del Fontanes :

Sotto i ctlizi lor taccioDo le voci Della passione; ma non senza gioia Son qaet rigori; hanno cercato Iddio Ne Dio li oblia . . . (1)

11 superiore di Betlenune era Portoghese : ma durante il suo lungo soggiorno in Palestina aveva fatto una tal me- scolanza dell^ idioma materno collo spagnuolo e coir italia- no, che era spesso inintelligibile anche pei suoi confratelli più avvezzi al suo gergo . Mi condusse al refettorio , do- ve, dopo un legger pasto, una lettura e una meditazio- ne abbreviate a mio riguardo , cominciò una dolce con- Tersazione ed innocente : io mi ritirai presto ; il mio Ietto era slato messo su nella piii bella celletta di questo mo- nastero, che è una vera fortezza, e m^ addormentai pen-

.1) La voii éa pasMoos le Lait ìaus leurs r.ilif:e» , Miis kais aostérilés aesoal passim àibct»'. Le Dica i|u' ito oat cberché ne Ifur ouMIra pas

FitMAXtÀ. CI*arfrfw«»

IV.

60 MAaCBLLUS

Mndo ai miei ospiti , e quella vita che pare a faro tanto felice, percliè ignorano il m<Nido e non conoscono che Dio.

L' indomane , sol far del giorno , gionsi atlraTerso alla pianura alla grolla dei poiiari , hinge da Betlemme una mezza lega. Un campo d'oliyi cuopre Tantico deserto, doye r Angelo annunciò a' poveri paste»! la nascita del rampol- lo di David Questo campo, antica proprietà dei padri di Terra Santa, è stato lor t<dlo per le mene dei Greci, che un decreto del sultano Mafamud ha investiti di questo possedi- mento. A Betlemme principalmente si fanno ogni anno gli usurpamenti degli scismatici ; e sarebbero felici i nostri re- ligiosi, se non si perdessero in queste lotte che i luoghi con- secrati alla nostra venerazione! I loro avversari sanno at- taccarli anche più crudelmente ; aiutati dal loro credito e dall' oro , attaccano anche le coscienze e trascinano nel loro scisma spiriti deboli e famiglie povere . La popola- zione cattolica di Betlemme è sensibilmente scemata. Son queste pei nostri missionari zelanti perdite amare e vera- mente irreparabili .

Vidi ancora , procedendo verso le montagne pietrose di Ebron pia luoge della grotta de* Pasturi , antiche costru- zioni che si attribuiscono a Salomone , V architettura delle quali veramente ritragge molto da quella della gran pi- scina di Gerusalemme : si pretende ritrovare in que' resti le piscine delle acque , che il re fece scavare per irrigare la selva de* suoi alberi (1), e che pone egli stesso nel nu- mero di tutu quei grandi lavori dei quali riconosce così umilmente la vanità e la corta durata .

li) Et exsimxi tiùki piscinas aquarum, ut irrigarem sytoam Ugno- rum germinantium .

Ecclesiale , Cjp. II. , v. 6.

VIAGGIO 51

Al mio ritortto al convento , fui condotto ai santuarìi : una scala buia ed angusta mi addusse di subito alla grot-* ta della Natività 9 ove si compiè il più commovente miste- ro della nostra fede 9 e T avvenimento più grande della storia .

HIG DE YIRGINE MARU JESUS CHRISTIJS NÀTUS EST.

Queste semplici parole io vidi scritte sui muri deirantico monumento : il presepio^ e V altare ddTadoriiziane dei ma-^ gij sono sotto la stessa volta ; e questo] volta è illaminata da lampade d'arfeoto, cbe i re di Francia vi mandavano in omaggio. Amnurai successivamente le pie offerte di Enrico II) e de^snoi discendenti^ fino a Luigi XY. I doni finiscono con Ini ; e a qaest' epoca la munificenza dei Borboni verso la Terra Santo sarebbe stato interrotto per sempre , se la religiosa filato di questi re non avesse riannodata la ca- tena. La Delfina di Francia ba pensato a Betlemme; lam- pade e vasi sacri dati da M^ ornano il santo presepio, co* me pure i riccU ornamenti cb^elia ba fatto porre sul santo sepolcro accrescono il lustro delle nostre corimonie a Ge- rusalemme.

Seguii un corridore laterale, e vidi i monumenti di santa Paola e di santa Eustachia, nipoti di Scipione, poi la tom- ba di san Girolamo e lo studio dove fece la sua tradu- zloM delta Bibbta« Questo luogo si cbiama la Scuola di Girokmoj come si dice la Scuola d' Omero a Scio , e la Scuola di Virgìlto' a Napoli. Risalendo, mi fu mostrato r altare e la tomba dei santi Innocenti, quei fiori dei mar* tiri , svelti sul limitar della vita , come il turbine sehian-

S2 MARCBLLUS

ta le rose nascetUi (1). Tutti questi santuari spettano a una chiesa sotterranea, costruita sotto la chiesa maggiore, pres- so a poco come la cappella bassa che vedesi a San Pietro di Roma sta sotto V aitar maggiore . Tornando dalla nava- ta del tempio, visitai le cappelle greche ed armene riu- nite sotto la stessa volta .

Salii in seguito sul tetto spianato del convento: quasi per tutto in Palestina , queste terrazze, praticate per distrarre i racchiusi dei monasteri, godono d'una veduta estesissima. À Betlenune la veduta è bellissima: si scorgono a sini- stra le ruinedelPempia città di Zorobabele; a dritta il monte dei Francesi , il cono allungato del quale si perde fra le nuvole ; più d'appresso , i vigneti d' Engaddi, le colline e la valle di Terebinto spiegano la loro verdura ; e le alte montagne d' Hebron , e dei territorii di Moab e del mar Morto, sollevando all'orizzonte le loro cime salvatiche ven- gono a chiudere questo vasto anfiteatro «

Mi fu fatta anche vedere , fuori del convento, la grotta della Madonna del Latte La tradizione narra, che la Ver- gine Maria, nel tempo della sua fuga in Egitto, essendosi sentita mancar il latte , inquieta pel nutrimento del figlio durante il viaggio, passò alcune ore in preghiera in questa grotta e le ritornò subito il latte . Questa cappella è devo- tamente visitata dalle giovani spose di Betlemme

Suonò l'ora deir orazione ^ mi recai in chiesa, dove co- minciò il vespro : fui sorpreso della pompa religiosa e del sanlo raccoglimento con che si facevano queste cerimonie. Sopra la volta ove nacque il Salvatore dei Mondo, poveri Àrabi, dei quali la voce sonora avvezza agli urli del Deser*

(I) Ciu turbolnaseentes rosai,

inno )wl d«' santi iDDocrnti .

VIAGGIO 53

to difficilmente si piega ai canti della chiesa latina , im- ploravano la Regina degli Angeli ; donne e ragazzi, con te- nere voci e soavi, rispondevano in coro, e gli accordi mae- stosi dell'organo accompagnavano quella semplice melo- dia. Ed anchMo, ripeteva quelle invocazioni, alla Vergi- ne fedele^ alla Rosa mistica^ alla Stella matutina^ alla consolatrice degli afflitti. Nobili e commoventi preghiere !

Ripresi la via di Gerusalemme. Il vescovo greco, preve- nuto del mio passaggio , m'aspettava al convento di san- t'Elia con sorbetti e profumi : mi soffermai per qualche momento da lui sotto gli alberi vicini alla strada ; begli ulivi potati e coltivati con cura dai Calogeri del monaste- ro , stannovi invece del ginepro del Deserto , all'ombra del quale il profeta bramò la morte : » Mi basta , Signore, dis- » se Elia , toglietemi l' anima ; imperocché io non son mi- gliore dei padri miei (1) i . Ma Elia non doveva morire!

La notte s' avvicinava : affrettai il passo ,'^e toccava la città santa nel momento in cui il soldato arabo che vigila sulle mura di Sionne stava per chiuderne la porta .

(0 Sufieii nUhi, Domine i (olle animam meam: neque erUm melior sum qucun patrie mei .

Bibbia, Libro d«i Rt, e. \ix. , v- 5.

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GAP. XVI.

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ILTIHI fllOltXI A UERUSALBUUE

IL PADRE HCNOZ

LETTERE

UELLO rilATBAUBRIAHin

(1820)

SltMO CUITI,

_~, TANNO quasi sedicimJU abilanli a LtJ Gerusalemme, d'ogni culto e d'ogni I nazione: Copti, Abissini, Maro- i, Giorgiani, Armeni, Greci, Torchi, Ebrei e Cattolici . È oggi come ai tempi di Ala- dino:

Però che dentro a una città commisto Popolo alberga di contraiia fède :

56

MARCE LLUS

La dcbil parte e la minor in Cristo,

La grande e forte in Macometto crede (1)

Gli Ebrei sono presso a poco cinquemila. Hanno sina- goghe , scuole , ed aspettano il messia a pochi passi dalla sua tomba: amano Gerusalemme come se vi regnassero tuttavia, sedotti da un^ ombra di patria. Da canto loro, i Musulmani cui il Corano ordina di credere che Gesù Cri- sto è un gran profeta , venerando la sua tomba , cercano distarvi vicini: t Gesù, dice il Corano, è il figlio di Ma- » ria, mandato dalF Altissimo, e suo Verbo; Dio ThaTat- » to scendere in Maria ; egli è il suo soffio i E più bas- so : » Dio ha dato a Gesù il Vangelo, che è la fiaccola del- > la fede» (2).

Ebbi la visita dei capi delle principali nazioni che abi- tano Gerusalemme : gli Armeni mi mandarono primi un regalo d' acqua di rose ; poi vennero a raccontarmi tutte le loro doglianze contro i Greci . I Greci, subito dopo, mi portarono confetture di Damasco , vezzi di frutti di Geri- co, e non se ne stettero a lagnarsi degli Armeni. Gli Ebrei, a loro volta, mi complimentarono: questi non mi dettero nulla ; ma mi offrirono denaro in presto , ed è questa la loro solita cortesia: » Non v'è cosa che più rassomigli » ad un Ebreo d' Asia come un Ebreo d' Europa » , ha detto il Montesquieu (3). A Gerusalemme come per tutto altrove, costoro son banchieri e prestano a tutti i Cristiani, a gros- so frutto, le somme necessarie per comprare dai Turchi le prerogative dei santuarii .

(0 Tasso , Gcr Lib. , Canto i, st. 85.

(2) COBANO , Cap. IV, detto la Tavola .

(3) MONTESQUiEC, Lettere persiane , Lettera 60.

VIAGGIO 57

L^Agà dei giannizzeri della ciltà) truppa poco nume- rosa^ venne anch^ egli a propormi di far testimonianza al- la Sublime Porta o presso il pascià di Damasco , in favo- re dei nostri religiosi 9 che mi pregarono di far sentire pu- blicamente questi attestati ; pur troppo sanno essi per espe- rienza che bisogna pagarli ben cari

L^ Arabo Abou-Gosh, il quale, secondo la sua promessa^ era venuto a farmi visita questo stesso giorno , assisteva ai nostri colloqui di cerimonia Accosciato in prossimità di una pipa persiana, sorrideva maliziosamente e ai liscia- va la barbanera durante queste varie conversazioni; poi quando tutte le visita furono partite : > Costoro, mi di9- se, son ben spregievoU; pretendono d^ esser fratelli, e vivono come niroici ! Voi stessi non siete veramente più savL Imitate almeno i nostri Arabi Io adoro Dio quan- to un altro, e a modo mio; ma non mi batto con alcu- no dei miei fratelli, perchè F adora in altra guisa. La vostra manìa si è attaccata anche ai nostri Turchi cui ac- consentiva più buon senso. Oh ! che non vengono attra- verso i deserti per punire uomini che non pregano Mao- metto commessi fanno? Son pazzi davvero ! Ma queste discordie civili degli Europei son vecchie ^ e mi ricor- do che un giorno , quando accompagnavamo a Gerico alcune migliaia di pellegrini, il mio nonno mi disse: Quando vedrai tutti questi fratelli Cristiani adorare Dio nella stessa maniera, trema, flgliuolmio, finimondo è vicino.»

Abou-Gosh mi rimproverò di non avergli fatto saper la mia gita al mar Morto, poiché m^ avrebbe accompa- gnato egli stesso; aveva dato ordine a tutta la sua tribù di non inquietarmi in alcuna maniera nel mio viaggio Fui molto sorpreso dalle sue attenzioni, e molto più ezian-

IV. 8

58 MAKCELLUS

dio del suo rifiuto ostinato di ogni ricompensa e di ogni regalo . Attribuii questa condotta disinteressata al salva- condotto che m^ aveva dato il pascià di Tolemaide^ e più ch^ altro air influenza di Haim-Fahri

Aveva portato ai Greci lettere d^ introduzione da parte del patriarca Gregorio di Costantinopoli , e del loro capo diretto, Policarpo, patriarca di Gerusalemme, che risiede costantemente al fanale. Aveva frequentemente veduti que- sti due dignitarii ; e il patriarca Gregorio , col quale ero in relazioni dirette, m'aveva spesso dimostrato quanto desiderasse una pace solida fra i Greci ed i Latini . In con- seguenza d^una lagnanza del vescovo greco di Gerusa- lemme, il quale accusava i nostri sacerdoti d'avere ag- giunto alcune canne al loro organo, Gregorio rispose : » Aggiugnete alcuni cantori alle vostre cerimonie e le » cose saranno uguali » L' unione , la pace ! andava egli ripetendomi in tutti i nostri colloqui , e mi rammento che un giorno , aggiugnendovi una dimostrazione allego- rica, mi provò di conoscere gli apologhi orientali e di sa- perne far r applicazione . Egli prese il bastone che ave- vo in mano per difendermi dai cani ringhiosi del sub- borgo : » Vedete questo legno, mi disse ; è debole ; aggiun- » getene un altro, eccoli forti. Se stanno uniti, si prò- teggono a vicenda; se si lasciano, s'indeboliscono; il t tarlo entrerà fra loro e li roderà Cosi mille sette im- » pure hanno attaccato le nostre due Chiese dappoi che si » son separate: queste non saranno felici e potenti sennon- » che quando si riuniranno » . Era questo presso a poco il linguaggio del vecchio di La Fontaine, ma meno poetico e forse meno sincero:

«VIAGGIO

69

>) Vedete, o figli, di concordia il frutto :

» Siate uniti , diss' ei , l' amor v' accordi ! (1)

Trovai^ fra i Greci che cìrcoodavano il vescovo di Ge- rusalemme, sacerdoti giovani ed alcmii laici istruiti della loro letteratura; uscivano dalle scuole di Scio e di Cido- nia . Qualche volta si provavano ad argomentare contro i nostri diritti al possedimento de' santi luoghi, citandomi testi latini che non intendevano, e tutti in nostro favore , altra volta parlavano del concilio di Firenze , e parevano dolersi del loro se isma e facevano voti pella riunione . Poi mi parlavano di politica, e mi domandavano notizie dei loro principi del Fanale , di Valacchia e di Moldavia, sole prò- vincie dove avessero conservato un' ombra di potere . In una di queste conversazioni mi scappò detto : b I torbidi B s'avvicinano, la tempesta non è lontana » . Queste pa- role che non poterono indovinare a Gerusalemme, e che avrebbero intese a Corinto e a Yassì, furono trasmesse a Costantinopoli siccome una minaccia enimmatica di cui chiedevano spiegazione. Prima però che la risposta giù- gnesse, la rivoluzione greca era bella e scoppiata .

Il tempo eh' io aveva prescritto al mio soggiorno a Ge- rusalemme passava rapidamente; volli visitare un'altra volta i luoghi testimoni della Passione , ma questa volta , nell'ordine della narrazione dell'Evangelio, ch'io scarta- bellava camminando. Attraversai perciò Gerusalemme nel- la sua lunghezza ; passando la gran piscina , la porta di Sitti Mariam , il luogo del martirio di San Stefano, e la-

(I) Vous voyez, reprit - il, l' eflet de la concorde : Sojez Joints, mes eorants ; quo l' amour vous accorde !

La FONTAtirB. Favola xviii.

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MARCELLCS

sciando a destra il sepolcro della Vergine, giansi nella val- le di Giosafat ; poi, salendo sui flanchi della montagna, an- dai a pormi nelForto di Gethsemani dove comincia la su- blime storia .

Alcuni olivi, vecchi come quella , cuoprono ancora coi loro tronchi enormi questo santo luogo. Questi alberi che si ringiovaniscono per polloni infiniti e sempre rispettati , hanno un segno distinto ; sono venerati dai Turchi ed esenti da una parte deir imposizione : aggiungo che la pie- tà dei pellegrini lascia raramente venire a maturità i loro frutti .

Quivi s*" addormentarono i discepoli; Gesà Cristo pregò, languì , s^addolorò nella grotta detta deìV Agonia , dove son stati eretti alcuni altari *, si mostra il luogo del bacio di Giuda, e delP arresto del Nostro Signore. Sem- pre nello stesso orto degli Olivi, che ora è soltanto un gran campo, il corteggio scese la valle di Giosafat, mentre i figli di Zebedeo si nascondevano nelle grotte delle tombe, che sono a destra sulla montagna che fa prospetto a Ge- rusalemme . Traversò V alveo ghiaioso del Cedron , e sa- lendo la collina di Sionne per un sentiero segnatole sui fianchi fra il torrente e le nuove mura della città, giunse alla casa di Anna, che oggi è un convento Armeno.

Continuai sulla montagna il mio pietoso Itinerario , e dalla casa del pontefice Anna , passai al palazzo del suo genero Caifasso, principe de' sacerdoti , che era situato un poco più su verso la sommità di Sionne; poi, siccome scendeva verso la città e rientrava dalla porta dei Uegre- binij altra volta porta Sterquilinia^ le alte muraglie del- la moschea che sta dov'era il tempio di Salomone, mi ob- bligarono a un lungo giro per giugnere al pretorio com- preso nel nuovo ricinto della città .

VIAGGIO 61

E ^vì tattaTia risiede il goTernatore 9 ma non è più BoDUcheloinaiMU, è GosUntinopoli : le slesse porte che ciHidacevaiio a Pilato, s^ aprono oggi per guidare b Mut- selim : qoe^ muri che videro Gesii Cristo hanno veduto Tito, Cosroe, Omar, Saladino, i re di Francia e d^ Inghil- terra , i Boidam d^ Egitto, Goflredo, Lusignano e Yacnb Mohammed - Aga , governatore attuale di Gerusalemme la Santa. Oh Prowidenia!

La finestra dell" Ecce Homo domina tuttavia queste rui- ne , e la volta che la sostiene accavalcia la via siccome un ponte . 11 luogo della flagellazione è una grotta che s lascia a destra, risalendo la Via Dolorosa ^ gli sciausci ( sol* dati guardie) del governatore ci tengono i loro cavalli: al- tra volta vi si trovava la colonna alla quale fu legato Gesù Cristo durante F ignobile tortura j oggi ella si conserva nell^ intemo della chiesa del Santo Sepolcro

Lasciando il pretorio , continuai pella via chiamata in Àrabo Harat - f / - aliarne^ cioè via del Dolore: ella è nel cen* tro di Gerusalemme . Segni fatti nel muro a varie distanze indicano i luoghi dove il nostro Signore cadde sotto il peso della croce, e una croce rossa indica il luogo delP in- contro con Simone Cireneo . Più lunge , a un angolo della Yia , la tradizione che si mescola per tutto ai racconti del Vangelo , narra che Maria scòrse il figlio curvo sotto il vergognoso peso e si svenne: sant^ Elena aveva fatto in questo stesso luogo costruire una cappella, che non è stata mai finita, sotto nome di Svenimento della Vergine Di- rimpetto è una stanza bassa e cupa , molto somigliante a una prigione , ed è la casa del povero Lazzero ; avve- gnaché la tradizione vuole ancora, che questa parabola sia il racconto d' una vera storia . Yedesi, nelPangolo sinistro della via, che si ripiega a questo punto, la casa del ricco

62 HABCELLUS

Epulone : è questa una delle più belle di Gerusalemme , quantunque vecchia in apparenza, ed anch'oggi vi sta un ricchissimo Ebreo .

Più su il Salvatore s' imbattè nelle fanciulle di Gerusa* lemme, e volse loro parole profetiche . Vengono poscia la casa di santa Veronica e la porta di Giudiciaria ; e dopo pochi passi si arriva finalmente al luogo del supplizio. Mi feci daccapo riaprir la porta della chiesa del Santo Sepol- cro; e là, sotto la^olta, salendo i diciannove scalini che vanno dal suolo alla sommità del Golgota , mi trovai sul Calvario dove tutto fu consumato Ridiscesi in seguito presso la tomba , sublime scioglimento di questa storia tanto semplice e tanto commovente ! Cosi fini la mia santa passeggiata per la quale sola mia guida era stato il Vangelo

In una mattinata vidi le tombe dei Giudici poste sulla strada di Naplusa , e quelle dei Re più vicine a Gerusa- lemme. Le prime , vasti sotterranei scavati nel sasso , pre- sentano una moltitudine di cellule e di nicchie dove si collocavano i feretri destinati senza dubbio a tutt' altre famiglie che quelle non erano dei Giudici d' Israele . Le tombe dei Re^ grandi catacombe praticate ugualmente sotto gli scogli alcuni piedi sotto il suolo, presentano le vestigia d' una architettura più ricca , e sarcofagi adorni di festo- ni di fiori e frutti d'una certa eleganza. Queste ultime sculture mi sembrarono appartenere alFepoca del dominio romano

La via di Naplusa , che conduce anche a Damasco, è polverosa , senz' ombra , senza vegetazione , e spesso infe- stata dagli Arabi del Deserto. Maplusa, TAntica Samaria è sempre una rivale per la città di Gipda ; i suoi abitanti

VIAGGIO 63

passano per essere i più selvaggi e i più indomili della Palestina .

Lo stesso giorno mi chiusi nella chiesa dei Santo Se- polcro col Guardiano, il quale, partendo per Malta, voleva anch^ egli recare un ultimo tributo al gran sepolcro .

Il gran sepolcro adora, e scioglie il voto (!) .

* Io parto con un dolore profondo e con presentimenti ben tristi , mi disse il buon vescovo di Palestina Che avverrà dei nostri santi possedimenti , delle nostre pie prerogative , allorquando i nostri fratelli d^ Europa ci lasciano senza forza e senza soccorsi in faccia ai nostri nimici turbolenti 7 M^ era stato detto che il regno del- r empietà e delP ateismo era finito in Francia; che la fede vi s^ era risvegliata nei cuori ; che si cominciava a scuoprirsi la fronte e a piegar il ginocchio davanti alla Croce! Donde avviene dunque che si dimentica il santo sepolcro? Il vostro paese non ci ha mandato un prete , ne un ricordo ... e pellegrini tanto ra- ri ! ! ! * Io stava silenzioso a lagnanze tanto giuste e diceva fra me :

Strusse il Signore la città rcina : In ceppi stanno i Sacerdoti , i regi Cacciati furo : Iddio non vuol eh* ornai Si veggan le sue pompe (2) .

Avevo chiesto la celebrazione d^ un servizio funebre pel duca di Berrì ; poiché avevo data la trista novella

(1) Ultimo Terso della Gerusalemme liberata .

(2) BACINE Atalia, Tragedia, Atto HI.

I

1 64 MARCBLLDS

della sua morte ai nostri religiosi , ed essi avevano pianto con me il principe che visse operando il bene e morì per- donando. Onesta angusta vittima delle nostre rivoluzioni mi rammentava un^ottava del Tasso ^ tutta profetica, dalla quale io era stato sempre profondamente colpito : leggest questa nella Gemsalemme Conquistata , lavoro poco cono- sciuto j il^poeta ispirato sclama :

La Francia adorna or da natura ed arte , Squallida un A vedrassi , e in manto negro , Ne tempio Illeso , o Inviolata parte , loco da furor rimaso integro : Vedova la corona , ovunque sparte Le sue sostanze , e il regno afflitto ed egro : Della stirpe Real reciso e monco Il più bel ramo , e fulminato il tronco . (1)

II di 8 luglio era stato destinato per le nostre preghie- re e per la lugubre cerimonia. Io doveva essere armato cavaliere del Santo Sepolcro dopo la messa, e bramai , secondo Tantico costume, sottopormi alla veglia delle ar* mi. I nostri canti e il nostro uflizio durarono una parte della sera . Verso mezza notte ogni religioso si ritirò nel- r angusta sua cella ^ io rimasi solo sotto la gran volta la- terale del tempio . Quivi , immerso in una cupa medita- zione, portai i miei passi incerti da un pilastro alFaltro ; riandai le età , evocai le anime di tanti illustri pellegrini, di tanti pietosi cavalieri Aveva davanti agli occhi il Cal- vario; andava ad inginocchiarmi sul marmo della croci- fissione, e tornava alle mie meditazioni presso alla tomba :

(I) Tasso, Gerusalemme conquistata, Canto HI.

VIAGGIO 65

Analmente i preti armeni ed i copti intuonarono i loro can- tici del mattino .

L'orologio non stette guari a batter le tre: il giorno spuntava ; gli apparecchi del sacrificio cominciarono Te- li funebri cuoprirono il sepolcro : i padri di Terra Santa, in numero di trenta, assistettero alla cerimonia, che fu so* lenniizata con profondo raccoglimento. Durante la fun- zione, uno dei Turchi custodi della prima porta deOa Chie- sa ci si avvicinò , e sorpreso di quei canti insoliti , come pure della nostra tristezza^ ne domandò il motivo, t II fi- glio del re di Francia è morto, gli risposi io: ed egli: Dio solo è grande! e se n'andò.

Questa parola. Dio solo è grande! (Allah buytik dur) che i Turchi ripetono spesso nei loro colloqui più fami- liari , mi colpi sotto la cupola del Santo Sepolcro , e mi rimbombò nelF anima come se avessi sentito Massillon pro- nunciarla sulla tomba del gran Re

Dopo le lugubri invocazioni che finiscono la messa dei morti , fui condotto neUa cappella di santa Maria Madda- lena; si ricordava il mio cuore, che quest'ultimo nome è il nome di mia madre Colui che stava per essere armato cavaliere, rimase solo col sacerdote , custode della Ter- ra Santa:

E quel, prima in se stesso , Pianse i saperbi sdegni, e i folli amori; Poi, chinalo a' suoi pie, mesto e dimesso , Tutti scoprigli i giovenili errori (1)

Fu poscia portata la spada, gli sproni ed i guanti di Goffredo di Buglione, fondatore dell' ordine, che fu il re

(I) TAMO» GcfBS. Lib., e. XTIII, St. 9.

IV.

66 MAKGBLLUS

de' prodi conquistatori di Gerusalemme ; le porte furono chiuse ; la cerimonia fu imponente 9 e finì colla lettura de- gli statuti che mostrano ai cavalieri i loro doveri e le lo- ro prerogative.

L' indomane vigilia della mia partenza , fuggii solo dal convento ; scesi rapidamente la Via Dolorosa , andai a co- glier sui vecchi olivi di Gethsemani alcuni frutti ed alcune foglie; poi, traversando la via di Betania, andai ad assi- dermi sotto r ombra d^un terebinto, rimpetto a Gerusa- lemme. Là volli leggere tutte le Lamentazioni di Geremia, e i miei occhi non si staccarono dal santo libro, sennonché per fissarsi sulle mura del tempio , sulla cupola del Santo Sepolcro, sulla collina lontana di Sionne, e sui suoi cipres- si , sul Cedron asciutto e sulla valle di GiosaflTatte, trista e disabitata .

Davanti questo santo anfiteatro io leggeva queste paro- le. » Tutta la bellezza della figlia di Sionne è sparita; i

suoi principi sono fatti come armenti senza pascolo . . » Sionne ha proteso le palme, v'è stato chi rabbia » consolata. D Signore m' ha abbeverato d' amarez- » za e m'ha inebriato di assenzio. E nondimeno il » Signore è buono per coloro che sperano in lui, è buono » per quell'anima che lo cerca. •• Ma egli ha sparso

la sua collera e la sua indignazione, ed ha acceso in » Sionne un fuoco, che Tha divorata fino alle fondamen- » ta . . Per ira dei peccati de' suoi profeti e delle ini- » quità dei suoi sacerdoti, che hanno versato in mez- » zo alla città il sangue dei giusti . . Signore , vedete » il nostro obbrobrio : gli schiavi sonosi fatti nostri pa-

droni, il nostro retaggio e le nostre cose sono passate » in mani straniere; la gioia del nostro cuore è estinta . »... I nostri canti sono oggimai canti di corruccio. La

VIAGGIO 67

» montagna di Sionne è perita. . Voi solo, Signore, du- > rate eternamente , e il vostro soglio dominerà le gene- » razioni.»

Allorché, frammischiando alle solite occupazioni della vi- ta alcmii pensieri gravi , si leggono nel silenzio del riti- ro, e quasi per abituarsi ai dolori , queste sublimi lamen- tafioni , tante sventure scuotono , inteneriscono . Ma allor- quando, meditando sopra i sacri monti, vedesi cogli occhi propri il compimento di quelle terribili profezie , quando Gerusalemme sta la tutta ravvolta nella maledizione di Dio e gemente tuttavia in mezzo alla sua polvere , allora pare che T anima sola non basti per adorare la potenza di- vina e per umiliarsi al cospetto delP Eterno.

Dopo aver detto addio a tutti questi monumenti sacri, ch^ io non debbo più rivedere , risalii la valle e passai pres- so la grotta di Geremia, come per sospirare un^ altra volta col profeta; poi rientrai per la porta di Damasco, e tra- versai il quartiere degli Ebrei; finalmente mi ridussi al convento, tutto tristo di aver finita la mia ultima passeg- giata.

11 consiglio dei padri di Terra Santa erasi riunito mol- te volte durante il mio soggiorno a Gerusalemme ; nella sua ultima tornata egli stese una lettera pel re di Fran- cia, che il Guardiano mi consegnò aperta pregandomi di dar- la io stesso a Sua Maestà. La lettera era scrittain italiano .

I poveri religiosi dicevano al re tutto il loro dolore alla nuova della morte del duca di Borrì ; i loro occhi avvezzi alle lacrime ne avevano versate in gran copia sulla sua fi- ne prematura Domandavano protezione per i loro santua- ri invasi, soccorso contro le persecuzioni . » Cacciati fra » poco dalla santa tomba, che fu confidata alla nostra cu- stodia , scrivevano , troppo deboli e troppo poveri per

68 MARCBLLUS

» resistere a tanti oltraggi e a tante ingiustizie , gittando » un ultimo sguardo sulla disgraziata Gerusalemme 9 ci

* vedremo costretti a ritornare in Europa e recarvi le » nostre lacrime e i nostri dolori Cbe il primogenito del- t la Chiesa ci preservi da pena si dura ! possano una vol- » ta i padri di Terra Santa, nelP angolo del mondo ove tra-

* scinano la loro penosa esistenza, essere a parte dei bene- » fizi che il re cristianissimo sparge soprai suoi sudditi! »

Al mio ritorno a Parigi consegnai fedelmente questa lettera a Luigi XYIII. II re ne fu intenerito 1 Gompian-

* go sinceramente le loro disgrazie, mi disse, ma che ci » si fa 7 Denaro e sacerdoti , sire Ah J sacerdoti. Que- » sto non sarebbe difiicile ; ma denaro , lo sapete pure , 9 non posso disporre che del mio. Darò tutto quello che » potrò e veramente di cuore »

Uno degli ultimi giorni passati a Gerusalemme , passeg* giava secondo il solito sulla terrazza del convento del San- to Salvatore. Era di sera. Riposavansl i miei sguardi sul- le montagne nude e rossiccie che circondano il mar Mor- to, e sui vapori gravi e lividi che l'avvicinarsi della not- te sviluppa appoco appoco dal suo grembo. Un religioso che non avevo ancora veduto nella comunità mi si avvici- nò, e tirandomi pel vestito mi disse in spagnuolo : » Scu- ' satemi , signore, se vi frastorno nelle vostre riflessioni; » è un pezzo che in traccia di voi , e soltanto stasera » m' è dato trovarvi . Volevo domandarvi se avete qual-

> che notizia d' un vostro compatriotta chiamato Chateau- » briand.'-Si davvero, padre, gli risposi sorridendo, » è un nome questo piuttosto conosciuto. Ebbene, chi » Io porta è amico mio —-E come vi chiamate, padre? » diss' io allora Ah! signore, io sono il religioso più

> spregevole di tutti, merita il nome mio d"* esser prò-

VIAGGIO 69

> nanciato . Ma che fa il signor Gliateaubriand ? è onora-

to, è potente?» —Egli vive lontano dalla corte , pa- t dre --Oh ! me ne rallegro ; al regno superno si giugno

solo per un sratiero di spine : ma ^ signore, se non isde-

> gnate la cella d'un povero solitario 9 fatevi condurre » domani a quella del padre Munoz, che avrìi gran gusto » di vedervi! C!ome, siete voi 9 ripresi io con gioia, » colui dal cuor limpido e bianco 1 (1) Sì, sono io, ri* » spose e non ho mutato Ma s'avvicina Fora della pre-

ghiera ; addio a domani *

Fui esatto air appuntamento: il padre Muiioz mi rice- vette in una cella angusta e buia. Ci ponemmo a sedere sopra una panca vicino a un abbaino inferriate : non vi erano sedie, tavola, solo un inginocchiatoio come quelli delle chiese d' Italia Aveva accanto al letto due qua* dri, che rappresentavano due teschi dipinti a color bianco sopra un fondo nero > Ecco , mi disse , mostrandomeli » e scNTrìdendo della mia sorpresa, ecco tutti gli omamen- » ti di camera mia . Una di queste triste imagini è quel-

lo specchio in cui soglio contemplarmi ogni giorno, non » totalmente quale io sono ora , ma quale sto per doven* » tare ; e r altro , lo credereste ? è il ritratto della più gen- » tu giovinetta dell'Andalusia, delineato quaranta dopo

una festa di balio in cui vinceva di gran lunga in bellezza

tutte le sue compagne ! -- Io rabbrividiva a mio malgra* » do, ed ei se n'accorse: Fremete eh! credete a me, » avvezzatevi a questo spettacolo; bisogna disprezzar que«

> sto mondo ed attaccarsi all' altro . Ma io abuso del

> vostro tempo: venghiamo al vostro proposito. .. Io

(0 VeggsBl r Itineràri* del lisnor Chateaubriand .

70 MAECBLLOS

» soQ sai punto di morire ; già già non posso più scrive-

* re; la mano, obbediente alla mia volontà per settanta- » tre anni , ricasa oggi il solito ufficio ; soffro dolori ine-

narrabili , e forse prima della vostra partenza da Geru- » salemme vedrete i miei funerali > . . Terminando que- ste parole 9 il padre s^ appoggiò al muro 9 siccome fosse sfinito dallo sforzo fatto parlandomi ; e dopo pochi momen- ti di silenzio, ripigliò : » Dite al signor di Chateaubriand, » che muoio coli' anima piena di gaudio: Gerusalemme è » mia sede prediletta : e chi può ridire di quanta dolcez- » za sia finire la vita nei luoghi stessi dove il Salvatore » del mondo mori per noi ! Il signor di Chateaubriand t non udrìi pia parlare del padre MuRoz , ma ditegli che » lasuamemoria m'ha accompagnato fino all'agonia. > 11 padre mi consegnò allora V ultima lettera eh' egli aveva ricevuta dal suo illustre amico » Sia questa la sola rispo- » sta, diss'egli: il signor di Chateaubriand saprà cosi ad » un tempo che l' ho ricevuta, e eh' io non sono più ! > Mi pregò poscia di accettare una corona, ch'egli stesso aveva fatta colle olive di Gethsemani, e di cui s'era servito vent' anni. » Non ho più tempo per recitarla, soggiun-

* se Addio, signore, addio; è troppo osare porvi sotto oc- » chio lo spettacolo d' un povero monaco spirante

Lasciatemi, e possa la vostra morte esser felice quanto » la mia ! »

Io mi ritirai tutto contrito : alcuni confratelli del pa- dre Munoz vennero a recargli soccorso ; ei non avea bi- sogno di consolazione .

Partii due giorni dopo questo colloquio: il padre Munoz non aveva ancora lasciato questo mondo per la patria vera. Una lettera ricevuta al mio giugnere a Smime, mi annunziò la fine di questo religioso che avea veduto

VIAGGIO 71

scorrere quarant' anni deUa sua yita fra le mura di Ge- rusalenune 9 e che tenevasi tanto beato di poterci mo- rire.

I Ecco la lettera del signor visconte di Chateaubriand al

I reverendo padre Munoz^ a Gerusalemme.

Parigi 13 settembre 1818.

Reverendo Padre!

Spero vi rammentiate tuttavia d^ un ' pellegrino cui avete così generosamente dato ospitalità Quanto a me , serberò etema la memoria del cortese accoglimento che m'hanno fatto i venerabili padri di Terra Santa . Ho sa- puto dal signor conte di Forbin tutte le vostre sventure , e le nuove persecuzioni che provate. Voi 9 reverendo mio padre , siete avvezzi al martirio 9 e Dio vi farà alla fine trionfare de' vostri nemici.

Il viaggiatore che vi consegnerà questa lettera è il si- gnor Bae Wilson 9 gentiluomo inglese che viene a visitare i santi luoghi. Nel suo paese egli ha renduto grandi ser- vigi ai Cattolici : io già so che vi compiacerete esser per lui quel che siete stato per me . La vostra carità si stende a tutti gli uomini

Degnatevi 9 reverendo padre, ricordarmi a tutti cotesti buoni religiosi che ho avuto la ventura di vedere a Giaffa o a Gerusalemme , e credere che mi terrò felice quando avrò potato rimunerare tante vostre bontà. Se mai per

It MARCBLLU8

sorte veniste in Francia , spero che ninno fra Toi vorrebbe cercar altra casa fnor che la mia

Sono 9 con un cuor limpido e bianco ^ mio reverendis* simo padre ^

Vostro umil. obb. ed aff. serv. ,

Il visconte DI CHATEAUBRIAND

pari di Francia , cav. del S. Sepolcro .

Pochi giorni dopo il mio arrivo a Parigi esecutore fe- dele degli estremi voti del padre Munoz 9 mandai al si- gnor di Chateaubriand la lettera autografa che quel re- ligioso gli rimandava 9 dopo averla serbata per tutta la sua vita; vi aggiunsi anche il racconto che ho narrato poco fa. U signor di Chateaubriand mi rispose cosi:

Parigi 13 dicembre 1820

Signore !

M^ avete scritto una cara lettera ; eravate veramente degno di visitare la terra dei nnracoli. Il brano del vostro giornale mi desta gran voglia di conoscere il resto. Di- sgraziatamente sono costretto a ripigliare in mano il basto» ne del viaggiatore ; a Berlino e le brighe della partenza non mi lasciano un momento libero

Serbate /signore , colla maggior cura, il retaggio del buon padre Munoz , un cuor limpido e bianco : questo cuore è della vostra età, e voi avete veduto coli' esempio

VIAGGIO 73

del nostro vecchio ospite di Gerusalemme, che la religione paò mantenerlo tale , fra mezzo a tutte le pene e nell^ età pili avanzata della vita

Perdonatemi , signore : vi scrìvo queste parole in fret* ta , e avendo appena tempo di dirmi ,

Vostro umil. e dov. servitore CHATEAUBRIAND

Ho cento lettere della mano del signore di Chateau- briand, gravi e laconiche com^egU sapeva scriverle quan- do con braccio vigoroso e sperimentato menava il timone dello stato : sono esse tutte nei miei archivi di diplomati- co, presso al mio portafoglio di viaggiatore: e nondimeno non ve n' è una, che mi commuova quanto questa, quando piglio a rileggerle . Le alte questioni politiche che si agita- vano nella nostra corrispondenza spettano ornai a tempi dimenticati , ma la lettera a proposito del padre Muiioz ricorda V evento pia prezioso della mia gioventù .

IV.

10

GAP. XVII

coirTBirri di tbrra santa

LOBO COSTITOZIONB

POSSEDIMENTI E PBEBOGATIVB

DEI CATTOLICI PBOTETTI

DALLA FBANCIA

( 1820)

Viri roÙTo Rìiirnt, ti vimttpof Uyu,

STATO delto tutto sopra Genua- lemme: tanti storici, tanti viaggia- tori hanno parlalo delle sue rivo- taizioni e delle sue miesrie! For> è stata troppo spiegata, poicliè si conoMMHio tanto poco in Francia i nostri diritti al posse-

76 MARCBLLUS

dimento dei luoghi santi , e io stato dei religiosi destinati alla loro custodia. Io vorrei , sponendo questi diritti , far dividere altrui il profondo interessamento e Pammirazione che m^ ispiravano il coraggio e le sventure dei nostri sa- cerdoti a Gerusalemme V^ ha egli effettivamente nulla di più commovente di quest^ uomini pii e fedeli framezzo alle sette e air idolatria, esposti ad insulti quotidiani, veg- ghianti presso una tomba rovinata , e preganti senza posa pei loro fratelli che li dimenticano 7

La Terra Santa^ in linguaggio di pellegrino significa tutto il paese che il Signor Nostro santificò colla sua presenza. I Luoghi Santi y sono quelli dove operò i suoi miracoli . I Santuari sono le chiese o i conventi stabiliti nei luoghi santi .

Questi sàntuarii, fondati da Sant^ Elena e da Costantino il Grande, furono distrutti nell^anno 614 delibera volgare, per ordine di Gosroe re di Persia : P imperatore Eraclio, che regnò a Costantinopoli nel secolo V , li riedificò , e ott^anni dopo passarono sotto il dominio del califfo Omar , che ne assicurò V accesso alla venerazione dei Cristiani . Rovesciati di bel nuovo da Amuratte principe di Babilo- nia, furono rifatti daccapo nel 1009, dalla madre sua che fu una cristiana per nome Maria

Guido di Lusignano, vinto da Saladino, fece ammette- re nella sua capitolazione, che i Cristiani rimasti a Geru- salemme non sarebbero per alcun modo inquietati nel- r esercizio del loro culto .

Nel 1342, il re di Sicilia Roberto, e la regina Sancha sua sposa, comprarono dai soldano d^ Egitto i santuarii della Palestina, e li posero sotto la custodia dei religiosi di san Francesco

VIAGGIO 77

Nel 1517, la Terra Santa , come pare la Siria, doven- tarono una fra le molte conquiste del turco Selimo ; e il trattato conchiuso fra il suo successore Solimano e Fran- cesco I, pose sotto la protezione della corona di Francia i luoghi santi e i religiosi custodi dei medesimi , dovendo questi però pagare ogni anno ed a perpetuità un canone di quattordici borse, equivalenti a settemila piastre turche a modo di tributo

Passarono dugent'anni pacificamente sotto la fede di questi trattati. Le prime usurpazioni dei Greci datano sol- tanto dall' anno 1757. Non già che nei secoli precedenti non si siano veduti tentativi di usurpazione per parte degli scismatici , e traccio di discordia fra loro e i Latini , ma perinfino allora i nostri diritti di possedimento e di custo- dia non avevano solTerto alcuna lesione reale , e ad onta dei firmani ottenuti dai cristiani dissidenti, i santuarii rimanevano sempre e senza partaggio affidati ai nostri re- ligiosi. Fa d'uopo notare altresì, che durante isettant'an- ni che precessero il firmano del 1757, ogni cabala pareva interrotta e la pace solidamente ristabilita .

Nonostante, alcuni pellegrini greci avendo nel 1756 sac- cheggiato il convento cattolico di GiafiTa, questa scaramuc- cia fu preludio di un attacco generale . E veramente, po- chi giorni dopo, a Gerusalemme, gli scismatici assaltarono i religiosi ed i cattolici racchiusi nella chiesa del Santo Sepolcro , spezzarono le lampade , ne dispersero gli orna- menti: poi, fiancheggiati da processi verbali (tlam) coo- perati con enormi sborsi, si dichiararono essi stessi insul- tati , e si lagnarono al divano imperiale della pretesa ir- ruzione dei Latini: finatanente, trovando favorevole ai loro desiderii il gran visir Ragib , gittaron Tia la maschera e

78

MAECBLLUS

presentarono una supplica tendente a spogliare affatto i sacerdoti Franchi dei luoghi santi .

La sublime Porta parve prestare seria udienza a que* stadomanda, come pure alle istanze contradittorìe del* r ambasciatore di Francia; e dopo alcune conferenze ed esami senza conchiusione^ dopo aver da una parte e dal- l'altra citato flrmani nati dalle volontà mutabili e capric* ciose dei sultani, invece di attenersi a quei trattati d'un carattere strettamente obbligatorio , pe' quali due stati si legano con vincoli indissolubili e stipulano fra loro c(mi- cessioni irrevocabili , il gran visir fece pubblico Vhaiti sceriff( decreto imperiale ) del 1757 , che in questo modo recò ai nostri privilegii la prima e più viva ferita. Que- sto decreto cacciava i Latini dalla chiesa della Vergine , dalla gran chiesa di Betlempie , e affidava alla custodia e alla protezione speciale dei Greci il Santo Sepolcro e mol* ti altri santuarii .

Le proteste degli ambasciatori francesi contro questa spoliazione, frequentemente rinnuovate in seguito, furono sempre senza frutto : che anzi ogni anno , dappoi quella epoca, la Francia ha veduto togliersi qualcuna delle sue antiche e sante prerogative ; e firmani ottenuti di tanto in tanto dalla imparzialità di qualche sultano , conferendo ai Latini minimi privilegi, non hanno potuto controbilan- ciare il credito dei loro ostinati avversari, i Greci ete- rodossi .

Nel 1808 , P incendio del Santo Sepolcro fu per gli sci- smatici un pretesto per far valere novelle pretensioni Ottennero dalla sublime Porta il dritto di rifabbricar la cupola ; e questo diritto non potevano loro disputare i La- tini, poiché i mezzi dei conventi erano allora esausti af- fatto . I Greci riedificarono cosi la cupola del Santo Sepol-

VIAGGIO 19

' ero , che le fiamme averaiio interamente consumata , e si autorizzarono da questo fatto per riclamare una folla di prerogative.

I n loro architetto ebbe' allora la gioia maligna di distrug-

I gere le tombe di Goffredo, di Baldovino e dei re di Geru-

l salemme, conservate sotto una volta laterale del tempio ; ne sperse gli avanzi, o li fece murare fra le costruzioni della nuova cupola

E nulladimeno , per combattere V influenza greca, e ser- bare tuttavia diritti sopra alcuni santuarii, faceva biso- gno di oro e di molto oro: e che potevano i religiosi La- tini? Le nazioni dell^ Europa, sfinite dalle guerre che de* solavano il mondo, non spedivano pia alcun soccorso alla Terra Santa . I Francescani pensarono prima a vendere i vasi sacri dei loro conventi; ma davasi loro si poco de-

I naro di quelle pietose oCTerte di tanti re , ch^ e' si risolvet- tero finalmente di accettare a preferenza le condizioni più dure: e questa è r<Mrigine dei debiti esorbitanti che gra- vitano oggi sulla loro finanza.

> Da un altro lato , i Greci non erano i soli antagcmisti :

gli Armeni , pia ricchi ancora di essi, ma d^ una influenza meno eflScace, avevano acquistato dalle autorità turche, ad epoche svariate, la facoltà illegale di spartire il nostro godimento di alcuni santuarii, e di allontanarci da molti

; altri Spesso queste due sette si disputano fra loro una prerogativa , e lottano insieme di credito e di pecunia : ma

' qualche volta eziandio, sudditi comuni della sublime Por- ta, riuniscono i loro sforzi contro i preti stranieri , ed al-

I lora nuUa può ad essi resistere.

QueUa somma di settemila^piastre turche, esatta in for- za dei trattati di Francesco I con Solimano, è dunque spa-

80

MARCELLUS

rita sotto gli enormi balzelli che opprimono i Latini Im- poste d^ogni genere sMmpongono loro arbitrariamente: alcuni Turchi , anche senza autorità , riclamano coi più ingiusti pretesti canoni o regali, che non osano negar loro per tema di avere a comparire al cospetto d' un tribunale venduto ^ imperocché la venalità più svergognata regna a Gerusalemme Il godimento degli altari , il diritto di ador- narli, il favore di pregarvi o anche di vederli, tutto è al- r incanto, e si vende ad un culto escludendone gli altri, op- pure a molti ad un tempo !

I Musulmani de^ nostri di non hanno veramente le virtù e la rigorosa probità degli Arabi antichi, o de^ Turchi loro antenati : gli spiriti increduli si moltiplicano in grembo allMslamismo ; numerosi filosofi, senza riconoscere la sola religione vera, scuotono tra essi il giogo del Corano : la indifierenza conduce di mano a mano all'ateismo, e quindi air oblivione di tutti precetti della morale La tirannide e r avarizia dei pascià lontani dalla capitale non hanno più freno, dappoiché , ribelli al sultano figlio di Maometto e ca- po del loro culto, pongono in non cale il codice dei loro do- veri civili e religiosi

Ponendo fine a questo piccolo ristretto, aveva dappri- ma voluto riserbare per una nota lo specchio sinottico dei possedimenti e dei privilegi , che transazioni pubbliche colla sublime Porta guarentiscono in Palestina alla na- zione francese : ma questo specchio m'é sembrato poscia appartenere troppo strettamente al subbietto ch'io mi provava a trattare , per non farlo figurar nel testo

VIAGGIO 81

D'altronde, queste particolarità, minute od aride per taluni, possono ofiérire una certa importanza per altri. Mi sono perciò risoluto a porle qui , aggiugnendovi alcu- ne osservazioni le quali dimostrino le usurpazioni degli scismatici .

Ecco dunque questa spezie d' inventario (1) .

(I) Per capir meglio la prima parte di questo specchio , si può consultare la pianta della chiesa del Santo Sepolcro , inserita nel Viaggio in Levante del conte di Forbin .

Noi abbiamo annessa una pianta di questo tempio al Viaggio del Ro- binson, che fo parte della presente Raccolta . nota del gohpilatobi

Pf

IV.

11

OSSERVAZIONI

3. 1 Greci, dappoi la ricostruzione dei I8O89 pretendono possedere la metà del Sepolcro , che loro accorda on fir- mano pubblicato nel 1818.

5. Nella galleria superiore, sono diciassette arcate; i Cattolici ne posseggono undici , e sei gli Armeni . Un muro rozzo, alzato da questi, separa i due possedimenti.

POSSEDIIENTI E PREROGATIVE

DEI FRANCESI

§. 1. NELLA CITTA DI GERUSALEMME

1 La chiesa del Santo Sepolcro .

2. II monastero di D^rui-Amudy o San Salvatore, sue attenenze e dipendenze.

3. 11 sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo j che sta in mezzo della chiesa dello stesso nome .

4. La grande e la piccola cupola, guarnite di lastre di piombo che le ricuoprono

5. Le volte e le colonne che sono attorno, fino ai can- celli di ferro messivi per segnar la linea, laddove comin- cia la chiesa dei Greci.

6. Le gallerie e le case dei religiosi Latini sotto le volte e le colonne citate .

84 MARCBLLUS

7. 8

Questi tre oggetti , bruciati nel 1808 , non sono stati più rifatti

11. Quattro di queste arcate sono state usurpate dai Greci

15. Questa grotta , che si chiama anche Cappella di Sant^EUnaj è quasi sempre invasa dai Greci, ci ap- partiene più che di nome.

19. Questa sedia non v^è più.

20. La pietra dell'unzione è stata messa a comune fra 1 Latini edi Greci»

TIAGGIO 95 I

X D TolliMie aiuto sopra i detti cancelli ferro.

8. La slama che è a capo della muraglia del citato j Toltone .

9. I candelieri postivi da Soa Maestà il re Francia i sotto qoeslo stesso ▼«dtone.

10. Za pMira delta di sania Maria Maddalena^ e tatto i il posto dal gradino della sagrestia dei religiosi franchi ,

fino ai gradini della porta della cisterna ; e dal di sotto delle colonne fino ai gradini della cappella cattolica.

11. La parte superiore delle sette arcate^ dette gli Ar- dii di San/a ifana .

12. La parte ìnferioce dei detti archi. ì

13. L^ altarino che è sotto i detti archi . j

14. Tutto il posto dalla Piitra di santa Maria Madda* lena fino al portone che è accanto alla porta della cappel- la dei Greci 9 e dalla muraglia della detta cappella fino a quella de' luoghi santi.

15. La parte inferiore della grotta deìT Invenzione del- ia Santa Croce .

16. La metà del monte Calvario, detto della Crocifissione.

17. Le quattro T<dte del monte Calvario.

18. I suoi due altari.

19. La sedia d'appoggio in marmo

20. La pietra dell' uniione.

21. Tutto il posto dai gradini del monte Calvario fino al di sotto dell'arco posseduto dagli Armeni , e dalla mu- raglia della cappella dei Greci fino al gradino della porta del tempio del Santo Sepolcro .

22. La cappella detta il Calvario estemo j posta sulla sommità del tempio alla quale si accede per gradini

M

MARGBLLUS

23. ;

24. S

i dae ttiitaàri sodo stati usurptli dai Greci nel 1757.

27. Noi ora non ablMam piìi che od terio del convento dt Betlemme ; il resto è armeno o greco .

31. La gran chiesa di Betlemme è stata usurpata Greci nel 1757 ; poi gli Armeni hanno tolto ai Greci il coro di questa chiesa . I Latini ci avevano conservato nna porta, e il dritto di processione quotidiana ; gli Armeni hanno morata questa porta il 25 afM-Ue 1819 , e la prò* cessione ha dovuto cessare

33. II primo di questi altari è stato usurpato dai Greci e dagli Armeni .

35. 1 Greci si sono impadroniti nel 1757 d' uno di que- sti giardini

VIAGGIO

87

§. IL FUORI DELLA CITTÀ DI GERUSALEMME NELLA VALLE DI GIOSAFFATTE

23. Una grotta che serve di chiesa, dov^ è il sepolcro Maria Vergine

24. Le cappelle di san Giovaccfaino , di sant^ Anna , di san Giuseppe , e una stanza .

25. La grotta che è accanto alla prima grotta sopra enunciata , sopra e attorno ai giardini .

26. Il campo dove sono le tombe dei religiosi franchi , e di quelli delle loro nazioni .

§. UL NEL VILLAGGIO DI BETLEMME

27. Il convento di Betlemme

28. I suoi giardini .

29. La chiesa di santa Caterina .

30. La grotta di san Girolamo ; gli altari di santa Pao- la, di santa Eustachia, di san Giuseppe e dei santi Inno- centi.

31. La chiesa detta Gran Chiesa di Betlemme .

32. V interno della grotta dov' è il presepio della na- tivita del Nostro Signore Gesù Cristo .

33. Nella stessa grotta , i due altari della Natività e della Adorazione dei re Magi

3i. Il Presepio

35. 1 due giardini appartenenti al citato Presepio

88 MARCBLLUS

' ( Questi tf® oggetti sono stati anch' essi usurpati

^^* ( dai Greci nel 1757.

38. )

40. 1 Greci iianno tolto questo gran giardino , son po- chi anni.

41. \ Queste tre proprietà sono state cedute ai Greci io

42. I forza d^ un firmano datato dal mese d' ottobre

43. ^ 1 81 9, e posto in vigore nel mese di marzo 1820.

47. 1 nostri possedimenti non hanno avuto da patire al- cuna violenza nella città di Giuda , che è anche villaggio di San Giovanni.

48 al 53. Vuoisi notare, che tutti i nostri possedimenti , in Palestina ed in Siria , sono stati fino ad ora rispettati . Tutti que^ conventi e loro dipendenze ci appartengono

senz^ altro . Soltanto a Gerusalemme e a Betlemme i no- stri diritti sono usurpati , i nostri godimenti interrotti , le nostre proprietà violate .

VIAGGIO 89

36. La piazza detta delle Colorine^ e il corridore della gran chiesa, detta anche Chiesa delle Colonne

37. La stanza detta il Mulino Vecchio^ nel corridore della detta chiesa

38. La continuazione del detto corridore fino alla porta donde si esce sulla via

39. La rovina detta Bed - e/ - SuUan

40. n gran giardino clA serve di cimitero ai religiosi franchi, e alle persone delle loro nazioni

41. Il campo dov' è la Grotta de^ Pastori .

42. n muro detto Muraglia Romana

43. La cisterna e il bosco d'ulivi detto di Betlemme.

§. IV. NEL VILLAGGIO DI SAN GIOVANNI

44. n convento detto di San Giovanni .

45. La chiesa detta della Nascita di San Giovanni. 46. 1 due giardini del convento .

47. La rovina detta della Visitazione di Santa Elisabetta^ nella montagna poco lontana e dirimpetto al convento di San Giovanni

§. V. IN PALESTINA

48. U convento di Rama ( Arimatea), suoi giardini ed attenenze .

49. Il convento di Giaffa (loppe ), e sue attenenze.

50. Il convento d'Acri ( Tolemaide)^ e tutto ciò che gli spetta .

51. Il convento di Nazareth, i suoi giardini, appartenen- ze, chiesa, cappella, ed altri luoghi di visita in Galilea.

52. Il convento di Seida ( Sidone )*, e sue dipendenze

53. Il convento di Damasco (in Siria), e tutto ciò che ne dipende .

IV. 12

dO HARCBLLUS

1. Turchi, gelosi di questo privilegio, si sono impos- sessati delle chiavi del santo Sepolcro a Gerusalemme , e le ritengono soli. A Betlemme, T accesso dell'altare del Presepio è permesso a tutti

5. Oggi non si può ne accender lampade , dir la messa nella metà del Calvario appartenente ai Greci .

6.

7. } Questi Ire privilegi sono perduti.

8.

9. Questo articolo d'Anna vecchia convenzione non è più eseguito.

VIAGGIO 91

]P!2320(Bm'2¥3i;

1. I reverendi padri di Terra Santa posseggono soli le chiavi delle porte dei conventi o santuarii accennati di sopra, e precisamente le tre chiavi dell^ aitar del Presepio di Betlemme

2. II diritto di vigilare i detti luoghi , di ristaurarli , ripararli, mantenerli , ornarli , e accendervi le lampade .

3. Di celebrarvi la santa messa, e di praticarvi i riti e le cerimonie ecclesiastiche .

4. Di aver la preferenza sulle altre nazioni nelle visite e pellegrinaggi ai luoghi Santi

5. Il diritto di visitare quella metà del monte Calvario che loro non appartiene , di celebrare la messa su questa citata meta , e di accendervi le lampade .

6. 1 religiosi franchi hanno il diritto esclusivo di prati- carejl loro culto nel sotterraneo basso della gran chiesa di Betlemme .

7. Di vietare alle altre nazioni di visitare i luoghi Santi posseduti dai loro religiosi franchi .

8. Di vietare ugualmente alle altre nazioni di accender- vi lumi , celebrarvi le loro messe e praticarvi il loro culto.

9. Le liti accese contro i religiosi franchi non denno es- sere sottoposte alle autorità del paese, ma sibbene avocate alla Sublime Porta.

10. È proibito ai Mogrebini di fare alcuna avania ai religiosi franchi ad Àtni - q* arim .

11. È proibito ai doganieri turchi a Gerusalemme di visitar le robe dei religiosi o pellegrini Cattolici, che f os- ser già state visitate negli Scali dove avranno approdato .

92 MARCELLUS

14. Questa prerogatiya^rabbiamo già veduto, è caduta affatto in disuso; le autorità turche sono abili ad elude- re il senso dell'articolo 9 e pretendono che ricever regali o tributi che sanno esigere in segreto , non sia torre de- naro.

Nola . Tutti quelli fra questi privilegi V esercizio dei quali dipende unicamente dai Turchi , sussistono tuttavia interamente. Bisogna però eccettuarne T articolo 14 qui sopra inserito

VIAGGIO 93

12. È Ugualmente vietato di prender gli abiti e gli or- namenti delle chiese latine

13. Di obbligare i religiosi franchi a ricever monete false.

14. Di toglier loro denaro

15. D' esiger da essi una retribuzione per diritto di se- poltura dei loro morti

16. Di fare alcun cattivo trattamento ai religiosi che portano dai paesi franchi i tributi soliti, nel caso in cui giugnessero troppo tardi .

17. Di dar noia per qualunque caso ai religiosi e pelle- grini di Terra Santa nel corso del loro pellegrinaggio .

18. Di sturbarli mai neir esercizio del loro culto , fino a tanto che al di fuori questo culto non urti le leggi mussul- mane.

19. È proibito alle autorità turche di far più d^ una visita d' ispezione ogn' anno al Santo Sepolcro

20. D^ obbligare i religiosi franchi a comprare grano andato a male .

21. I padri Latini hanno irdiritto esclusivo di mandare a Costantinopoli pelle loro faccende , senza che siavi op- posizione .

94 MARCELLUS

Tale era, nel 1820^ Io stato delle proprietà e delle prero- gative de' Latini nella Terra Santa , resultante da questo esame , fatto a modo d' inventario sul testo dei trattati tra la Francia e la Sublime Porta.

Passo ora all' ordinamento e alla situazione interna dei conventi

Il giuirdiafw^ che ha titolo di vescovo della Palestina, è il superiore generale ^ è Italiano di diritto , e nominato ogni tre anni dal papa .

Il vicario generale dev'esser Francese : è eletto per tre anni dalla comunità, ed è incaricato della direzione spiri- tuale ed interna dei conventi. Oggi (1820) questo posto è occupato a vicenda da uno Spagnuolo e da un Italiano j perchè non è in Pales tina che un solo prete Francese , nato a Nizza quando apparteneva alla Francia, ed edu- cato in Piemonte.

Il procurator generah^b Spagnuolo di diritto : anch' egK è eletto per tre anni dalla comunità ; dirige tutte le rela- zioni estere e le finanze della Terra Santa ; è aiutato nelle sue funzioni da un vice procuratore generale^ che è più par- ticolarmente il tesoriere^ e che è pure Spagnuolo di diritto.

U consiglio generale della comunità si chiama discreto' rio , ed è presieduto dal guardiano ; si compone del vi- cario generale, del procurator generale, e di tre discreti eletti fra i sacerdoti .

I Francescani , missionari che studiano le lingue del- l'Oriente, esercitano le funzioni di curati presso la popo- lazione cattolica della Palestina , e sono obbligati a dodici

VIAGGIO' 95

anni di residenza. I monaci, unicamente occupati del ser- vizio intemo dei santuarii e dei conventi , non hanno più di tre anni di pellegrinaggio e di custodia

Ogni convento è 9 o dovrebb'essere, sotto la presidenza d'^un monaco guardiano, al quale si aggiunge un missiona- rio che uffizia la parrocchia .

U convento del Santo Salvatore nel ricinto di Gerusalem- me, fu dato altra volta dai Turchi ai padri di Terra Santa, in cambio del monastero situato sulla montagna di Sionne , fuor delle mura dov^ abitano oggi alcuni dervicbi Questo convento del Santo Salvatore è considerato come |1 capo- luogo e quartier generale dei religiosi Latini. Quivi si scel- gono periodicamente i dieci Francescani, che vanno a chiu- dersi per tre mesi consecutivi nella chiesa del Santo Sepol- cro senza uscirne mai ; imprigionati sotto la chiave de' Turchi, privi della luce del sole, consacrano le loro lunghe giornate e le loro notti alle preghiere e alle cure della loro custodia ; abitano una fabbrìcuccia mezza rovi- nata unita alla chiesa , in mezzo ai Copti , agli Armeni , ed ai Greci ; si fanno loro passare pochi alimenti attraverso di un cancelletto che solo può aprirsi , imperocché la por- ta maggiore non s'apre che a forza di denaro e per ordi- ne delle autorità . Il custode turco di questa porta, che per- cìpe i diritti di pellegrinaggio a nome del mollah di Geru- salemme, è egli stesso uno dei più ricchi della città.

I conventi di Terra Santa non appartengono tutti alla stessa direzione nella comunità : sottoposti a una suddivi- sione totalmente impolitica, sono mantenuti a spese della nazione dalla quale dipendono. Quattro conventi soli sono spesati da fondi comuni ; gli altri sono serviti da Spagnuoli 0 Italiani, senza che si renda ai primi alcun conto generale di queste differenti gestioni, che il superiore stesso non

M MARCBLLUS

sindaca mai Un solo convento appartenente ai Francesi^ ed è interamente deserto , per mancanza di preti . Ecco uno specchio di questa ripartizione .

I. Convento del Santo Salvatore ^.

2 del Santo Sepolcro /

o j. i> *i > in Siria

3 di Betlemme

4 di Nazarette

Questi quattro conventi sono comuni alle tre nazioni.

5. G()nventodi San Giovanni

6 di GiafTa f in Palestina

7. .... di Rama

8 di Damasco in Siria.

9. . . di Nicosia in Cipro

10 di Costantinopoli in Romelia .

Questi sei conventi appartengono agli Spagnuoli.

II. Convento d^ Acri in Palestina.

12 di Tripoli

13 di Latakia

14 d'Aleppo ^ *"* Siria

15 d'Avissa

16 di Larnaca in Cipro

17 del Cairo \

18 di Rosetta j E«*"<>

19 d'Alessandria /

Questi nov^ conventi dipendono dagli Italiani

20. Convento di Seida in Siria appartenente ai Francesi.

VIAGGIO - 91

Cinque di questi conventi sono affatto abbandonati -, io stesso ne ho visitati quattro dove ho trovato un solo reli- gioso; finalmente, invece di cento sessanta Francescani che richiederebbe il servizio dei monasteri, nel 1820 non si contavano più di novantasei frati , cioè : [cinquantuno Ita- liano, quarantadue Spagnuoli, due Pwtoghesi ed uno Fran- cese.

La spesa annua di tutti i conventi può valutarsi tre- centomila franchi, cui fa d' uopo aggiugnere circa cento- mila franchi di frutti del debito , che monta a più d'un milione . Ho già notato V origine di questo debito; aggiun- go, che stabilendo imprestiti a un frutto del 12 , 15 e 20 per cento, i religiosi Latini, confidati nella pietà dei loro fratelli d' Europa , s' erano esplicitamente riserbati la fa- coltà del riscatto, appena i sovrani cattolici, che è quan- to dire i tre rami primogeniti della easa di Borbone, sa- rebbero ristabiliti sui loro troni legittimi .

Per far fronte alle spese suindicate di quattrocentomila franchi, ecco quali sono le rendite annue : La Spagna ha quasi cessate le sue retribuzioni alla Terra Santa ; il solo Portogallo, che gli Spagnuoli considerano siccome una loro provincia, forniva tuttavia abbondantemente nel 1820: si potrebbero valutare a cento ottantamila franchi le ele- mosine che partono ogn' anno da Lisbona e dal Brasile per Gerusalemme. L'Italia presso a poco centoventimila franchi La Germania manda, senz' epoca fissa, alcune pic- ciolo somme . Finalmente la Francia, non aveva dato mai nulla dappoi trent' anni . Da questo specchio risulta un de- ficit annuo di circa cento mila franchi nelle finanze di Terra Santa .

Avrei avuto qualche ripugnanza a svelare in questo mo- do r ordinamento dei conventi latini e la loro miseria.

IV. 13

~1

M

ARCELLUS

s' io non ne avessi prima avuto il permesso dai poveri re- ligiosi : Non abbiate paura di umiliarci, mi dissero^ con t scbiarimenti troppo pieni ; narrate i nostri mali come » sono; scuoprite le nostre piaghe ai nostri fratelli; forse » cercheranno di guarirle . »

Dopo questa sposizione di tante sventure, mi sarà senza dubbio domandato di indicarne i rimedi . Lo tentai al mio ritorno dalF Oriente, in alcune note le quali comuni- cai a parecchi ministri francesi ; e queste note, che non bau nulla che fare colla politica , colle mie funzioni , e di cui posso qui far c4)noscere il succinto senza tradire grimpegni di discrezione presi con me stesso, ebbero V ap- provazione di alcuni nostri prelati più illustri. Ma T iniziati- va stava al solo governo. Prima di tutto, parevami indi- spensabile mandare a Gerusalemme denaro e sacerdoti

E per cominciar dal denaro, proposi una questua annua in ogni parrocchia, da annunciarsi dai vescovi. Mi parve che tante soscrizioni aperte allora in favore dei Greci , tanti cuori tocchi dai loro infortuni! , non si chiuderebbe- ro per cattolici europei anche più disgraziati , e tutori d^ una delle più belle prerogative deUa corona di Francia. Fissai approssimativamente a sei franchi per parrocchia , runa per T altra, il prodotto di questa questua annua, e faceva ammontar in questo modo la retribuzione della Francia a 150,000 franchi in circa ; portando poi le ele- mosine deir Italia e del Portogallo a 300,000 franchi , co- priva facilmente le spese annue di Terra Santa. Proposi in seguito di fondare colle somme eccedenti una cassa di riserbo , dove verrebbero a fondersi ugualmente i tributi più piccoli ed irregolari della Spagna , delF Austria e degli altri stati cattolici d*" Europa : questi fondi dovevano sal- dare alla fine d^ ogni anno quei crediti, che avevano da pa-

VIAGGIO f9

gar fratti pia onerosi j e seguendo cosi U sistema di molte

! grandi potenze europee , col mezzo di questo ammortizza* mento base essenziale del credito , le finanze dei conventi

I si sarebbero presto liberate dal peso incomportevole del

I loro debito

I Rispetto airinvio di religiosi f rancesi, voleva cbe nei se-

minarii istituiti per ogni diocesi , si scegliessero alcuni in- dividui fatti per la vita monastica , o cbiamati dalla lo- ro vocazione al ministero delle missioni : insigniti degli ordini sacri , dopo il loro corso di teologia ^ questi gio- vani leviti avrebbero formato a Roma un nuovo semi- nario sotto la protezione speciale dell'ambasciatore di Francia, e sotto la direzione d' un prete Francese . !Qui vi , col carattere sacerdotale , avrebbero ricevuto P abito di san Francesco; e coloro che si fossero destinati alle mis- sioni, avrebbero trovato a Roma gli abili professori di arabo e di turco che vi mantiene la Propaganda . In tal modo disposti 9 questi sacerdoti come pure i religiosi d'Italia e di Spagna, avrebbero compiuto i tre anni di pellegrinaggio e di custodia , o esercitato le funzioni di missionarii per dodici anni . Per provvedere alle spese del- lo stabiUmento dei novizi a Roma, sarebbe stato neces- sario distogliere una somma dalla elemosina periodica che si fosse raccolta in Francia, e forse sarebbe sfato sufflcen- te un appello per questo obbietto alla munificenza del re e all' attenzione del ministro degli affari ecclesiastici .

Aggiungo solo, che ad ogni passo in Palestina io consi* dorava con dolore sempre più forte V assenza dei sacerdoti francesi; ed ho abbandonato Gerusalemme pienamente persuaso, che non tarderemmo a perdere i nobili privilegi guarentitici dai trattati , se i nostri sacerdoti , e pia ch'ai-

100 MARCELLUS

tro il nostr^ oro, non soccorrono a queste pietose ed anti* che fondazioni .

Il procurator generale , pochi giorni dopo il mio arrivo^ aveva saputo le persecuzioni esercitate a Damasco contro i Cattolici ; e di subito lo spavento si sparse pei conventi. In questo modo si annunciano quasi sempre pei padri fran- cescani le usurpazioni e le avanie: essi mi raccontarono r origine di quelle nuove disgrazie.

L' arcivescovo greco di Acri e il patriarca di Antiochia avevano presentato al divano imperiale una memoria di lagnanze contro i Cattolici , sudditi commessi della sublime Porta. Fra le molte accuse, v^era pur quella soprattutto d'avere abbandonato i loro antichi costumi per attaccar- si ai principii politici professati dai Franchile di aumenta- re il numero dei nemici del Gran Signore . Di tal modo , diceva quella strana memoria, che se un imperatore del- r Europa dichiarasse la guerra al sultano, si vedrebbero infallibilmente i Cattolici collegarsi agii eserciti nimici per facilitare la conquista delle provincie musulmane. Cosi s' esprimevano alcuni Greci, dieci mesi prima della loro ri- voluzione !

Un firmano ordinò il gastigo dei Cattolici così falsamen- te tacciati, e P esecuzione fu affidata al pascià di Damasco Costui nuUadimeno, per certo spirito di giustizia e di probi- tà, credette di dover sospendere i rigori, pienamente convin- to della innocenza dei Cattolici: ma i loro avversarli, sven- tati i loro primi progetti , pretesero essere stati oltraggiati e maltrattati j e queste allegazioni , sostenute con molti intri- ghi e molto oro sparso fra i ministri , finalmente preval- sero.

Apparecchiati alla tempesta , i sacerdoti cattolici ebbe- ro tempo di schivarla ; essi fuggirono di Damasco , e si

VIAGGIO lOI

ritirarono sul Libano, in Palestina e a Gerusalemme : alcu- ni andarono anche fino in Egitto ; cinque soli furono sor- presi e cacciati in carcere. Io avevo veduto uno dei fug- giaschi a Seida *, ne trovai molti a Gerusalemme , e tentai, per alleviare i loro mali, qualche via che non andò total- mente fallita.

Pochi giorni prima ch'io dicessi addio a Costantinopo- li, aveva veduto partirne lacaravana della Mecca sotto la custodia di un ministro di stato influente, che andava a pic- cole giornate, ed era giunto poco fa a Damasco. Sapeva io che 11 pascià di questa provincia è obbligato, per i suoi doveri religiosi e civili, come pure neir interesse d'una astata politica, a cattivarsi il favore e la benevolenza del . superiore della caravana: scrissi dunque a questo la lette- ra seguente.

» Illustrissimo, graziosissimo , clementissimo , miseri-

cordiosissimo signore ! Voi che siete Surra-Emini della

caravana della Mecca, dopo avere offerto al cuore su- » Mime di Vostra Eccellenza voti puri, e le perle delle ve- » re e cordiali salutazioni, ecco qual è il nostro amiche-

vole esposto :

» Abbiamo con somma nostra contentezza saputo il » Vostro felice arrivo a Damasco, e preghiamo TAltissi- » mo Dio, che il vostro viaggio si compia con ogni bene

possibile Partiti da Costantinopoli alcuni giorni dopo » r Eccellenza Vostra per venire a visitare Gerusalenune » la Santa, noi colla grazia di Dio ci siamo arrivati; e col- » ghiamo occasione della nostra prossimità a Damasco per

pregarvi di far render giustizia ai reclami dei religiosi » franchi, spogliati dei loro diritti in onta ai trattati, e con 1 insaputa del maestosissimo , magnificentissimo e poten- » tissimo imperatore Vostro signore Vi facciamo sapere

m MARCBLLUS

inoltre, che tornati presso il nostro capo , T illastre am- basciatore di Francia , ci faremo un debito di far valere Io zelo e r interesse 9 che il nostro amico il Surra-Emini arra avuto pelle nostre cose, come per lo avanti già Io aveva promesso . Essendo i cattolici di Damasco nostri fratelli di religione , riputiamo eziandio adempiere a un nostro dovere supplicando V flccellenza Vostra di accor- dar loro la sua protezione e il suo appoggio nelle loro perplessità . Vi chiediamo instantemente per essi la Vo- stra benevolenza, illustrissimo, graziosissimo e mise- ricordiosissimo signore , e vi assicuriamo, che ve ne sa- remo per sempre riconoscenti; e che P ambasciata del- l' imperator di Francia non trascurerà in veruna occa- sione di servire gli interessi della Vostra nobile persona. » Finiamo ,• desiderandovi gloria , avanzamento e conti- nua prosperità.

» Gerusalemme la Santa, il 25 ramazan 1235 (3 lu- glio 1820).

1 Firmato lU Ser-Kiatib (segretario) dell'ambasciata francese »

Al mio ritorno a Costantinopoli seppi , che dopo alcune somme pagate da una parte e dell' altra, dopo pubblici esami suUe varie accuse affacciate contraessi, i Cattolici avevano ottenuto dai Greci una spezie di triegua, che Tau- torifli del pascià di Damasco aveva sanzionata .

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GAP. XVIII.

PABTBNZA DA GBBtISALEMHE

ABDAIXAH CAPO DBl WEHHABBITI

GIAFFA

(1820)

'Ori 70ÙV mi ulTÌ'i n ^*>i TÙv òxsuirOiyTui

>. So».».

E mie bagaglie g''eraDo aumen- late di lulte le riccliezze di un -!>»„.■■ -iw^i.i,.n pellegrino: aveva meco migliaia di corone io madreperla del mar Rosso, in legno e in noccioli di fratti; alcuni rami degli olivi di Gethiemani; coocbiglie ceMllate, che rappresentavano santi, grandi croci cariche di pitture, o riccamente scoJpite dagli Arabi di Betlemme;

104 MAIICELLUS

modelli della cappella interna del santo Sepolcro; misare della lunghezza e larghezza della tomba, ricamate a lettere greche e latine ; rose di Gerico ; croci di bitume e acqua del mar Morto ; una canna e alquanta acqua del Giordano ; balsamo di Gerusalemme prodotto della gomma e delle piante aromatiche della Giudea, il qual balsamo, emulo di quello della Mecca, m^era stato dato dal padre farmaco del convento del Santo Salvatore , con una ricetta sul modo di servirsene: poi alcuni vezzi verdi e scuri, che i Musulma- ni nel loro silenzio estatico sogliono scorrer fra le dita ripe- tendo internamente Dio è grande , Dio è buono , ec. ec. ; fi- nalmente il mio diploma di cavaliere, il mio brevetto di pel- legrino, e la corona del padre Muiioz. Anche oggi riveg- go con piacere infifiito ciò che mi avanza di queste testimo- nianze del mio pellegrinaggio.

Partii da Gerusalemme il di dieci di luglio sul far del giorno: i Turchi custodi della por ta di David , dormivano tuttavia; potendo venire a capo di svegliarli, andammo a passare dalla porta del monte Sionne , dove le scolte era- no più vigilanti.

Attraversai di bel nuovo la valle di Terebinto e Anatoth^ patria di Geremia : vidi le tombe dei Maccabei, ed entrai nelle gole delle montagne di Giuda . Giunto sulla sommi- tà delle colline pietrose , lanciai un^ occhiata dal Iato di Gerusalemme che era sparita affatto : non vidi che roccie, botri , e monticelli confusamente mescolati , che si disten- devano fin nella valle del Cedron, di cui non poteva più conoscere il letto sennonché dalla linea delle ombre che si progettavano sul monte Oliveto . Su queste alture triste ed aride, rocchio non scuopre altro che scogli e qualche albero d^ una vegetazione languidissima . Eppure, io andava dicendo, eppure in Gerusalemme t7 re Salomone avea prò-

105

VIAGGIO

fuso in copia aro ed argento siccome sassiy e cedri qm$i non f osterò che tieomori^ che crescono in tanto numero nelle jo- litudini (1) ! Per distrarmi dalla aflDUizione e dai miei do- lorosi pensieri) lasciando la citta santa ^ spinsi gii occhi sul- le vaste campagne di Saron verso le quali io scendeva, di Saron patria dei narcisi e delle rose, di cui erano smal- tate le pianure , lussureggianti in quel momento di messe biondeggiante siccome allora che Sansone, flagello dei Fi- listei, le incendiava. A mezzogiorno era giunto a Ram- la: ci visitai la casa di Nicodemo e F altare di san Giu- seppe d' Arimatea, che si trova nel convento: poi prenden- do la via di GiafiTa, mi fermai alla piscina di sanr Elena, gran cbterna mezza diruta , le volte della quale cuoprono tuttavia un^ acqua stagnante.

Poco più lontano fui raggiunto da un sipahi (cavalie- re turco), il quale avviavasi per la stessa direzione, e che intavolò conversazione col mio giannizzero. A poco a poco mi mescolai ai loro colloqui che mi parvero di qual- che interesse . 11 nostro compiignodi via aveva fatto parte deir esercito, che Ibrahim pascià, figlio del vice-re d'Egit- to aveva condotto contro i Webhabbiti . Raccontò mille par- ticolarità di questa spedizione ^ ed ecco ciò di cui mi ram- mento, ayendone preso nota la sera stessa.

» Derié, capitale degli empi (2), è situata, egli diceva, in una valle circondata di altissime montagne. Lunghe pioggie ci formano qualche volta un torrente che preci-

(1) PraehuUque rex argmUum «1 aurum in Jerusalem, quasi lapides, et cedro» qwui tycamoros , quae ncucunlur in campestribut , multitudine magna. paralipohziii , lìb. n, cap. !,▼. 16.

(2)1 misulmaai noo osano pronunciare la parola Wehbab; Il nome d'un sacrilego riformatore del Corano ne contaminerebbe la bocca .

IV.

li

106 \ HABCBLLUS

pila con gran violenza , e va a perdersi nel Golfo Persi- co 9 distante ad oriente sette giornate di cammello (circa ottanta leghe). ìiél letto di questo torrente y^ è acqua tut- to Tanno, cosa rarissima in Arabia. Sulle due sue rive si stendono grandi giardini ricchi di palmizi d^ un' altezza prodigiosa 9 di cedri, di vigneti, di limoni, di fichi e d'al- tri alberi fruttiferi. L'acqua dei pozzi è d'un gusto sal- mastro, ma pura; la poca terra atta alla cultura vi è fertilissima; il resto è deserto.

» La citta contiene dieci mila abitatori ; ha due leghe di lunghezza, e un miglio di larghezza: le case vi son fabbricate meglio che in Egitto . Derié e i suoi giardini sono attorniati da muri di pietra , fiancheggiati da torri di varie dimensioni , sopra ciascuna delle quali erano adattati uno o due pezzi di cannone . In mezzo a questo ricinto è un ridotto o cittadella, e quivi Abdallah, capo degli empi erasi chiuso con più di quattromila uomini. Le nostre forze per attaccarlo erano poche: avevamo due- mila uomini d'infanteria, mille seicento cavalieri, sette cannoni , diciottomila palle, trecento bombe , un mortaio ed un obice .

1 Dopo un fuoco continuo che durò quarant' olt' ore, le torri furono rovesciate e l' artiglieria degli empi tacque ; il primo assalto fu micidiale pelle due parti , il secondo attacco non lo fu meno : Ibrahim pascià s' avvide che bi- sognava aspettar rinforzi e trasformar V assedio in blocco.

Di fatti , per cinque mesi ci furono poche e leggie- re scaramuccie: tre caravane da Bagdad giunsero al cam- po egiziano ; altra gente venuta dal Cairo rinforzarono il nostro esercito fino a cinquemila uomini : allora ventitré villaggi vicini a Derié si arrendettero , ed altrettanto fece- ro vari capi degli empi .

VIAGGIO 107

» Infrattanto AbdaDth restauraya le breccie delle sue

i fortiltcazioiii j e eonfortava gli amici contro gli orrori i della fame eoo eflortazioai fanatiche , e più ch'altro col- r esempio Poco dopo pen» con nno strattagemma ardito^ pose il fuoco al nostro convoglio di muouioni ; poi sosten- ne bravamente numerosi assalti : ma , tradito dai parenti e da un fratello che venne ad assoggettarsi ad Ibrahim^ Ahdallah fu costretto a sloggiar dalla città . Egli si chiuse nella cittadeUa, accompagnato da dugentodei suoi soldati disperati come Ini .

Pochi giond dopo^ durante una pugna che non ebbe risultato 9 il luogo tenente di Abdallah e uno dei capi della sua religione ^ vennero a darsi vilmente ad Ibrahim^ che per ispregio fece loro rader la barba 9 svellere i denti , e li espose COSI alle pubbliche beife

Indebolito da queste defeaioni 9 T empio previde al- lora qual sorte lo attendesse t permise a tutti i villaggi che dipendevano da lui e agli amici che lo attorniavano di far la pace col vincitore ; e per ottener loro migliori patti 9 mandò anche in regalo ad Ibrahim cinque superbi cavalli . Nondimeno 9 gialleggiato da pochi servitori fé- delÌ9 egli sempre combatteva

Finalmente lbrahial^ sorpreso di trovar tanto coraggio in un nimico dei veri figli di MaiNnett09 si degnò entra- re in negoaafti, e gli mandò il suo Diviciar (segreta- rio ) Abdallah chiese amnistia piena pel suoi fratelli 9 libertà per coloro che avevano combattuto con lui 9 e ri- spetto pelle donne Il vincitore acconsenti a tutto 9 di- chiarando soltanto che aveva ordine di bruciare Derié e che non poteva rispondere della vita di Abdallah. » Non si tratta della mia vita 9 rispose costui ; ve n'ho io parla- to ? e firmò tosto la capitolazione.

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I

108 MARCBLLUS

*

» Ibrahim accolse allora cmi molta benoTolenza Abdal- lah, e Io ammise alla sua tavola. Poco dopo, questori- belle, seguito dal suo più giovine fratello , cbenou volle mai lisciarlo , e da un imano della sua setta ( che Dio Io confonda ! ) , fu tratto via fuori del campo .

» Distruggemmo Derié dalle fcmdamenta: avevamo per- duto duemila uomini in questo lungo assedio ; tremila de^'nostrì nimici vi perirono, ma Tempietà vive anco- ra . »

A questo punto del racconto , il sipahi uscì di strada per andare a fare la sua preghiera alla tomba d' un san- tone rinomato pella sua santità Mi fermai anch' io per ammirare relegante edificio che cuopriva quella tomba , la sua cupola , la sua fontana , e i platani e i bei palmizi che lo circondavano .

II sipahi venne a raggiugnermi dopo la sua preghiera, e seguitò a parlare di Abdallah t Quand' egli si presentò » ad Ibrahim pascià , diss' egli , era vestito d' una tunica di lakor ( caMndra bianca ) ; portava una cintura ed » un turbante della stessa roba , due pistole ed una sci- » mitarra fregiata d' oro . Montava un cavallo riccamen-* » te bardato , e tre cavalli condotti a mano e venti uomini » lo seguitavano. Egli è alto della persmia, nobile del » portamento , e ci ha provato d' esser pieno di coraggio » e di alte virtù. Che peccato che tante grandi qualità si » trovino riunite in un cane d^ incredulo ! »

Io sapeva la fine della storia di Abdallah, e seguitai il racconto La presa di Derié era stata offlcialmente an- nùnciata dalla Sublime Porta a tutte le ambasciale a Co* stantinopoli : il cannone aveva rimbombato tre giorni con« secutivi nel Bosforo . Era stata mandata una pelliccia d' onore ad Ibrahim pascià, e il viceré d' Egitto aveva ri-

1

VIAGGIO 100

cevnto il titolo di khan ; la qual dignità , attributo della nazione ottomana, non si largiva in altri tempi che ai sovrani della Crimea : sono poche le eccezioni a questa regola , e questo era veramente il pia grande onore che il sultano avesse potuto conferire al pascià d^ Egitto.

Di mezzo alle feste che celebravano la sua disfatta, A- bdallah, giunto a Costantinopoli, si preparava alla morte , e la ricevette con un coraggio che non lo abbandonò un solo istante . 11 ministro del suo culto volle morir Tultimo, e durante il supplizio di Abdallah e del fratello minore ri- mastogli fedele , i canti e le preghiere delF imano, che non cessarono mai , sublimavano le loro anime: finalmente le tre teste ruotolarono , e furono esposte alla porta del ser- raglio, sotto un versetto del Corano che fulminava gli em- pi . Aveva io stesso veduto quelle belle teste pallide nella nicchia sanguinosa , e m^era sentito rabbrividire

Avevamo oltrepassato il villaggio di Yazor, e giugnem- roo al campo ove si recava il cavaliere turco : prima di acconiiatarsi mi disse, che le numerose tende delle quali era seminata la pianura, contenevano circa . millecinque- cento uomini dipendenti dal Pascià di Tolemaide. Il si- pahi faoeva allora parte di queUa truppa sotto gli ordini del bey di Giaffa .

Prima di torvar la città, io seguii per quasi una mezza lega un viale cinto della vegetazione più bella I giardini di Giaffa sono celebrati In Oriente per T abbondanza e per la qualità dei loro frutti : gli aranci , i banani , i fichi, le pesche e l'uva vi sono squisiti; i poponi ed i cocomeri , che vi si raccolgono sono i più beUi e i più riputati dell'A- sia: se ne mandano ogn'anno al Gran Signore , e se ne esagera siffattamente la grossezza che narrasi, che un solo popone sopra ogni parte del basto serve a caricare un asi-

no MAUCBLLCS

DO ; e quÌTi io sono storico infedele , imperocché, per dirla come mi fu raccontata, avrei dovuto dire d^un cammello.

Spossato dal calore del giorno , dopo le pianure di sab- bia che finalmente aveva traversate , mi fermai all^ om- bra dei boschetti di Giaffa, e sugli orli delle fontane che li innaffiano . Passai dalla tenda d^un giardiniere air altra, attraverso una selva di alberi fruttiferi piantati senza si- metria, e per dovunque mi sioffisrivano cocomeri, uva , fi- chi e susine ; ma io mi fermai a guardar più d^ ogni altra cosa le canne di zucchero e i banani .

Queste rive del mare dove riposa Giaffa non offrono ve- ramente alla vista quelle bellezze pittoriche di cui il Li- bano arricchisce Seida e Borito Quivi sono soltanto colli- ne o piuttosto innumerevoli tumuli vestiti del fogliame piìi verde, che formano quasi lunghe ondulaaioiii che s'incli- nano insensibilmente verso le pianure infuocate del mar Rosso e dell' Egitto . Dopo il Libano ^ il Carmelo, suo figlio, signoreggia la gran piaggia di Tolemaide . Più presso an- cora, la montagna di Samon si prolunga a niodo di pro- montorio , superba di sostenere le none di Cesarea. Ma a Giaflà più non veggionsi grandi scogli nel mare, non erte montagne all'orizzonte. Il Deserto comincia dopo quei ma* ravigUosi boschetti che attorniano la città, e si dilunga in onde di sabbia fino ai confini dove ha principio V Affrica

Giunsi a GiaflBi in sulle sei di sera, e il mio cavallo era sempre andato di passo; quindi si debbe conchiudere, es- sere facile andare in un giorno dalla spiaggia del mare a Gerusalemme In questo proposito, giova però osservare , che le porte di Giafiìt ain^endosi soltanto sul far del giorno, e quelle di Gerusalemme essendo chiuse dai Turchi dopo la loro preghiera serale, fa d' uopo munirsi d'un permesso

VIA G6IO

dei governatori delle duo città, o affrettare passo. Ecco le distanza di quest* itinerario .

1. Da Giaffa a Yazor , villaggio situato a manca del* la via Un'ora

2. Da Yazor a Beit-Dedgel , secondo villaggio a manca Una mezz'ora

3 Da Beit Dedgel a Serfan, villaggio a dritta della vìa Tn* ora

i. Da Serfan a Ramta ( Arimalea ) , convento e ri> poso Una nuzz* ora

5. Da Ramla a Elkdmb , villaggio a manca sopra una altura Un'' ora e mezza

6. Da Elkebab a Latrun , posto a dritta sopra una ' colliua VrC ora e un quarto

7. Da Latrun ad un pozzo scavato dove finisce la pianura Vn quarto d'ora

H. Dal pozzo a Kariet-Eleneb-Gafar , residenza di Àbu Go$h ......... Due ore e mezza

9. Da Kariet-Eleaeb-Gafar , pella valle di Terebin- to, a Gerusalemme Tre ore e mezza

In tutto Dodici ore .

I Traversai il bazar di GiaOti: i caffè «raoo pieni di

I soldati Turchi ed Arabi allontanatisi da) campo vicino

I della città: il mio abito europeo mi attirò alcuni gesti

! minaccievoli , ed alcune ingiurie cbe feci vista di non

I capire .

Passai pochi momenti al convento di Terra Santa nella

I camera che aveva occupata Booaparte: era appresso a poco

US

MARCBLLCS

la Stanza stessa dove dimorò San Pietro, quand'egli abitata la casa di Simone cuoiaio che sta vicino al mare (1) : ma io aveva il cuore troppo pieno di Gerusalemme per occu- parmi seriamente di Joppe; e in generale Giaffa , tenuta in gran conto dai pellegrini che arrivano e pella prima volta toccano la Palestina , è alP incontro molto spregiata da quelli che si lasciano dietro il mar Morto, Sionne ed il Giordano

Sappiate che Giaffa è la città più antica del mon* » do , imperocché la fu fondata avanti il diluvio ; Noè è

> in corpo sepolto nella roccia dove furono attaccate le ca- tene di ferro , di cui un gran gigante che ebbe nome t Andryomadas fu incatenato dai tigli di Noè , del qual » gigante V osso d^ una delle sue costole ha quaranta pie-

> di di lunghezza (2) .

Questo racconto d^ un pellegrino del secolo decimoquar- to, frammischia curiosamente la costruzione delF arca alla favola di Andromeda , e queste due tradizioni fanno tut- tavia la celebrità di Gìaffai

VEstafette m^ aspettava ancorata distante due miglia in mare, e non aveva potuto, a malgrado della picciolezza delle sue forme e della leggerezza della sua costruzione, penetrare nel porto inospitale di Giaffa I religiosi mi ac- compagnarono alla riva: poi i loro occhi e le loro pre- ghiere mi seguitarono iinchè la mia scialuppa ebbe oltre- passata la scogliera e i pilastri che cingono il porto Il

(1) Hic hospitaiìir c^ud Simonem quemdam cori€urium, c^jug est do- mus juxta mare , Atti dr^iì Aposiuli cap. x,v. 0.

(2) llanoscriCto francese dei Viaggi del sire di Mandcville .

TIAGGIO

113

nare era agitato^ ao vento gagliardo lo gonfiava ^ sic- ché a gran stento giunsi alla goletta . I primi albori mi avevano veduto uscir da Gerusalemme ^ le ultime tinte del crepuscolo abbandonarono le nostre vele superiori , quand' io era già distante due leghe dalle coste della Pa- lestina •

Nella notte dell' 11 luglio ^ poche ore dopo aver lasciato Giaffa il vento si dichiarò contrario alla nostra navigazione verso r Egitto 9 e ci spinse di subito rimpetto alle ruine di Cesarea* LMndomatne, in sul levar del sole scòrsi quelle vaste ruine coperte da siepaglie^ come anche le ccrionne defla riva annerite dalla schiuma dell'onde Rividi poscia il Carmelo^ il 12, a mezzogiorno, si mostrava tuttavia al- l' orizzónte , e Sparve , quando un vento di mezzodì mol- to gagliardo ci costrinse a far via verso l' isola di Cipro , che dlscooprimmo il 13 , sul far del giorno . Due lunghe giornate passarono, nel tempo in cui risospinti tra il ca- po di Pafo e quello di Amatunta non riuscivamo a fare un passo verso Alessandria . Più tardi , la calma successe al vento mezzodì j e la nave rimase nella stessa immo- bilità , e come inchiodata sempre in vista del capo di Giaffa da cui eravamo distanti per traverso circa venti miglia .

Il 16 finalmente aiutati dai pappafichi e dalle vele di straglio, son questi i nomi delle vele sussidiarie che fa d'uo- po spiegare ai venti infingardi , volgemmo la proda sul Nilo, e l'Olimpo di Cipro che cominciava ad annoiarmi gli occhi si nascose sotto le nebbie lontane. 11 nostro andare era lento; facevamo appena quattro miglia Torà: non ostante, il 17 distinsi rimpetto a noi, a una forte distanza , la linea gialla delle sabbie dell'Egitto, e più lardi alcuni

IV.

15

IH HARCBLLDS

tronchi di palmiaio . Ci trovavamo all'oriente di Damiata parecchie miglia.

Gioverà egli raccontare che i nostri provvisionieri dei viveri, contando sopra un viaggio rapido, avevano scarsa- mente provveduto alla nostra sussistenza, di modochè Io stesso sole che ci mostrò V Egitto, vide anche morire il nostro ultimo pollo 7 Durante i quattro giorni che prece- dettero il nostro arrivo ad Alessandria , fummo costret- ti a contentarci d' un biscotto muffato , fatto a Tolone die- ci mesi prima , di alcune fave e di fagioli vecchi di Pro- venza.

Non ostante non fummo mai più gioviali e più felid che in quei giorni di astinenza forzata : era tornato il bel tempo^ TEgilto ci aspettava ; . . . . mille scherzi sul nostro appetito burlato , mille sogni forieri della buona vita che Alessandria ci prometteva ; deUe canzonette, la chitarra, versi improvvisati stavano a vece di cibo; ed io non dimen- tico nella mia memoria certi canti berneschi quasi improv* vìsati che ci fece sentire un giovine oflSziale della marina, il signor Youtier (1), nel tempo d' uno di quei pasti magri, e che interrotti da mille scoppi di risa facevano eco in tutti gli ordini dell- equipaggio.

(t) Mi perdonerà egU, il coloanello VouUer, le mai legge la mia narrazione, di ayerlo nominato ? . . . . Qualclie volta, in mezzo ai duri comlMttlmenti eli' egli ha soste nuli per l'indipendenza della Grecia, neirinsonniodelòtvocr/bi, l'imagine delle nostre gioie, e della nostra quieta navigazione, gli ha ella ricor- dato una felice memoria ? Quanto a me, non dimenticherò le grazie del suo spirito , la vivacità delle sue giovani impressioni e i nostri lunghi colloqui al rumor delle onde , quando la notte ci sorprendeva appoggiati alle sarte del vascello accanto alla vela maggiore .

VIAGGIO 115

Il 18 9 non solewamo più le onde azzurre del mare ; eraramo neUe acque giallastre del Nilo, che facilmente 8' indovinano al loro colore, molto prima di scuoprirne le rive ; passavamo sopra banchi di fango e di corallo alia profondità di otto fino a undici braccia » La natura > dell^ Egitto è tale, dice Erodoto, che se ci andate per » acqua , e alla distanza d' una giornata dalle terre get- » tate k) scandaglio, ne traete fuori il fango che vi porta t il Nilo (1) . La prova fu fatta : Erodoto aveva ragio- ne . In sulla sera , distinguevamo la prima bocca del fiu- me presso Damiata.

Giugnemmo sopra Rosetta il 19 ; una nave russa a tre alberi avea rotto contro i lunghi frangenti della sbar- ra del Nilo . La ripa è così piana che quasi pertutto eUa sfugge all'occhio; non si scorgono che minaretti, al- cuni alberi di navigli, e quantità di palmizi, che paiono alzarsi dal grembo delle acque senza lasciar riconoscer la terra.

La catana che ci ritiene air imboccatura del fiume era ogni tanto interrotta da una brezza poco favorevole . Ve- demmo Abukir : allora io chiamai un vecchio marinaio testimone del gran disastro j egli mi raccontò quella terri- bile pugna , eh' io non leggo mai senza fremere nel libro di Vittorie $ Conquiste , e parvemi sentire io stesso la spa- venteyole esplosione che fece saltar in aria la superba nave i' Orimt$ . Gli officiali che mi attorniavano , col cuore e

(I) kiyiffttw Tap fuotc t4c ^f^ ^tc tocMc . npùra yLÌ¥ npaanUéHì/ ixi acot ÀfièpiK 'p^fiov flbr/^^ttv «brè y^ , xarcic xarmctt^mpuiv, fmXo'v ri

B«o»«TO, Bttt«rpe, cap. ▼.

Il* MAUCBLLDS

colla memoria pieni di qaella cataitrofO} compievano il racconto del marinaiot e m'indicavaao il posto di ogni nave delle sqqadre francese ed ioglesa , proBSO l'ipolot- (o e nella rada di Aboukir, siccome nel di del combat- timento.

lo era rimpetto al Porto Nuovo d' AloMandria il 20 di lugliOf aua''ora. I piloti del paese ci fecero girar la punta del Faro, e ci ancorarono nel Porto Vecchio.

BASSO EGITTO

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ALESSANDRIA ED IL NILO

PPBNA gittata l'ancora, mi recai al , ì consolato di Francia dove mi furo- no assegnati, siccome a Giaffa, la camera ed il letto che aveva occupati il general Bonaparte. Entrai subito io negoziati per dar fine ai numerosi affari

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M AaCBLLUS

politici e commerciali di cui ero incaricato ; passai la sera- ta in visite consolari , e feci domandare a Mehemet-Ali , arrivato di poco ad Alessandria, una udienza , che senza dilazione e senza complimenti, mi fu accordata per Tindo* mane.

Io aveva veduta la pompa della corte del giovine pascià di Tolemaide : qui tutto respirava la semplicità d' un ca- po meglio occupato di affari che di piaceri. Fui accolto da Mehemet-Ali con tale una confidenza, che mi commos- se : scorsero parecchie ore in colloqui franchi ed istruttivi per me . Il chiosco dove ci riposavamo è costruito nelP isola di Faro;, quivi Omero pone rincontro poetico di Mene- lao e di Proteo : dominavamo il Vecchio Porto d' Alessan- dria , e Paltò mare. Due paggi , foggiati militarmente, in- terrompevano cogli onori del caffè e dei sorbetti la nostra conversazione, che ebbe luogo faccia a faccia in terzo col dragomanno . In Oriente gli a qtMtlr'^ occhi ponno farsi anche in quattro persone , imperocché ogni forestiero può e deve condur seco V interprete ; or , questi essendo pu- ramente il porta- voce dell* altro , si tengono siccome una sola persona.

Mi rincresce di credermi costretto a tacere circa le mie comunicazioni intime col pascià: dovetti allora farle co- noscere a Parigi ; più tardi ne narrerò alcune particolarità senza troppa importanza. Siami scusata questa renitenza^ ho sempre riguardato il carattere diplomatico siccome una specie di sacerdozio, e sarò fedele alla mia circospezione, avess*ella a destare ii ghigno degli auguri più consumati in questa scienza dei doppi fogli (1) .

(0 Tradoz'HMie etimologica della |Mrola iXplomazia.

VIAGGIO 121

Il pascià mi dette alcune lettere per il Cairo, superbo al- lora 9 a buco dritto, del magnifico canale cbe aveva finito : mi pregò di percorrerlo con attenzione, e mi dette egli stesso una nota esatta sull'eseguimento di questo gran la- voro (1); poi mi fece promettere di tornare nelF isola del Faro , al mio ritorno dalle Piramidi e ci separammo .

Restai pochi giorni ad Alessandria , traversando sera e mattina quelle* triste ruine della piii beila .città delF Orien- te. Talora, uscendo dal ricinto d'oggi, errava in mezzo a quegli immensi rottami cbe ingombrano , alia distanza di una mezza lega, il suolo vicino alle mura. Quivi, siccome nella città deserta , erano antichi massi di granito dei di- scendenti di Sesostri ; colonne di marmo più moderne, ri- cordanti il regno dei Tolomei ; ma io cercava indarno il sito e le ceneri delP antica biblioteca , o qualche ricordo di An- tonio e di Cesare . Nulla vi serba pure le traccie di Cleo- patra, seppur non sono due guglie tolte ad £liopoli, una rittaeTaltra per terra, cui si dà, non so perchè, il nome della voluttuosa regina . Finalmente nulla parlerebbe di Pompeo , senza la colonna dedicata a Diocleziano .

Ogni sera me n' andava fino a quella colonna , e di qui- vi vedeva il sole tramontare dietro le ondulazioni sabbio- se del Deserto-, la mia vista spinge vasi allora sulla rada di Alessandria, sull'altomare, e sulle paludi del lago Ata- reotide. A quest'ora dopo gli ardori soiTocanli del giorno, una rugiada impercettibile innafTiava le sabbie , ed impre- gnavane le mie vesti in modo eh' io era obbligato tornan- do a casa , a mutarmi dal capo ai piedi .

(I) L'ii ristretto di quella nota eli' io compilai a Parigi , Tu inserita, \ìer or< dine del ministro degli Affari Esteri , nel Monitore del 26 dicembre id;^o.

(

IV. 16

132 1IARCBLLD8

Noiato, P ultima notte, dal calore concentrato nelle no- stre piccole stanze 9 e adescato dal cbiaror della luna dea delle ruine, così puro in Egitto , andai a svegliare un gian- nizzero del consolato, e attraversando con lui la piazza d' Alessandria , mi spinsi fino al lago Mareotide ; percorsi lentamente questo vasto ricinto, parte breve delP antica ca* pitale dell'Egitto «Tronchi informi di colonne, massi di granito che la mano degli uomini de' nostri giorni non ha saputo sollevare , ecco cib che avanza ancora della gran citth , regina del commercio del mondo . In vece di quel popolo immenso che si accalcava traile sue mura, un piccolo numero d'Arabi misti a pochi Europei, campeg* già sopra le sue ruine. Cinquecento mila anime hanno ce- duto il luogo a diecimila (1) , e V imaginazione si sofiTer- ma rimpetto a tanto spaventoso decadimento Parevami udir rimbombare negli orecchi le terribili parole del Dio di Ezecchiello : » Sperderb le statue , ed annichilirò gli » idoli di Memfi ... Spanderò la mia collera sopra Pe* » lusio, baluardo dell'Egitto, e sterminerò lamoltitudi- » ne d' Alessandria (2) .

Io meditava cosi all' ombra di alcuni palmizi , che, a ri- prese, mi celavano la luna; poi, uscendo dalle mura per una doppia porta di costruzione làoderna, mi avviai verso la colonna di Pompeo, che era tutta investita dai raggi del- l' astro notturno : i suoi chiarori misteriosi accrescevano r altezza del imponente raonolite , ne ammirai l' enorme volume più che V eleganza Sempre ritta , questa colonna gigantesca vede tutto cader d'attorno ad essa; quante volte i venti del mezzogiorno, le onde del mare e gli sforzi degli

(1) La popolazione d' Alessandria non ammontava prcclsameiAc a diecimila anime nel i820. Oggi (1839) e quadruplicata .

(2) Ekpxciiikllo, Cap. ui, Vers. 13 e 15.

VIAGGIO m

uomini liannp mutato P aspetto di quelle campagne eh' el* la sola domina e dov' ella regna nella sua immobilità 7 Dalla guerra d'Egitto in poi, le acque del lago Mareoti- de^ rovesciando le loro vecchie dighe, hanno invaso la lunga pianura solcata oggi dal canale d' Alessandria : le opere degli uomini spariscono, altre opere vi si impian- tano , e le generazioni scorrano come le onde d* un rapido fiume (1) ; mentre che^sola, protetta dalla sua massa indi- struttibile, la colonna di Pompeo affronta lo sforzo del tempo !

Io era in questo mie riflessioni quando il mio gianniz- zero mi raccontò di aver veduto la principessa di Galles, salita fin sulla cima della colonna , con grande scandalo degli Egiziani ; aggiunse esserne discesa poco soddisfatta d' esservi andata « » Imperocché, diceva egli, vedesidi lassù un poco più di mare, un poco più di sabbia e non al- tro. > Cosi fini prosaicamente la mia passeggiata melan- conica^ tomai al consedato prima del far del giorno, ed era quello il momento in cui il calore è meno sensibile ed il sonno più facile :

Era la notte ancor nella stagione

Ch' è più del sonno e del sUcozlo amica (i) .

Voleva partir per il Cairo : il console fece di tutto per trattenermi; e per far piacere alla mia giovinezza, mi offri di riunire in un ballo tutte le bellezze europee che conteneva la citt^ . Io gli risposi gravemente con Ovidio; » non son venuto nella celebre città d^ Alessandro per ve-

(OaFiuklon ; Telemaco, lib. in.

(s) Tasso» Gennai, llb., Canto vui, ftania u.

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M ARCJBLLUS

I

derri le tue delizie , o Nilo voluttuoso (1) ! » li Signor Pillavoine ebl>e la bontà di gradir ìp mie scuse classiche : nonostante, debbo dirlo? mi rincresceva nel fondo del cuore questa riunione di donne di tutte le nazioni tra- piantate in Egitto: il signor Pillavoine, vecchio scapolo, alquanto malizioso , me ne narrava parecchi aneddoti pic- canti : mi rammento di questo solo , che nel mio passaggio era soggetto di tutte le ciarle della citta.

Un negoziante austriaco, che mi fu nominato, di fresco stabilito ad Alessandria, cacciò in un postscriptum d^ una lettera spedita ad un suo corrispondente di Livorno, che s'egli sMmbattesse in una ragazza la quale non sapesse che farsi in Europa, lo pregava a spedirgliela in Africa: vuoisi che inoltre indicasse Fetà , il color dei capelli , il personale secondo il suo genio ; ma forse queste partico- larità potrebbero essere state aggiunte dopo T arrivo della bella Italiana, che vinceva le esigenze del committente più difficile nelle sue commissioni. Tre mesi dopo la lettera, giugno, alPindirizzo del negoziante austriaco , riccamente involtata e con lettera di avviso, una Venere di diciasset^ te anni , della quale fu sollecito ad annunciare il ricevi- mento , e risolse di farsene una moglie appena le fatiche del viaggio e le convenienze glielo permettessero. In que- sto mezzo, il console generale d^ Inghilterra, passando sotto le finestre della vezzosa Italiana, fu colpito della sua bel- lezza; di subito si dichiarò rivale dell'Austriaco , e for- mò anch^egli una proposizione di nozze, che , prontamen- te accettata ed eseguita, autorizzò il ratto della Livorne-

(I) Non ui, Alfxandri eìaram delatus in urbem , Uéiieia» videam , NHejoeote , tuat .

Ovidio , Tnsti, lib. i, v\e^. 2.

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125

se; e qnest' ultimo fatto era avvenolo a prò del console ge- nerale.

Il negoziante austriaco sputò fuoco e fiamme : ma in Oriente , che può fare un uomo in furia contro la indi- pendenza e contro P autorità d^un console generale? Fu fatto ricorso al consolato austriaco^ e la causa s"* impegnò per sapere in principio :

Primo . Se Ti sia qualche stipulazione dei codici o trat- tati di commercio, che permetta a Paolo d^ impossessarsi della merce spedita a Niccoli, e posta a terra in consegna fino air ingresso del magazzino.

Secondo. Se, neir affermativa, Paolo non debba pagar tutti i danni e spese a Niccola spodestato .

Queste quistioni erano gravi. Dopo lunghe note scam- biate fra le cancellerie dMnghilterra e d' Austria, non si poteva venire a capo d^ intendersi : una terza cancelleria fu scelta per arbitra; e questa, considerando che Parti- colo non era stato debitamente incassato , dette la causa vinta al console generale d^lnghìlterra nel primo caso, ma lo condannò, rispetto al secondo, a rimborsar tutte le spese d^ imbarco a Livorno , noli , sbarco ad Alessan- dria, bollo, diritti di deposito, porto di lettere, e general- mente qualunque spesa avesse potuto occasionare F im- portazione del detto articolo

Questo giudizio, di cui non fu tentato V appello, fu stret- tamente eseguito: ecco ciò che era avvenuto nel 1820, nella città di Cleopatra .

Il console mi dette un giannizzero, il quale diceva saper qualche parola di francese: mMmbarcai con lui per il Cai- ro, il 25 luglio alle tre dopo mezzogiorno , sul nuovo ca- nale, vicino alla colonna di Pompeo . La mia kandgia , lun-

126

M ARCEtLUS

ga barca eoa un casette io meixo 9 e qq piccolo fornello a prua , era menata da sei rematori arabi e fornita di un albero e di due piccole vele

Appena staccatici dalla rira fummo spinti rapidamente da un vento di settentrione: io strisciava cosi fra le due grandi dighe che preservano le acque del Nilo dal miscu- glio delle acque salate : queste opere^ intraprese sulle trac- cie dell' antico canale 9 eransi fatte d^una esecuzione dif- ficilissima 9 dappcMchè il lago Mareotide, invadendo la pia- nura^ s' era congiunto col Iago Mahdié Su questa pianura appunto si dovette scavare una fossa profonda, guarentir- la dalle acque , e dagli stagni che ricnoprivano e avvicina- vano il suolo, e renderla in qualche modo impermeabile; poiché non si trattava soltanto di condurrete flotte del Ni- o ad Alessandria, ma bisognava eziandio abbeverar la città , e condurvi le acque del fiume , libere da ogni con* tatto eoi laghi salini

Il nuovo canale fu cominciato coiranno 1819, e nel me- se d'ottobre seguente, T acqua del Nilo giunse trionfante ad Alessandria. Ecco le particolarità di questa prodigiosa opera , tali quali le ho estratte dalla nota del pascià , e dai racconti dei miei compatriotti

La lunghezza ^el canale d^ Atessandria è di 40,705 te- se (più di quattordici leghe). La sua larghezza è di 90 piedi, e la profondità di 18 : vi passerebbe una fregata . I lavori cominciarono il 5 di gennaio 1819: verso la fine di febbraio , il numero dei lavoranti era di dugento cin- quanta mila, tutti pagati esattamente a ragione d'una piastra d'Egitto al giorno {dieci soldi). Erano divisi per brigate di quindici uomini , ciascuna comandata da due capi a tre piastre il giorno ( irmta soldi). Nel mese di mag- gio arrivarono altri trentamila fellanl (contadini ) daiPAI-

VIAGGIO ir7 j

to Egitto; e il gran canale^ finito il 13 settembre, rice- ìette il nome di Maknmiii* Il piccolo canale 9 che serve a fare scolar nei mare e a dirigere sopra Alessandria le acque sovrabbondanti che versa il Nilo nel Mahmdié 9 fu finito il 10 ottobre seguente : egli ha 1400 tese di lunghez- la 9 10 di larghezia , e 15 piedi di profondità.

Questi canaU) essendo scavati fra due laghi, e spesso an- che sotto al loro livello , gli operai contrassero in quelle acque fangose gravi malattie , che ne fecero perire circa mille seicento ; e le pioggie malsane dei mesi di febbraio e marzo, ne tolsero quasi altri due mila trecento: furono accordate pensioni e indennità alle vedove e agli orfani . Sei ingegneri Europei diressero soli i lavori ; ricevettero ciascuno mille piastre al mese d'onorario , e una gratifica- zione di duemila. Su queste basi esatte, il canale d'Ales- sandria sarebbe costato presso a poco quaranta milioni di franchi.

Ritto sul ponte della mia barca non poteva saziarmi di ammirare questa nuova maraviglia delP Egitto -, le due ri- ve del canale erano tuttavia una estesa ed uniforme soli- tudine •

Di tanto in tanto alcuni fenicotteri color di rosa traversa- vano da un lago all'altro e volavano lentamente sopra le nostre teste. Otto ore dopo la mia partenza, giunsi a Fuèh, sempre sotto l'impressione d'uno stupore reale alla vista d* un'opera tanto grande, cosi perfettamente e pronta- mente condotta a fine , da una amministrazione e in un paese che sogliamo chiamar barbari .

Posi piede a terra intanto ohe la mia kandgia passava dal canale nel fiume. Il sole s'era coricato, e gittava tuttora alcune tinte rosee sulla cima dei palmizi ; col crepuscolo , al canto dei beccaccini e dei courlis celati fra i giunchi ,

128 MARCELLCS

cominciò la mia navigazione sul Nilo: la notte fu super- bamente bella ; la vidi passar quasi tutta senza poter la- sciare il ponte della barca: ora, colla testa volta in su, cercava nel cielo quelle stelle che m^ erano familiari , e che nella mia infanzia m** esercitava a riconoscere sopra il tetto della casa paterna, nel tempo stesso che mi si fa- cevano imparare questi versi d^ un poeta religioso . E fu

Quei che del Nilo Tarse rive cole , Soiio un ciel senza nubi a lungo in esse L'occhio afljssò (1).

questo stesso popolo contemplatore, che dette alle diverse costellazioni i primi nomi che serbano tuttavia : ora, ri- condotto verso la terra dai rumori quasi insensibili delle onde che la nostra prora solcava, o ch^lla rispingeva verso, la spiaggia , io godeva degli aliti profumati delle rive.

La brezza deliziosa che era succeduta al calore del gior- no cessò verso mezza notte; si dovette ammainar la vela e por mano ai remi. Tantosto due dei miei Arabi intuona- rono un canto a tre voci , passando alternativamente dal tuono maggiore al minore ; canto patetico e misurato, che riconduceva in cadenza il tempo in cui bisognava aggravarsi sui remi: io v^ho posto le note ; ed è più armonico e d^un carattere più nautico, se lice dirlo, della maggior parte del- le canzoni de' nostri marinai. La voce dei remiganti vi- brava sulle onde taciturne, ma nulla la ripeteva inlonta-

•j) Le peuple qui du Nii culti vait les rivages . Les obsena longtemps mu% un ciel sans nuagos .

Rac.i^c f il tìglio ; Po«tna della Bvlifioac.

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VIAGGIO 130

I Danza, imperocché sa quelle rive piane e sabbiose non vi

ha eco.

j Nella notte oltrepassammo Kum Scherik e il porto di Da-

manur ^ eravamo in suIPalba presso Sciobra. In su quella ora che il sole si levò, contemplai con estasi il Nilo e

t le sue campagne . Debbo confessarlo ; qualunque fosse ridea che delF Egitto m^ aveva data tutto ciò che avevo avidamente Ietto degli antichi storici e dei viaggiatori mo- derni, il mio pensiero non s^era mai spinto fino all'altez- za della realità , e dispero di poter enumerare questi eter- ni miracoli d^una natura unica. Una valle di centocin- quanta leghe , larga da quattro a sette fino al Delta ; poi una vasta pianura triangolare di trenta leghe su tutte le faccie, innaffiata da mille canali, e dilungantesi fino al mare; ecco T Egitto fertile e vivo: per tutto altrove , sta il Deserto e la morte (1) . Laddove V onda del fiume be- nefico si ferma, comincia la più nuda sterilità .

In questa valle avventurosa , eh' è fecondata dal Nilo , nascono quasi senza sudarvi attorno, e crescono sparse le produzioni di tutti i climi : il grano, il durah , il formento- ne, tutti i legumi, il cotone, la canapa, la canna da zuc-

< chero , e P indaco. La popolazione di queste ricche campa- gne è veramente troppo debole , ma le braccia mancano alla raccolta , non alla cultura. Tutti i frutti dell'Euro- pa maturano sotto questo bel cielo; in oltre, il dattero, il delizioso kisctè , il banano : nissuna terra al mondo , dice Teocrito, non produce tanto quanto la pianura del-

(I) Ho trovato dopo In Volney questa deQaizione, esprimente In termini quasi Identici con ciò ch'io leggo nelle mie note scritte sul Nilo, nel tempo della mia navigazione . Lo dico qui , riconoscendo subito il torto, se pur lo e d' avere Imitato senza saperlo questo primo pittore dell'Egitto .

IV. n

130 MARCBLLUS

P Egitto 9 quando il Nilo inondandola spezza e disscrive sotto le acque le umide glebe (1). Nondimeno, in que- sta abbondanza , un pugno di durah, pochi datteri che l'Arabo a furia di sassate spicca dalla cima dei palmizi , e V acqua melmosa del Nilo Inastano alla sua sobrietà Io mi sentiva beato di poter navigare su questo bel fiume, di percorrere questa maravigliosa contrada che tante volte io aveva desiderata nei miei progetti fantastici ; ma che nul- la di tutto ciò eh' eramisi allora offerto all'occhio, aveva potuto farmi capire quale ella è veramente

Per tutta quell' ora del giorno, in cui la orezza del mat- tino cessa, e quella della sera non ha cominciato a spirare, ora soffocante, io feci sostare la mia kandgia per ristorar le forze dei rematori , e passeggiar sulla riva , cacciandomi davanti quelle rondinelle del Nilo (2), molto somiglianti per grossezza e per la piuma alla pavoncella, le quali cor* rono così leggermente presso le rive, come anche alcuni ibi, bianchi come la neve , che volavano gravemente e an- davano a posarsi sui palmizi dell'altra riva. Aveva il fu- cile , ma Don mi venne mai in capo di usarne contro questi uccelli , che familiari e graziosi parevano scher- zarmi di attorno . È vero però , eh' io non aveva pia paura della sentenza di morte , che rammenta Erodoto : » Chiunque, dice egli, uccide , anche senza volerlo, un » Ibi o uno sparviero, bisogna che muoia (3) Il tempo

(0 'AÀX' ouTCC T09SC f^it, Off/I yBxyiu'é.ò; ActuR'to;,

TeocKiTO , Idil. XTii , ir. 79.

(2) Sterna Nilotica , Ardea Ibis .

(3) "O; à' àv i6i» h IfiyixoL oatQxr Àifn , r,v n i^wv , re dtixsiv, rc9vayzi dcvàyxi) .

Erodoto, Euterpe, cap. L1T«

VIAGGIO 131

ha distrutto dappoi gran tempo queste leggi della religione dei popoli 9 e gPibi che esse non proteggono più, non han« no cessato di volar tuttavia lungo il Cume . Non mi ram- mentai le mie passioni di cacciatore se non quando, ripi- gliando la nostra navigazione, mi vidi passar sul capo dei palombi a torme innumerevoli : ne colsi molti , che ven- nero a cadere sulla mia kandgia , e rinforzarono i nostri pasti. Quest'uccello è così comune in Egitto, che vi si vende per una moneta appena equivalente a un soldo Francia.

Il mio servo francese, che mi faceva da cuoco fuori della Esiafètie , ebbe campo di mostrare altresì i suoi talenti improvvisati sopra un superbo pesce della forma del bar- bio, che un pescatore mi portò nella barca. L* acqua del Nilo, racchiusa in brocche di terra sospese al vento di settentrione, si depurava in queste spezie di filtri, e mi- schiata al sugo dei limoni e delle arancie, ci offeriva una bibita rinfrescante. Questi vasi , fabbricati a Kéné, nello

Egitto Superiore, hanno tuttavia la forma delle anfore in- cise nei quadri geroglifici, » sMmpiegavano tremil'anni fa

agli stessi usi com^ oggi .

Nel dopo pranzo , fummo assaliti da un vento di sabbia simile a quello ch^ ioavea provato nelPisola di Cipro, e cer- cai indarno a scansarlo tenendomi in mezzo al fiume ; la pioggia di polvere ci ofléndeva pertutto , e inaridivaci la pelle delle mani e della faccia; e gli occhiali coperti di seta verde di cui ci eravamo provvisti ad Alessandria, non ba- stavano a guarentircene gli occhi pienamente . Questo ven- to, diminutivo del terribile ft^m^in, durò una mezz'ora; ci lasciò la gola secca, la testa grave e le membra rotte .

Intanto risalivamo il Nilo con rapidità: passavamo, ai- tati da un vento sempre favorevole , davanti le sue rive

132 HARCELLCS

spumose , ombrose di palmizi verdeggianti^ secondo T es- pressione d^ un antico viaggiatore francese . LMngrossamen- to annuo del fiume ^ quantunque incominciato, era tutta- via ben poco sensibile .

Cedei alla inOuenza de^ violenti calori e della stanchez. za, efietto del khamsin-^ m^ addormentai sopra un banco dei nostri rematori , rimasto vuoto allorché le vele enfiate dispensavano V equipaggio da ogni fatica . Le ultime ima- gini capricciose che precedono il sonno cessavano appena d^ errarmi d^ attorno , quando mi parve di sentir molto va- gamente , e siccome un seguito d^ illusioni che svaporano questi versi delF opera di Zemira ed Azor: Ali tu dormi ?

Tu dormirai più placido Quando sarai fra i tuoi .

Non mi sarebbe parso vero di continuar questo sogno che mi ricordava una memoria confusa di Parigi , se non fossi stato nello stesso lempo riscosso da una mano grossolana anziché per farmi scappare il sogno. Sursi improvviso , e mi trovai faccia a faccia col mio gianniz- zero che sorrideva sotto le basette . Eri tu che can- > tavi? gli dissi . > Si , Effendi, mi rispose : Afi, vec- chio servitore ; Parigi Feydeau > Chiamai tosto Tin- terprete , poiché Ali non sapeva troppo di francese , io troppo di arabo per capir ciò che volesse dirmi .

In questo modo seppi, che il mio giannizzero, nato ad Alessandria, s^era di buon ora unito ai Francesi durante la spedizione d^ Egitto; e che ispirando al general Bonaparte una fiducia ch^ egli ha sempre meritata dai miei compa- triotti, era stato mandato come corriere a Parigi. Ora, di tutto ciò che aveva veduto nella nostra capitale, nulla ayevagli prodotto maggior sensazione deir opera della sala

' VIAGGIO 133

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Feydeau 9 e della scena di Zemtra ed Azor^ di cui serbava memoria

AH si scusò d^ avermi svegliato, ma voleva mostrarmi i numerosi punti neri che si vedevano galleggiare attor- no a noi : il caldo era soffocante ; radevamo molto d^ap- presso i giunchi della riva, e ad ogni momento alcune bufa* le si avanzavano lontane dalla sponda per lanciarsi a nuoto nel 6ume . Le loro teste ispide di pelo , e quelle corna mi- nacciose, si muovevano sulla superficie delF acqua; spesso i pastori, ed anche le pastorelle , nude come natura ave- vaie fatte , si mettevano a correr dietro a nuoto alla mia kandgia, ora attuffandosi, ora scavalcando sulle schiene delle loro bufale, qualche volta attenendosi alle corna: erano questi schiavi della Nubia comprati dai coltivatori . Ai loro capelli crespi, alla loro pelle abbronzata, al loro naso schiacciato, sarebbonsi potuti agevolmente confondere coi loro schifosi armenti .

Giunsi la sera a Terraneh .

Verso mezza notte passai vicino alle case di Uardan , fabbricate di terra cotta al sole , e rotondate al loro comi- gnolo a guisa di forni: T oscurità non mi lasciava vedere distintamente altra cosa tranne alcune torrette, che cam- peggiavano sopra un cielo seminato di innumerevoli stelle

11 27 luglio, il vento sempre favorevole ci fece volger la punta del Delta : vidi per la prima volta le piramidi; ma tanto altee cosi vicine, che, in questa illusione di ottica le credeva presso alla riva, eppure io ne era distante dieci leghe . Fino allora aveva navigato sopra un solo ramo del fiume: sopra al Delta era il Nilo tutto intero, che mi por- tava nella sua vasta estensione Quivi gli Arabi lo chiama- no il mare.

134

V lAGGlO

La calma sorprese lamia kandgia presso Bulakj i miei sguardi non abbandonavano le colline di Mokatam, le nu- merose torrette del Cairo, e soprattutto quelle grandi pi- ramidi diGizè, le quali, mostrandosi per tutto, pareva- no seguirmi e muoversi meco . Si ripiegarono le vele , quasi sempre spiegate, a cui doveva la rapidità del viag- gio: i remi mi introdussero in porto ; e vi era arrivato da Alessandria in quarantotto ore .

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BouLAK, mi furono ofierti degli asi* ni per andare al Cairo: annoiato Una pmr^l Cairo" '"' dolla immobilità dei battello, pre- ferii fare la strada a piedi ; cosi dopo aver traversata la gran piazza delPEzbekieh e le vie popolose ed anguste del- la città, giunsi al convento di Terra Santa, dove io doveva alloggiare

Fui subito oggetto delle cortesie dei miei compatriotti : vi- di assiduamente i signori Gaspary e Asselinde Gherville, agenti francesi, ma più spesso anche il signor Drovetti, che

136 HARCBLLUS

non aveva allora riprese le redini del consolato generale. Il signor Drovetti mi mostrò fin da principio una piena fiducia, trovai in lui un'alta intelligenza dei nostri interessi po- litici; quella ragione tranquilla e riOessiva , frutto d' un lungo soggiorno in Oriente , che Mebemet-AFi aveva sa- puto tanto pregiare; e delle indicazioni eruditissime sui lavori e sui monumenti deir antico Egitto . La nostra amici- zia reciproca e sincera, cominciata in Africa, s'è continua- ta e rafforzata più tardi in Europa ; ella ha sopravvissuto da una parte e dair altra alle nostre funzioni e ai nostri pubblici doveri .

10 mi legai subito anche col signor Selves, già capo squa- drone della guardia imperiale ; egli era da poco tempo colon- nello al servigio del viceré: oggi chiamasi Solimano pa- scià, uno fra i generali più distinti delFesercito d'Ibrahim. Io fui prontamente attratto verso il signor Selves per via di un* accoglienza aperta ed affettuosa, d'una franchezza tutta militare, e d'una giovialità senz'alcuna ombra di pensieri, che non si smentiva mai. Egli aveva, fin da quell'epoca, adottato il turbante e molte costumanze della vita musul- mana , senza rinunciare affatto ai costumi e alle remini- scenze dell'Europa; ritrovai in lui queir ardire brillante, quel fatalismo festevole, quella confidenza avventurosa de- gli officiali dell'Impero, virtù o vizi dell'epoca delle con- quiste , che le nostre istituzioni pacifiche hanno dovuto at- tutire .

11 capo dei trentatre Francesi (1 ) dell' esercito d' Egitto, che erano allora le più intime guardie del corpo del vice-

(I) Non ne restavano che 17 nel 1830.

VIAGGIO 137

re, mi si presentò ìb casa la sera stessa del mio arrivo ; egli era quello di tutta questa picciola truppa che aveva dimen- ticato meno la lingua materna. Cortesemente egli dichiarò subito di essere amia disposizione con tutti i suoi subordina- li, ed aveva condotto con lui per non lasciarmi più, una guardia che divise presso di me il servizio col gianniz- zero.

Quando il mio pensiero, per dar tregua alle triste agita- zioni del giorno, si spinge verso queir epoca felice della mia vita dappoi si gran tempo trascorsa, parmi sempre avere davanti quella faccia smunta e bronzina del mio fedele sol- ^ dato, antico tamburo dell'esercito egiziano, e i suoi occhi i scintillanti sotto il turbante a larghe pieghe che gli cuopriva la testa. Egli siqpeva tuttavia qualche parola di francese { Gli domandai come si chiamava, e mi rispose chiamarsi Ro- schouan; aveva accompagnato nel loro lungo soggiorno al Cairo i signori de Chateaubriand e de Forbin, di cui con^ j servava alcune memorie in iscritto . Così vi chiamano i <

Turchi, dissMo allora; ma in Francia , come vi chiama- j vate 7 Durai gran fatica a strappare a Roschouan la con- ' fessione del suo nome da cristiano ; e per un senso di ver- gogna 0 di dispiacenza , aveva una repugnanza visibile a rispondermi Seppi finalmente da lui che si chiamava PtV irò Gary^ e che era nate a Puymtc/an, nel dipartimento di Lai. el. Garonne^ due leghe circa distante dal luogo in cut io stesso era nato . Glielo dissi, e subito gli domandai in ^ dialetto guascone se aveva dimenticato il suo paese, le no- stre belle campagne, le nostre città vicine . Gli rammemo- rava il suo viUaggio, il suo fiumicello, sotto quel nome che gli danno i nostri contadini \ il povero Roschouan, incantato da questo linguaggio dappoi lungo tempo estraneo aUe sue

IV. 18

138 MABCBLLUS

orecchie (1)^6 ch^egli non capiva pia che per istinto, si mise a sorrìdere , poi si sforzò di raccapezzarne qualche paro- la, ma invano ; apriva bocca , ed i suoni non arrivavano; appena potè dire Ah I mio Dio l •• Allah ! . mio Dio ! > e due grosse lagrime gli solcarono le gote n^^e ed ossu* le: allora non potendo più raffrenare la sua emozione mi si precipitò sulle mani che baciò avidamente. Commos- so anch' io di ritrovare un fratello a pochi passi dalle pi- ramidi , mi gettai fra le sue braccia , e ci stringemmo in- sieme da veri figli dello stesso fiume .

Visitai più volte la cittadella ed alcune grandi case ara- be, degne d'essere osservate dai curiosi viaggiatori per la loro singolare struttura . Ora per sempre , dichiaro qui ch^ lo mi sono inibito ogni descrizione delle particolarità architettoniche ; e la mia riserva si estende eziandio dalle volute ioniche ai monumenti giganteschi dei Faraoni, e ai trafori moreschi. Mi rammento dei /*es/on», e degli aura- gali di Boileau , e sono d'altronde convinto, che lo schiz- zo più informe d' un disegnatore meno destro, vai più, in questo genere, di venti pagine della descrizione più mi- nuta e più lucida

In questo castello del Cairo abita appunto la famiglia del viceré . Penetrando ora in questa fortezza , scendeva Je rampe buie ed umide dei pozzi di Giuseppe, fico al largo bacino dove venivano ad attignere ad un tempo, a dugento passi sotterra, uomini e donne, bovi, asùii , e

(I) Veramente >'é sopra noi, verso le momagne, un CuascoDe ebe (larmi singolarmente bello, Fecco, breve, signlflcante, e a vero dire, un linguaggio ma- schio e militare più di alcun altro ch'Io m'abbia udito, tanto nervoso, potente ed adaUo, quanc^il Francese è i;raxiosO| abbondante e delicato.

Montaigne, lil». H, f«i>. 17.

CIÒ sia detto (passando) ri detrattori del Guasconi e del loro dialetto .

VIAGGIO

139

cammelli ; ora io errava all^ ombra delle volte romite del palazio di Saladino Un giorno, io salii sulla sommità del Mokatam : è questa wi^ alta collina di sabbia, piuttosto cbe una montagna^ ed è la più alta di queste grandi dune cbe racchiudono il Nilo nella sua valle, e si abbassano insen- sibilmente verso il Mar Rosso.

Dair alto del Mokatam, la veduta è immensa, e niun quadro può disegnarla interamente. Avevo sulla drittate campagne di Elii^li e del Delta ; a manca le pianure cbe si dilungano Ano ai laghi di Natro ; all' orizzonte , rim- petto a me , divise in tre gruppi , tutte le piramidi , le masse delle quali sidisegnavano sulla lunga Knea delle sab« bie libiche ; più vicino, il Nilo, in un corso di venti leghe segnando un largo seko d' argento^ in mezzo alle sue selve di palmizi ed alla sua ricca verdura^ poi il vecchio Cairo, le tombe dei califfi ombreggiate di cipressi , le antiche mo- schee ; finalmente, ai miei piedi, la gran città, i suoi mille minaretti e la sua cittadella Uno strepito confuso sorgeva dal seno di qudla numerosa popolazione, accalcata in vie tortuose e in seuri bazzarri .

Tutti i giorni io visitava minutamente qualche moschea ; dapprima i templi di Basane^ di Gamahi^ il Muriiiano spe* daledei pazzi; la Dgiami-el Azhar^ gran moschea dei cie- chi ; poi akuni monumenM meno celd>rì Si pretende in Ita- lia, elle niun Romano e niun forestiero abbia mai veduto tutte le chiese, cappelle o oratori di Roma ^ mi è stato detto m Egitto, che mai uomo non ha potuto conoscere tutte le moschee del Cairo. Io non so neppure qual viaggiatore fran- cese ha la stravaganza di fame ammontare il numero a ventidue mila otto cento quaranta; avrebb'egli forse tolto in prestito questa cifra dalle Mille e una Notte !

140 MABCBLLU8

Percorsi anche i bagni più celebrati , usai smoderata- mente di questo indispensabile preservativo contro gli ardenti calori del clima Talora , seguendo la moda euro- pea y mi attuffava in catini pieni d' acqua del MUo puri- Beata; ed ora mi accomodava alle abluzioni orientali , e alle cure dei nuueggiatori più abUi.U caldo ^ all^ epoca della canicola , era tale anche nelle case e nelle strade do- ve il sole non penetra mai, che in tutto il tempo della mia vita non ne avevo mai sentito F uguale} nullostante pero i suoi effetti , talora incomodi , mi riuscirono sempre sa- lutevoli •

Il signor Selves associavasi spesso alle mie passeggiate, e mi faceva osservare nelF immenso laberinto che ehia- masi il nuovo Cairo, tutto quel ch^egli riputava degno del-

le mie considerazioni: i conventi dei dervicchi, i quartiere giudei, i caffè d^ oppio, tutte ripetizioni molto imperfette di quello che giornalmente aveva veduto a Costantinopoli Una cosa sola mi riusci nuova affatto j le Almee, il loro ballo e il loro pantomima, che tutti hanno descritto ed am- mirato ; questo spettacolo di cui tornerò a parlar più tardi, e che non ammirai, mi parve poco degno dell^ entusiasmo voluttuoso dei viaggiatori che mi hanno preceduto .

Fui ricevuto colla solita pompa dai luogotenenti del viceré : era in essi tutto il lusso delle cerimonie ottomane, che avevo dimenticate dopo i modi semplici e faHiiliari del loro padrone.

Un medico francese stabilito dappoi gran tempo in Egit- to, e molto riputato presso i Musulmani, dei quali aveva adottate le foggie, i costumi ed il culto, si offerì per con- durmi al mercato degli schiavi. A Costantinopoli, la com- pra degli schiavi, la vista, e spesso V entrata del bazzarro

VIÀGGIO 141

esclusivamente destinato a questa vendita, sono vietati agli Europei; al Cairo l'accesso e aperto a tutti.

Yidi dapprima alcune giovinette d'Etiopia, appena co- perte di una rozza cintura ; avevano dai dodici ai sedici anni , e le tenevano accalcate in una specie di loggia o di prigione : quivi i Turchi le contrattavano e le sottopone- vano in faccia al padrone all'esame più bizzarro e più minuto . L' ultima loro prova era di far tirar fuori alla schiava la lingua in tutta la sua lunghezza: m' imagi- naì che ciò fosse per riconoscervi i sintomi della salute, ed aveva su questo punto ragione; ma la mia guida mi fe- ce osservare, che non il di sopra ma solamente il di sotto solevano i Turchi esaminare. E veramente, diceva- mi, sotto la lingua si trovano i segni indicatori ; e rideva il primo di questo precetto della medicina araba tutto a rovescio del processo prescritto dalle facoltà europee . ^

Queste schiave erano d' un mediocre personale, ma ben fatto; la loro pelle bronzina, il naso larghissimo e la testa lanosa, non ributtavano i Turchi. Ne vidi condur via due (sorelle mi si disse), che costarono insieme circa duemi- la piastre ( 1,000 franchi) . Le si dicevano felici, lascian- do il bazzarro, tanto più che per un momento avevano avuto paura di esser comprate da quel cane d'infedele che era Fi. E questo complimento era per me. Mi fu in- terpretato questo con tutti i riguardi possibili : ma io avrei potuto indovinare il pensiero delle mie dolci Etiopi, agli sguardi che mi gittavano, e alle maledizioni che segreta- mente mi lanciavano Siccome queste ingiurie erano pro- ferite nel linguaggio del Sennaar, io non durai fatica a ser- bare il mio contegno flemmatico .

Passammo ad altri articoli d'un prezzo più alto, ma di quasi lo stesso colore Erano Abissinie, più grandi e meno

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olivastre delle loro Ticine : erano più sciolte d'ogni icesti- mento ] i soli loro capelli, d'un rosaoenpo, le cnopriyano. Mi veniyano nominate ona aUa volta, dicendomisi fl loro prezzo, come s' io fossi stato un buono avventore

Una giovine incinta, seduta in un canto, andò a un gran prezzo ; e mi fu spiegato', che siccome stava per doventar madre, in essa non si comprava uno schiavo ma due.

Fummo finalmente introdotti in alcune cellette separa* te , dove due Circasse e una Giorgiana ci offersero i veri tipi della bellezza, e quel colorito brillante di biancheEsa^ a cui i nostri occhi, stanchi di tutte le sfumature nerastre, furono contenti di t<Hrnare . I loro lineamenti lunghi , le belle forme , i loro lungfal capelli , erano piìi particolar- mente ricercati al Cairo; esse erano destinate per gli ha- rem dei signori più opulenti , e il loro prezzo molto car« mi fece avvedere , che i Musulmani conoscitori davan la preferenza aUa beltà quale anche noi apprezziamo in Eu- ropa.

Vidi eziandio alcuni schiavi maschi che comprano i con- tadini , e talora anche , mi f u detto , le vedove Arabe Non mi rammento tutto quello che mi fu detto in quella cir- costanza; era stanco di tutti quegli orrori umilianti; il cuore mi si solfevava per indignazione, e fuggii dal baz- zarro senza volere udire te rivelazioni del dottore sulla educazione delle Abissilite, sulle guarantigie date forzata- mente alla loro virtù, sui misteri deHa loro toeletta . Egli poi era un frequentatore assiduo del mercato ; aveva po- polato il suo harem di queste schiave che facevano il ser« vizio della casa, e che impiegava, diceva egli, a diverse esperienze relative alla sua arte^ con' anche n'ebbi più tardi la certezza ad altri usi estranei alla medicina . Que- sto Francese mi rammentava un venturiero che è citato

VIAGGIO

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dal viaggiatore YillaaioDt, il quale » andò a farsi Turco per » campare